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TERRORISTA... A CHI? PER LA SERBIA TOMISLAV PRINCIP CHE SPARO' ALL'ARCIDUCA FRANCESCO FERDINANDO, E' UN EROE NAZIONALE

domenica 29 giugno 2014

SARAJEVO - La commemorazione del centenario dall'attentato di Sarajevo ha creato negli ultimi giorni numerose polemiche e nuove spaccature tra i rappresentanti delle tre etnie che compongono la Bosnia. Il tema dell'attentatore serbo bosniaco Gavrilo Princip e del ruolo dell'impero austroungarico in Bosnia rappresenta da sempre un oggetto di disputa, in particolare per quanto riguarda gli storici bosniaci musulmani e quelli serbi. Il centenario ha segnato, nei giorni scorsi, un momento di forti spaccature anche sulla scena politica regionale, dopo numerosi segni di distensione tra Sarajevo e Belgrado. La prima visita ufficiale del premier serbo, Aleksandar Vucic, avvenuta proprio a Sarajevo, e' stata accolta dai media locali come un nuovo inizio nelle relazioni tra la Bosnia e la Serbia, ma il rifiuto del presidente di Belgrado, Tomislav Nikolic, di partecipare alla cerimonia della commemorazione ha gelato di nuovo i rapporti. 

Nikolic aveva dichiarato di non intendere partecipare alla cerimonia a Vijecnica, ex municipio ed ex biblioteca di Sarajevo, recentemente restaurata proprio per ospitare la commemorazione, in quanto l'edificio presenta una scritta che si riferisce ai serbi come a dei "criminali" che hanno incendiato, nell'agosto del 1992, il fondo bibliotecario nazionale bosniaco. Le polemiche hanno inoltre toccato anche alcuni temi a prima vista secondari, come l'emissione, da parte delle poste della Repubblica Srpska, l'entita' serba della Bosnia, di un francobollo commemorativo dell'attentatore Gavrilo Princip, considerato a oggi come un eroe nazionale da parte dei serbi. La societa' filatelica di Banja Luka ha infatti reagito in modo durissimo al divieto, imposto dall'Agenzia centrale bosniaca per le poste, di emettere i francobolli di Princip.

La societa' ha affermato in una nota stampa che "un buon numero di persone appartenenti ai popoli bosniaco-musulmano e croato ha lottato, nella Prima guerra mondiale, contro la Serbia e contro i serbi, dalla parte dell'impero austro-ungarico e della Germania, e ora l'odio, lungo un secolo, nei confronti di tutto cio' che e' serbo, si e' manifestato nuovamente all'interno dell'Agenzia centrale per le poste". Polemiche anche sull'iniziativa del cantone di Sarajevo e della municipalita' di Stari grad (citta' antica, nel centro di Sarajevo) sulla ristrutturazione di un vecchio monumento all'arciduca Francesco Ferdinando, eretto dagli austro-ungarici in seguito all'attentato. Il progetto dovrebbe costare 15 mila euro e, nell'idea degli amministratori cantonali, "dovrebbe attirare un gran numero di turisti nella capitale bosniaca". Il primo a reagire all'iniziativa e' stato lo storico e politologo Minel Abaz, secondo cui "in un momento di crisi economica e sociale non si dovrebbero erigere monumenti di questo tipo". 

Secondo Abaz, inoltre, "Francesco Ferdinando non rappresenta un personaggio storico degno di un monumento a Sarajevo, dato che e' stato un simbolo di occupazione e colonizzazione e ha agito dalla posizione superiore rispetto ai popoli soggiogati". Anche secondo il professore di storia Edin Radusic, interpellato dall'emittente "Radio Slobodna Evropa", versione balcanica della testata statunitense "Radio Free Europe", Francesco Ferdinando e' stato "un personaggio negativo e valorizzarlo oggi significa avere un rapporto non critico nei confronti del passato". 

Per il filosofo francese Bernard-Henri Levy "non si possono tracciare parallelismi tra la Bosnia di cent'anni fa e la Bosnia di oggi". Levy ha parlato dello scontro di 20 anni fa come di una "ferita sanguinosa e una vergogna di tutti gli europei". Precedentemente, il presidente della Repubblica Srpska, Milorad Dodik, aveva affermato che Sarajevo "non rappresenta il luogo idoneo per commemorare l'attentato che ha sancito l'inizio della Prima guerra mondiale" e ha chiesto ai leader dell'Ue di non partecipare alla cerimonia nella capitale bosniaca. Dodik ha inoltre criticato "l'intenzione di sfruttare il centenario per ricordare anche la guerra degli anni Novanta". Secondo Dodik, non si tratterebbe di altro che "di un piano orientato contro i serbi".

 


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