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Max Parisi

''IL PASSATO, IL PRESENTE E IL FUTURO''(DEL TERRORISMO ISLAMICO) MOSSAD: 15.000 EUROPEI JIHADISTI SONO PRONTI AD AGIRE

giovedì 12 giugno 2014

GERUSALEMME - Negli ultimi anni i segnali di un malessere diffuso in tutta Europa si sono fatti sempre più forti nella loro intensità e sono sempre più frequenti. Si tratta di piccoli e grandi fatti che si susseguono e si rincorrono, eventi che una quindicina di anni fa avrebbero fatto gridare allo scandalo con conseguente levata di scudi da parte di tutte le forze democratiche del vecchio continente, fatti che oggi trovano poco spazio sulle pagine dei giornali fra le pubblicità e i necrologi, eventi ai quali l’opinione pubblica europea si sta tragicamente abituando e per mero spirito di sopravvivenza sta sdoganando come un destino al quale è impossibile sottrarsi. Possiamo citare alcuni esempi:

Dal 6 all’8 marzo 2009 si svolse a Malmoe, in Svezia, un  incontro di tennis valido per la coppa Davis fra la nazionale svedese e quella israeliana, e il Baltic Hall, un impianto che può ospitare migliaia di spettatori e che fu teatro degli incontri, rimase miseramente deserto perché le autorità svedesi si piegarono all’ultimatum degli organizzatori di manifestazioni anti-israeliane. Israele vinse l’incontro di tennis e la Svezia oltre ad uscire dal torneo perse anche la faccia nel mettere allo scoperto la debolezza di una nazione che si piega davanti a chi minaccia disordini in strada. 

Rimanendo nell’ambito sportivo non c’è volta che una squadra israeliana impegnata in qualche torneo internazionale non debba sopportare contestazioni di tipo politico che nulla c’entrano con la situazione mediorientale, questo sia nel calcio Champion League e Uefa Europa Legue che in tutti gli altri sport. Chi in qualche modo riesce a salvarsi è il Maccabi Tel Aviv di pallacanestro che ha uno zoccolo duro di tifoseria che la segue in quasi tutte le trasferte, zoccolo duro che non si fa intimorire.

Il malessere di cui scrivevo prima purtroppo non è solo nello sport e non è confinato al conflitto arabo israeliano, che per quanto grave potrebbe essere considerato un evento a se stante, ma è vivo su mille fronti e si manifesta violentemente con varie motivazioni che solo agli occhi dei disattenti sono lontane fra loro. Per quello che scrivo potrei essere accusato di ogni cosa, anche la più squallida o grave, ma mi prendo il rischio e la responsabilità, per cui senza falso buonismo o ipocrisia metto insieme notizie e fatti che a molti non farà piacere ricordare. 

L'11 marzo 2004 ci furono una serie di attacchi terroristici coordinati con metodo qaedista al sistema di treni locali a Madrid (Spagna) che uccisero 191 persone (177 delle quali morte immediatamente negli attentati) e provocarono 2.057 feriti. Vista la gravità dell’attentato lo stesso diveniva il primo per numero di feriti e secondo per vittime mortali, nella lista dei peggior attacchi sofferti in Europa in tempi di pace dopo l'attentato di Lockerbie, che causò la perdita di un aereo della Pan Am e la morte di tutti i passeggeri e membri dell'equipaggio il 21 dicembre 1988. Oltre alla morte e alle ferite gli attentatori riuscirono anche a influenzare pesantemente il voto politico spagnolo che si sarebbe poi svolto a distanza di tre giorni dall’attentato. Anche se il governo spagnolo fece di tutto pur di addossare la responsabilità all’ETA basca fin da subito fu chiaro, sia per la dinamica che per i metodi, che a manovrare l’attentato non poteva che essere stata la mano del terrorismo arabo. 

Il 7 luglio del 2005 Londra fu squarciata da diversi attentati di chiara matrice qaedista, tre treni della Metropolitana furono colpiti quasi contemporaneamente e dopo poco meno di un'ora esplose un autobus. Gli attacchi causarono 55 morti, inclusi gli attentatori, e circa 700 feriti. Da questa tragedia la cosa che doveva lasciare sconcertati, e che invece passò quasi in sordina, fu che gli attentatori pur avendo origini mediorientali erano nati e cresciuti nel Regno Unito e che proprio lì si erano formati. Chi fece saltare Londra in quel maledetto 7 Luglio 2005 erano inglesi di seconda e terza generazione e non poveri disgraziati senza speranza nel futuro, non che a quest’ultimi, vista la loro situazione, sia permesso di uccidere. 

Sempre nel 2005 le banlieue francesi furono messe a ferro e fuoco da contestazioni che iniziarono a Clichy-sous-Bois  e che poi si estesero  Montfermeil e ad altri centri del dipartimento di Senna-Saint-Denis. Le autorità francesi furono prese in contropiede e dal 1º novembre il fenomeno si diffuse anche ad altre città:

Rennes, Évreux, Rouen, Lilla,Valenciennes, Amiens, Digione, Tolosa, Pau, Marsiglia e Nizza, al punto che l'8 novembre il governo francese fu costretto a dichiarare lo stato d'emergenza riprendendo la legge del 3 aprile 1955 promulgata durante la guerra d'Algeria. Le violente contestazioni si animavano durante le notti per fermarsi alle prime luci dell’alba quando si contavano centinaia di auto bruciate con negozi e supermercati saccheggiati e dati alle fiamme. Già da allora era chiaro che dietro tutto questo ci fosse una mente organizzativa, tante città che scoppiavano improvvisamente una dietro l’altra con contestatori che apparivano e sparivano come seguissero ordini che arrivavano dall’alto. 

Anche se era chiaro e a microfoni spenti i dirigenti delle varie gendarmerie lo confermavano, nessuno ebbe mai il coraggio di ammettere apertamente la gravità di quello che stava accadendo, e alla fine, quando le cose si calmarono, il passaggio del furore fu giustificato dalla difficile situazione sociale che anche se era vera fu ben cavalcata da chi allora fece delle prove di rivolta. 

Fra questi tragici eventi siamo stati anche testimoni di uccisioni barbare e immotivate, come ad esempio quella del soldato inglese in servizio nella caserma di Woolwich a Londra, che è stato decapitato a colpi di machete in un'aggressione in Artillery Place o di due padri che in Italia hanno ucciso le loro figlie perché stavano assumendo atteggiamenti occidentali contrari all’Islam, le due ragazze vivevano in Italia, quali atteggiamenti dovevano assumere? È accettabile tutto questo nella società civile e democratica? È giusto piegarsi e cambiare? Di aggressioni di gruppo e stupri a opera di immigrati se ne registrano in continuazione e purtroppo quasi non fanno più notizia. 

Mi si potrebbe contestare il fatto che omicidi e stupri ci sono sempre stati, e questo io non lo nego, ma la mia riflessione è: era necessario far arrivare in Europa una massa incontrollata di persone che non ha alcuna intenzione di integrarsi al sistema di vita occidentale? L’Europa non era pronta a questo esodo biblico soprattutto perché le mentalità e le religioni, presenti e di importazione, non sono compatibili e prima o poi si scontreranno. Se quello che abbiamo visto fino ad ora sono i primi fuochi, cosa accadrà nel prossimo futuro? 

Sempre in Francia due anni fa Mohammed Merah ha assassinato 7 persone tra cui tre bambini ebrei a Tolosa e Montauban e pochi giorni fa Mehdi Nemmouche ha portato a termine un attentato al museo ebraico di Bruxelles, tutti e due gli attentatori erano persone conosciute ai servizi segreti francesi, perché non sono stati fermati? Spesso seguendo il politicamente corretto ci si autocensura a priori pur di non offendere il sentimento dei musulmani, ma loro fanno altrettanto? Non sarebbe politicamente corretto pretendere ciò che si da? Non è irrispettoso organizzare una preghiera islamica proprio davanti al sagrato del Duomo di Milano con centinaia di persone inchinate che si erano portate il tappeto da casa? Cosa sarebbe successo se un numero uguale di cristiani avesse organizzato una messa all’aperto davanti alle porte di una qualsiasi moschea mediorientale? 

La Francia sta perdendo tutti i suoi ebrei, le comunità ebraiche transalpine hanno praticamente dato il rompete le righe e decine di famiglie si trasferiscono ogni giorno in Israele, la stessa cosa, anche se con ritmi minori, sta accadendo nel Regno Unito, in Belgio, in Olanda e anche in Italia, cosa deve accadere perché i governi aprano gli occhi davanti alla cronaca del disastro annunciato? 

Ma c’è di più, e se vogliamo anche di più grave. Secondo un rapporto del MOSSAD, il servizio segreto israeliano, fra i quindici e i ventimila giovani europei convertiti all’Islam sono arrivati in Siria e si sono arruolati nelle fila dei rivoltosi dove hanno avuto addestramento militare e indottrinamento politico e religioso. Queste persone potrebbero rientrare in Europa nei prossimi mesi e diventare cellule dormienti o attive sul territorio, l’allarme vale per tutto il continente europeo visto che con gli accordi il passaggio alle frontiere è senza controllo, ma Francia, Germania e Regno Unito sono le nazioni oggettivamente più a rischio perché di queste tre nazionalità sono i soggetti in questione. 

Loic Garnier, coordinatore della lotta antiterrorismo in Francia, in un'intervista a 'Le Figaro' a confermato la notizia e ha aggiunto altri particolari che gli israeliani non avevano fatto trapelare, e cioè che questa nuova generazione di terroristi è selezionata in base a criteri linguistici e alla possibilità che hanno di confondersi con gli occidentali.

Sono stati addestrati a colpire al momento opportuno con tutta la determinazione necessaria ed hanno appreso le tecniche di fabbricazione di bombe artigianali, l'arte della dissimulazione e ad avere il sangue freddo necessario a compiere un attentato suicida e questo perché sono stati oggetto di un vero e proprio "lavaggio" del cervello ispirandosi alla dialettica di base di Al Qaeda che li esorta, laddove ci si trova, a colpire il miscredente, l'apostata.

Che cosa accadrà quando queste persone, una volta rientrate, si metteranno all’opera? Possibile che chi di dovere in tutta Europa e nel mondo occidentale non ha ancora capito che la situazione potrebbe diventare improvvisamente incandescente e che la libertà e la democrazia potrebbero diventare beni rari da difendere con le unghie e con i denti? Lo scenario fa paura, me ne rendo conto, e ho fatto tante domande alle quali, purtroppo, non ho risposte. 

L’unica cosa che mi viene in mente, l’unica via d’uscita possibile è nella buona volontà di quelle persone oneste che si sono spostate in occidente per avere una speranza di futuro migliore, sono queste persone che debbono uscire allo scoperto e far sentire la loro voce e aiutare in questa situazione che come una bomba a orologeria rischia di scoppiare in faccia a tutti quegli incompetenti che fino a oggi hanno gestito nel peggiore dei modi la più grande crisi umanitaria dalla fine della seconda guerra mondiale. 

Queste persone devono essere protette e quando si sentiranno al sicuro saranno proprio loro a indicare chi è arrivato con l’intento di sovvertire la democrazia a la libertà, ne va anche del loro destino e delle loro speranze.

MIACHAEL SFARADI - GERUSALEMME. 


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