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Max Parisi

ULTIME NOVITA' SULLE INDAGINI DELL'OMICIDIO DI YARA: COINCIDENZE SOSPETTE, CELLULARI SPENTI ALLA STESSA ORA, MA NON SOLO

giovedì 19 giugno 2014

Una decina di investigatori sono entrati in casa di Massimo Giuseppe Bossetti, a Mapello per un nuovo sopralluogo. La via e' stata transennata. Alcuni uomini hanno fatto dei rilevamenti dentro e fuori l'abitazione dell' uomo fermato lunedi' in merito all'uccisione di Yara Gambirasio e che questa mattina si e' dichiarato estraneo ai fatti. Lunedi', dopo il fermo di Bossetti, la moglie e i tre figli erano andati via e da ieri anche la suocera, che vive nella stessa abitazione, aveva deciso di abbandonare il piccolo paese in provincia di Bergamo.

Intanto, è stato acertato che Fulvio Gambirasio, il padre di Yara, e Massimo Giuseppe Bossetti, il presunto assassino, lavoravano nello stesso cantiere nei giorni in cui la ragazzina e' scomparsa all'uscita dalla palestra di Brembate Sopra: il primo con la sua ditta che realizza coperture per costruzioni, il secondo come muratore. Ne da' notizia il sito di Panorama, registrando le dichiarazioni che avrebbero fornito i colleghi che lavoravano con loro. Una versione, questa, che contrasta con quanto riferito da Fulvio Gambirasio, che ha sostenuto di non aver conosciuto Bossetti, e con quanto dichiarato dallo stesso Bossetti nell' interrogatorio di stamani.

Ora, vediamo i punti di forza e di debolezza - allo stato attuale delle indagini - delle accuse a carico di Massimo Giuseppe Bossetti.

La compatibilita' del dna rintracciato sui vestiti di Yara Gambirasio con quello del presunto assassino, ma anche le possibili difficolta' a ripetere esami su quelle piccolissime tracce trovate quasi tre anni e mezzo fa, quando e' stato scoperto il cadavere.

E poi il cellulare del muratore di Mapello che aggancia si' la cella telefonica che copre il luogo della scomparsa della ragazzina, ma anche la zona nei pressi dell'abitazione dell'uomo arrestato.

E' su questi aspetti, in particolare, che alle certezze della Procura su prove ritenute fondamentali si contrappongono i punti deboli che la difesa potrebbe utilizzare per contrastare un quadro accusatorio che deve reggere "oltre ogni ragionevole dubbio".

LA PROVA DEL DNA - Partendo dalle tracce biologiche del presunto assassino sugli slip e sui leggings indossati da Yara, il cui cadavere venne trovato tre mesi dopo la sua scomparsa, il 26 febbraio 2011, gli investigatori, attraverso serrate analisi scientifiche e campionature a tappeto, sono convinti di aver accertato "la compatibilita'" del profilo genetico del cosiddetto 'Ignoto 1' con quello di Bossetti. Tra venerdi' e domenica scorsa, infatti, la Procura ha avuto le risposte che cercava: il dna del muratore, figlio di una relazione 'clandestina' tra Giuseppe Guerinoni e Ester Arzuffi, corrisponde a quello trovato sugli indumenti della ragazzina. Una traccia lasciata dall'assassino, secondo i pm, perche' isolata ''in un'area attigua ad un margine dell'indumento che era stato reciso con un'arma da taglio affilata''.

Con altre analisi, poi, lunedi' scorso e' arrivata anche la conferma che Giovanni Bossetti non e' il padre del presunto assassino. In questo quadro, pero', la difesa potrebbe aggrapparsi ai margini di incertezza, se ce ne saranno, della cosiddetta prova 'regina' del dna. Potrebbe, infatti, essere difficile ripetere, nel caso venisse richiesto, gli esami sul materiale biologico rintracciato sui vestiti anche perche' si tratta di tracce molto piccole. In piu', pare che sia complicato stabilire con certezza se quel materiale biologico sia davvero riconducibile ad una macchia di sangue.

LA CELLA TELEFONICA E LE POLVERI DI CALCE - Il pm Letizia Ruggeri nel decreto di fermo ha scritto che l'analisi dei tabulati telefonici relativi alla cella che copre la zona del centro sportivo e le vie limitrofe da dove e' scomparsa Yara e' stata effettuata "cercando di individuare soggetti presenti in quell'area nelle ore di interesse, che svolgessero professionalmente attivita' edilizia". E cio' perche' "polveri riconducibili a calce" sono state ritrovate "sul corpo e sugli indumenti, nonche' a livello dell'albero bronchiale" di Yara. In questo contesto e' emersa l'utenza intestata a Bossetti, che ha agganciato "alle 17.45" del 26 novembre 2010 "la cella di via Natta a Mapello" senza fare "piu' comunicazioni fino alle 7.34 del mattino successivo".

L'orario e' compatibile con la scomparsa di Yara, il cui telefonino viene agganciato in quella zona alle 18,49. La difesa, pero', potrebbe ribattere che quella cella copre un'area di diversi chilometri e comprende sia il centro sportivo di Brembate di Sopra che una zona a sud che arriva fino a Mapello, dove vive il carpentiere.

LE VERSIONI E LA VITA DEL PRESUNTO KILLER - Dopo essersi avvalso per ben due volte della facolta' di non rispondere davanti ai pm, oggi Bossetti ha deciso di rispondere al gip per respingere tutte le accuse. E, come ha riferito il suo legale, ha saputo solo oggi di essere figlio illegittimo. Sua madre, intanto, ha continuato a ripetere che lei era convinta che Massimo era figlio del marito. Nel frattempo, la moglie del presunto assassino, da un lato, non ricorda dove fosse Bossetti la sera che e' scomparsa Yara e quindi non riesce a fornirgli un alibi e, dall'altro, lo descrive sereno e tranquillo nei suoi atteggiamenti di questi ultimi tre anni e mezzo.

Mentre la sorella gemella dell'uomo, Laura Letizia, grida l'innocenza del fratello. Ed e' anche in questa rete di relazioni familiari e segreti taciuti che gli inquirenti dovranno muoversi, oltre a scavare nella vita del muratore, sposato con tre figli e incensurato. Al momento non sembrano esserci ombre nel suo passato, ma gli inquirenti lavorano sui pc e sui telefonini che gli sono stati sequestrati.

Resta il fatto che, seppure a fatica, emergono testimonianze che dimostrano come il Bossetti abbia frequentato proprio nel periodo in cui Yara scomparirà, e cioè a cavallo dell'autunno-inverno del 2010, l'area attorno alla palestra  di Brembate, il luogo da cui scomparve la sera del 26 novembre. L'edicolante di fronte all'ingresso si ricorda di lui, così come la titolare del centro estetica a fianco. C'è anche il dettaglio per nulla trascurabile dei cellulari di Yara e Bossetti, che si spengono contemporaneamente attorno alle 19.00 del giorno della sparizione della vittima, sempre quel 26 novembre 2010. E la chiesa. la famiglia Gambirasio e la famiglia Bossetti frequentavano la stessa parrocchia. Tante coincidenze. Troppe. 

max parisi


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