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Max Parisi

L'ITALIA HA RATING ''BBB'', INGHILTERRA E STATI UNITI HANNO RATING ''AA+'' MA I BTP RENDONO COME BOND USA E INGLESI (BOLLA!)

lunedì 30 giugno 2014

Il recente allarme della BRI, la Banca dei Regolamenti Internazionali sul rischio dell'esplosione della bolla speculativa legata alla supervalutazione dei titoli azionari e del debito sovrano, trova riscontro in un editoriale pubblicato ancora ad aprile di quest'anno dal quotidiano inglese Times.

Ormai la maggior parte degli analisti è concorde nell'affermare che l'attuale quiete dei mercati finanziari sia semplicemente la vigilia di una nuova e pericolosa tempesta.

Non credete che siamo alla vigilia della tempesta? Bene, ecco allora uno dei segnali più evidenti: quando il rendimento di un titolo di stato considerato vicino al fallimento, come il BTP italiano, presenta un rendimento simile a quello del bond USA o del bond inglese, considerati molto più stabili, risulta evidente che i mercati sono in piena bolla. Il BTP italiano ha un rendimento del 2,73%, il bond USA del 2,54%, quello inglese del 2,65%. Peccato che il rating non sia propriamente identico: gli USA hanno un rating AA+, l'Inghilterra idem e l'Italia un misero BBB (il gradino che precede il giudizio “spazzatura”). Appare chiaro come un mercato normale differenzierebbe in modo netto i rendimenti tra USA, Inghilterra ed Italia, mentre la realtà non è così.

Analoga follia si riscontra con gli indici di borsa, che hanno galoppato ben più della crescita reale delle aziende quotate ed ora presentano un andamento in tutto e per tutto simile a quello della famigerata bolla della “new economy”, quando un'azienda come Tiscali arrivò a capitalizzare più di Fiat (giusto per restare sul mercato italiano).

Com'è possibile questa euforia irrazionale che sta portando i mercati dritti al botto?

Il motivo è uno solo: eccesso di liquidità in mano alle banche.

Gli interventi attuati dalle diverse banche centrali per uscire dalla crisi del 2008 ha fatto sì che generassero un'enorme mole di liquidità, che tuttavia non si è riversata sul settore produttivo, ma è rimasta “attaccata” alle dita di banche e strutture finanziare che li hanno buttati dentro i mercati borsistici.

Anche la BCE ha partecipato al giochino, prestando soldi a tassi irrisori alle banche private (per statuto non può prestarli agli stati come dovrebbe fare una qualsiasi banca centrale), che li hanno usati per speculare sui titoli di stato anziché darli a tassi interessanti alle aziende in crisi.

Come la storia insegna, quando il denaro “non costa” e questo è il caso delle operazioni messe in atto dalle banche centrali, chi lo riceve, lo spende in modo più azzardato tanto, anche in caso di perdita, il costo è irrisorio.

Accade, in sostanza, quello che capiterebbe ad un giocatore al casinò se potesse avere soldi infiniti senza doverli restituire: inizierebbe a fare puntate sempre più azzardate allettato da forti e teorici guadagni.

Questo è quello che hanno fatto le banche in questi ultimi mesi: inebriate dal denaro facile a disposizione, si sono lanciate in speculazioni sempre più azzardate, “pompando” il valore delle azioni in borsa e spostando gli acquisti anche su titoli di stato considerati rischiosi, facendone scendere lo spread ed il rendimento. D'altra parte, se il tasso con cui la BCE ti presta i soldi è quasi negativo, perché non andare ad investire anche sui titoli di un paese morto come l'Italia? Anche uno 0,24% di rendimento in più rispetto ad un titolo sicuro diventa decisamente interessante, se sai che la perdita ti costerà di meno.

Naturalmente, nel breve periodo questo porta a notevoli rialzi e guadagni, ma nel medio (non nel lungo, dove siamo tutti morti, secondo una fulminante battuta di Keynes), questo porta a bolle di notevoli dimensioni ed ai conseguenti scoppi, con forti turbolenze  e ribassi.

In sostanza, questo è il periodo per stare alla larga dai mercati o per uscirne, prima di ritrovarsi col cerino in mano come accaduto in tutte le recenti bolle. E, come insegnano le vecchie volpi dei mercati: i mercati salgono dalle scale, ma scendono dalla tromba.

Quanto ai nostri politici, non è il caso che facciano la ruota del pavone per i bassi rendimenti dei nostri titoli: essi non sono il frutto di un risanamento e di una maggiore credibilità internazionale che non esiste (prova ne sia che l'ex sindaco di Firenze, al di là dei roboanti proclami degni del ventennio, ha detto sì alla cancelliera tedesca su tutta la linea), ma, appunto, di una bolla speculativa la cui esplosione è ogni giorno sempre più imminente e le cui conseguenze sono difficilmente immaginabili per un paese come il nostro in recessione nonostante il resto del mondo sia in crescita.

Le nubi all'orizzonte sono tutt'altro che rassicuranti.

Luca Campolongo

consulenza@sosimprese.info

www.sosimprese.info


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