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Max Parisi

IL TELEGRAPH: ''EUROPA IN STAGNAZIONE, PORTOGALLO SENZA FONDI PER EVITARE IL DEFAULT DEL BANCO ESPIRITO SANTO'' (UE-CRAC)

venerdì 11 luglio 2014

LONDRA - La crisi della maggior banca del Portogallo ed i segnali di un rallentamento economico diffuso nella zona euro hanno messo in allerta i mercati finanziari e la conseguenza è stata un crollo delle borse europee ed una fuga dei capitali. Con questa premessa Ambrose Evans Pritchard sul Telegraph sottolinea come, dopo che il regolatore nazionale del Portogallo ha sospeso per eccesso di ribasso il Banco Espirito Santo con il prezzo delle sua azioni crollato di 17% a Lisbona, sono cresciute le preoccupazioni sullo stato di salute di tutte le banche europee.

L'indice STOXX dei prestatori europei, del resto, aveva già toccato il minimo annuale dopo il fallimento bancario in corso in Bulgaria e lo shock dei profitti della banca austriaca Erste - l'indice è diminuito dell'11% da giugno. I titoli a 10 anni del Portogallo sono rapidamente aumentati di 20 punti base giovedì fino al 3.95%, contagiando lo spread del debito di Grecia, Spagna e Italia. 

Il giudizio unanime degli esperti, prosegue il Columnist del Telegraph, è che il tentativo di unione bancaria ha fallito nel tentativo di stabilizzare il sistema. Il mercato azionario portoghese è crollato di 4% nel settimo giorno consecutivo di vendite per le paure di un collegamento con le compagnie collegate: l'IBEX spagnolo diminuito del 2% e il Mib italiano dell'1,9% con effetti anche a Londra  e New York. “Fondi stranieri hanno investito 430 miliardi di euro in equities europee e 230 miliardi in bond da agosto. Se pensano che la ripresa europea è stazionaria possono iniziare a ritirare il capitale", ha dichiarato Hans Redeker di Morgan Stanley.

I dati rilasciati martedì mostrano un crollo della produzione francese dell'1,7% in Francia e dell'1,2% in Italia. Diminuisce da tre mesi consecutivi in Germania, colpita dalla recessione in Russia e dalla debolezza di Cina e Giappone, dove gli ordini industriali sono crollati di un record negativo di 19 punti percentuali a maggio, mentre in Cina la vendita delle auto ha visto un meno 3,4% a giugno.  In questa situazione, Jacques Cailloux di Nomura ha dichiarato come gli indicatori economici per l'Europa hanno raggiunto un punto di flessione. "Abbiamo avuto il primo avvertimento e pensiamo che siamo entrati in un rallentamento. Siamo in una sorta di "giapponizzazione dell'Europa" e non ne usciremo in tempi rapidi", ha dichiarato.

La Banca centrale europea, sottolinea Evans-Protchard, ha tagliato i tassi sui depositi sotto lo zero a giugno e si sta preparando a immettere un trilione di euro di credito per le banche dal prossimo anno. Ma ci vorranno mesi prima che possa avere il minimo effetto sull'economia reale. I critici sottolineano come la Bce abbia aspettato troppo per prendere azioni radicali, permettendo all'offerta monetaria M3 di stazionare e il risultato è stato che i prestiti al settore privato si stanno contraendo ad un tasso del 2% con le banche costrette a rispettare i nuovi paletti. L'inflazione della zona euro è allo 0,5%, un livello che spinge i paesi del sud ad una traiettoria insostenibile del loro debito. 

Ogni segnale che la ripresa si sia già arrestata in Europa spaventa il Portogallo, che aveva scommesso proprio su quella nel momento in cui ha rinunciato ad una linea di credito precauzionale  terminato il programma di sostegno della Troika ad aprile. Il premier Pedro Passos Coelho era convinto che avrebbe trovato autonomamente i fondi sui mercati, ma un paese può pagare a caro prezzo la decisione dato che la traittoria del debito sarà fuori controllo nei prossimi due anni: il debito pubblico è già passato dal 94% al 129% negli ultimi tre anni, in parte a causa al circolo vizioso dell'austerità. E non è certo un livello sano per un paese che non ha la leva di una moneta sovrana da utilizzare.

Ogni rallentamento economico della zona euro spingerà il Portogallo in suna spirale fuori controllo del debito: l'indice PS1 20 è crollato di 22 punti da inizio aprile, un chiaro segno dei problemi dell'economia che potrebbero aver sottovalutato gli investitori globali e il governo. 

Il panico si è diffuso questa settimana per la notizia che la banca Espirito Santo non era in grado di rispettare i propri debiti e stava cercando una protezione giudiziaria contro i suoi creditori. L'Espirito Santo Financial Group, che detiene un quarto della banca, ha ammesso che ci sono "difficoltà materiali"; la Banca centrale ha emesso una nota insistendo che i problemi sono circoscritti e non ci sono difficoltà per le compagnie vicine alla banca.

Ma non è risucita a riportare la calma con Moody che ha abbassato il rating della banca fino a Caa2, prarticamente il default.

Con il Tesoro portoghese che ha 6,4 miliardi in riserve per supportare le banche come estrema ratio, il Fmi ha dichiarato che ci sono "sacche di vulnerabilità" nel sistema bancario portoghese ma ha rifiutato di commentare direttamente la situazione dell'Espirito Santo. Barclays ha dichiarato come sia abbastanza incredibile di come i problemi non siano stati posti sotto osservazione mentre il Portogallo era sotto la lente del microscopio della Troika per tre anni, suggerendo che ci potrebbero essere altri problemi a breve nel sistema. 

Non è chiaro ancora come la banca sia entrata in difficoltà: il settore privato protoghese è altamente indebitato, con debiti che si aggirano intorno al 250% del Pil. Analisti sottolineano come sia incredibile come così pochi problemi siano ancora emersi, data la morsa della deflazione.  Una ristrutturazione del debito portoghese, conclude il Columnist del Telegraph, potrebbe essere a breve l'unica soluzione praticabile per la zona euro.


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