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Max Parisi

SCIOPERO GENERALE DEI LAVORATORI DELL'ENI IL 29 LUGLIO: LO STATO AZIONISTA DI MAGGIORANZA VUOLE CHIUDERE LE RAFFINERIE

venerdì 18 luglio 2014

Martedì 29 luglio sarà sciopero per l'intera giornata dei lavoratori di tutte le aziende del gruppo Eni (impianti di raffinazione, produzione e perforazione, impianti chimici e petrolchimici, sedi direzionali, depositi, uffici commerciali e amministrativi, aziende territoriali), oltre allo sciopero di due ore - da definire a livello locale - di tutti gli impianti di raffinazione sul territorio nazionale.

Nella stessa giornata, informa una nota dei sindacati, è prevista una manifestazione nazionale a Roma alle 15.00 davanti a Montecitorio. Sono queste le decisioni del coordinamento nazionale unitario Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil del gruppo Eni, riunitosi oggi a Roma alla presenza dei segretari generali Emilio Miceli, Sergio Gigli, Paolo Pirani, che chiedono al governo di intervenire in quanto azionista di maggioranza.

"Oltre 30.000 i lavoratori interessati dall'astensione dal lavoro che - assicurano i sindacati - sarà rigorosamente effettuata secondo le norme previste dalla legge 83/2000 e dagli accordi contrattuali intercorsi a tutela della sicurezza delle persone, della loro integrità, dell'ambiente circostante e delle emergenze".

Per i sindacati il 'pomo della discordia' è la profonda crisi in atto nel sistema della raffinazione italiana, "culminata con la chiusura di tre raffinerie, oltre alla drammatica situazione di Gela, dove rischiano il lavoro più di 3.500 persone tra dipendenti diretti e indotto, e dalle posizioni recentemente rese note da Eni su blocco di investimenti, dalle scelte preoccupanti di ridimensionamento degli assetti industriali, occupazionali e della politica energetica del gruppo in Italia". 

I piani dell'Eni - che in teoria dovrebbero essere avallati dal governo o quanto meno verificati, poichè lo Stato è l'azionista di maggioranza - prevedono  nel concreto lo smantellamento delle raffinerie italiane, con conseguenze a dire poco drammatiche ad esempio in Sicilia, dove a Gela l'unico lavoro retribuito e sicuro è, ma ormai va scritto "era", offerto proprio dall'Eni. 

Quindi, il governo Renzi è direttamente responsabile - dovesse accadere - dei licenziamenti dei lavoratori dell'Eni. Siamo davvero alle battute finali di una nazione morente.

max parisi


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