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Max Parisi

DALL'A ALLA ZETA, ANALISI DETTAGLIATA DELLE TASSE IMPOSTE DA RENZI (PIU' LA TRAPPOLA 80 EURO, ATTENTI A NON CASCARCI)

mercoledì 11 giugno 2014

L’arrivo degli 80 euro in busta paga è stato salutato come una svolta epocale per la politica italiana. Finalmente un governo che rende ai cittadini anziché rapinarli del frutto del loro lavoro. 

Se così fosse, il premier non eletto Renzi meriterebbe statue in ogni comune dell’italico stivale, foss’altro per essere stato protagonista di una storica inversione di tendenza.

Ma le cose stanno veramente così?

Prima di tutto spieghiamo come funziona il meccanismo degli 80 euro: essi non spettano a tutti i lavoratori dipendenti, ma a coloro che hanno un reddito lordo compreso tra 8.000 e 25.000 euro. Tuttavia, chi vedrà la voce in busta paga, non è detto che sia un effettivo beneficiario. Ci spieghiamo meglio: l’elenco delle persone cui dovrebbe spettare il bonus, è stato estrapolato sulla base dei redditi del 2011. Questo significa che, quando il signor Rossi andrà a fare la dichiarazione dei redditi il prossimo anno, potrebbe trovarsi la spiacevolissima sorpresa di doverli restituire allo stato: sarà sufficiente un piccolo aumento di stipendio avvenuto negli anni successivi, difatti, per farlo decadere dal beneficio. Appare quanto meno singolare che uno stato moderno non sia in grado di basarsi su dati più recenti, ma tant’è.

Diviene quindi evidente come il famigerato e fantomatico bonus di 80 euro sia più simile ad un biglietto del gratta e vinci che ad una cosa certa e sicura. “Di certo e sicuro nella vita ci sono solo due cose: la morte e le tasse” recitava una vecchia battuta ed il buon premier non eletto ha pensato bene di non smentirla.

Difatti, per finanziare gli 80 fantaeuro, ha subito introdotto una bella mazzata sui risparmi di tutti i cittadini, questa volta sicura, certa, effettiva. Il passaggio della tassazione dal 20 al 26% sugli strumenti finanziari va a colpire i piccoli e medi risparmiatori. Immaginatevi di essere il classico pensionato che dopo una vita di sacrifici ha investito una parte, se non tutta, dei propri risparmi in una bella obbligazione della banca che ha sotto casa, e vediamo quello che gli accade grazie alla nuova tassazione del signor Renzi.  

Ipotizziamo che la somma investita sia di 20 mila euro, in un’obbligazione che rende il 2% annuo. A fine anno si sarà riscossa una cedola annua lorda di 400 euro. Ma alla fine della fiera, tra imposta di bollo (0,2% su 20 mila = 40 euro) e ritenuta fiscale sugli interessi (26% su 400 euro= 104), rimangono appena 256 euro.

Quindi si subisce una tassazione del 36%. Tantissimo!

Viceversa, la stessa banca, che avrà investito un bel milioncino di euro in un BTP al 4%, si troverà con questo risultato: a fine anno la banca porta a casa 40.000 euro lordi. A questo importo va tolto lo 0,2% di imposta di bollo sul patrimonio (2000 euro) e la ritenuta fiscale del 12,5% sugli interessi (altri 5000 euro). Quindi rimangono in tasca 33000 euro netti. Per cui si subisce una tassazione di appena il 17,5%, contro il 36% del caso precedente. Cioè 20 punti meno.

Tenete presente che le banche italiane, oltre ad aver usato la liquidità ricevuta dalla BCE per acquistare titoli di stato, hanno anche emesso obbligazioni a tassi relativamente bassi per acquistarne altri, ed il giochetto gli frutta pure bene (emetto obbligazioni al 2-3% per acquistare titoli che rendono il 4-4,5%: solo di cosiddetto arbitraggio guadagnano 1-1,5 punti percentuali senza colpo ferire). 

Renzi, quindi, si dimostra il solito Robin Hood al contrario: massacra i piccoli per preservare i grandi interessi, soprattutto quelli delle banche.

Oltre a questa mazzata, il premier non eletto ha calato altri assi sul tavolo: è stata soppressa la rateizzazione in tre anni e senza interessi dell’imposta del 12 o 16% sulle rivalutazioni dei beni d’impresa, che dovrà ora essere versata in un’unica soluzione, per un importo di circa 600  milioni di euro. Una bella mazzata alle imprese già agonizzanti.

Se tutto questo ancora non vi basta, vi segnaliamo la revisione dell’IMU dei terreni agricoli per circa 350 milioni di euro.

Apriamo poi il capitolo della TASI, la tassa forse più odiata dai cittadini perché colpisce il bene più amato, ovvero la casa: secondo Bankitalia (non il mago Otelma, cui va comunque il nostro rispetto perché in certi casi appare più serio di molti nostri politici), l’importo da pagare quest’anno potrebbe lievitare fino al 60% rispetto allo scorso anno!

Questi sono i dati certi, poi ci sono quelli “variabili”, ovvero le cosiddette clausole di salvaguardia, inserite nelle finanziarie degli anni scorsi come vere e proprie mine antiuomo pronte ad esplodere.

Cosa sono le clausole di salvaguardia? Sono aumenti automatici di imposte, tasse ed accise qualora il gettito fiscale o il rapporto deficit/pil non dovesse raggiungere gli obiettivi previsti.

Con un’economia che sta andando costantemente a rotoli, è lecito prevedere che molte di queste “clausole demenziali” scatteranno.

Con buona pace degli 80 fantaeuro, già ampiamente mangiati da tutto quello che Renzi ha introdotto o aumentato a livello di tasse.

Questa è l’Italia del 2014, fatta di annunci (tanti)  e di fatti (pochi, e di quei pochi, molti dannosi).

Questo è il premier non eletto Matteo Renzi da Firenze.

Luca Campolongo

 

 


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