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Max Parisi

LA STORIA DI TUTTE LE TRACCE DI DNA INDIVIDUATE SU YARA GAMBIRASIO E SUI SUOI INDUMENTI, COSI' FINISCONO LE ''INVENZIONI''

domenica 22 giugno 2014

Il 15 giugno 2011, l'Ansa scrive: "E' stato individuato il dna dell'assassino di Yara Gambirasio, la ragazzina di 13 anni scomparsa il 26 novembre scorso a Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo, e trovata morta tre mesi dopo. A quanto si apprende, sul corpo di Yara sono stati trovati quattro diversi profili genetici ma soltanto uno - rilevato su un indumento - viene considerato dagli investigatori ''altamente indiziario''. Si tratta di una traccia di dna maschile ed e' considerata significativa in quanto, sottolineano fonti qualificate, non suscettibile di contaminazione casuale, a differenza degli altri tre.

Oltre a quello dell'assassino, sul corpo e sugli indumenti di Yara ci sono altri tre profili di Dna: due, uno maschile e uno femminile, sono su uno dei due guanti della tredicenne, il sinistro, e uno e' invece sul giubbotto della vittima. In questo ultimo caso, la tracci adi DNA sul giubbotto di Yara Gambirasio, si tratta di una traccia di dna misto ed appartiene a Yara e - è stato accertato dagli inquirenti - ad una delle istruttrici di ginnastica ritmica, completamente estranea all'omicidio".

A questo primo lancio Ansa, segue un secondo: "Il profilo di Dna che corrisponderebbe a quello dell'assassino di Yara Gambirasio, individuato dagli investigatori dopo approfonditi accertamenti scientifici, non e' stato rilevato da tracce di liquido seminale presenti sul corpo della vittima. Lo si apprende da fonti qualificate che escludono che la ragazzina abbia dunque subito una violenza sessuale. La traccia di Dna, viene fatto notare, si trova su un indumento intimo di Yara, con il quale il presunto assassino e' venuto in contatto quando ha colpito ripetutamente la vittima lasciandole diversi segni di arma da taglio sulla schiena. Si tratta dunque di un profilo genetico lasciato sull'indumento come conseguenza di uno sfregamento. L'assenza di una violenza sessuale, oltre che dall'esame autoptico, e' confermata inoltre dal modo in cui e' stato ritrovato il cadavere: Yara aveva i pantaloni indossati".

Il 7 ottobre 2011, ancora l'Ansa scrive: "Una traccia del dna trovato sugli slip di Yara Gambirasio sarebbe stata rilevata anche sui pantaloni che la vittima indossava al momento della scomparsa. E' questa l'ultima indiscrezione che trapela dalle indagini sull'omicidio della tredicenne di Brembate Sopra (Bergamo) scomparsa il 26 novembre scorso e trovata morta tre mesi dopo a Chignolo d'Isola (Bergamo). Resta ancora da capire, pero', a chi appartengano queste tracce biologiche. Di certo a nessuna delle tremila persone il cui dna e' gia' stato comparato dai carabinieri del Ris. In questi mesi sono stati acquisiti oltre ottomila profili genetici, la maggior parte dei quali e' ancora in attesa di una comparazione con quello trovato sul corpo della ragazzina e ritenuto ''altamente indiziario''.

Ebbene, questa è la storia del DNA sul corpo e gli indumenti di Yara Gambirasio. E' evidente che le tracce sul guanto come quella - di cui è stata individuata la persona, l'istruttrice della palestra frequentata da Yara - sul giubbotto, sono o possono essere del tutto accidentali. Certamente inutili per provare che le abbia deposte un altro assassino, oltre il Bossetti.

Mentre quella sugli slip e quella sui pantaloni della vittima, entrambe di Bossetti, non lasciano alcun dubbio. Sono sue e solo l'assassino poteva lasciarle lì.

Ora, un'ultima terribile notizia, senpre dell'Ansa, datata 23 novembre 2012: "Secondo l'anatomopatologa Cristina Cattaneo, l'arma impiegata nel delitto non sarebbe stata un taglierino, ma un coltello con lama rivestita di titanio: nel dettaglio, una lama di minimo 0,2 millimetri di spessore e di lunghezza di almeno 2 centimetri. E' stato rivelato, inoltre, che sul corpo della giovane ginnasta di Brembate sono state individuate nove ferite, tutte poco profonde: otto da taglio e una sola da taglio e punta. Di queste ferite, sei si trovano sulla parte davanti del corpo e tre su quella dietro, di cui due vagamente a forma di 'x' sulla schiena. Tutti colpi superficiali che potrebbero essere stati inflitti non per uccidere, ma per torturare la piccola atleta che fu abbandonata ancora viva a Chignolo d'Isola". 

Mentre, lo sviluppo odierno delle indagini a carico dell'arrestato, sono le seguenti: "Analizzando la vita e gli spostamenti di Bossetti, i magistrati solo due giorni fa hanno scoperto che la zona di Chignolo d’Isola, dove il 26 febbraio 2011 fu ritrovato il cadavere di Yara, è sempre stata frequentata da Bossetti. Qui è stato visto molte volte. Anche perché qui c’è la ditta, dove il muratore da tempo va a rifornirsi del materiale da utilizzare nei cantieri. Qui andava a mangiare in un bar, dove un operaio conferma la conoscenza. Sembra una banalità, ma non lo è. Ora, infatti, si capisce che anche il punto d'arrivo partendo dalla palestra dove era andata ad allenarsi la sera che socmparve, il punto d'arrivo di quel drammatico tragitto percorso da Yara era conosciuto da Bossetti". Lo scrive il Fatto Quotidiano di oggi.

max parisi

 


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