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Max Parisi

LA VERITA' SUI CONTI DELL'ITALIA? ECCOLA: SOMIGLIANO A QUELLI DELLA GRECIA E RENZI FA IL LAVORO SPORCO DELLA TROIKA

lunedì 2 giugno 2014

La realtà, si sa, ha la brutta abitudine di fare quello che le pare, infischiandosene di previsioni, statistiche tendenziali e, soprattutto, dei proclami dei politici.

Il 2014 era stato promesso come l’anno della svolta dell’economia italiana (così come lo erano stati il 2013 e il 2012) con pil in crescita, riduzione dei disoccupati, calo del deficit e del debito pubblico. Insomma, la famosa luce in fondo al tunnel doveva essere proprio lì a portata di mano. Se di luce si può parlare, tuttavia, appare più simile a quella dei lumini presenti sulle tombe, che non al radioso sol dell’avvenire tanto caro alla sinistra italiana.

Difatti i dati diffusi recentemente dall’ISTAT sbugiardano  per l’ennesima volta i proclami trionfalistici del governo. Con un calo dei prezzi alla produzione dell’1,5% su base annua e dello 0,3% sul mese precedente, la deflazione che ha colpito il paese per causa delle folli politiche economiche attuate dagli ultimi tre governi, si conferma in forte accelerazione, alla pari del calo dei prezzi al consumo, che diminuiscono di un ulteriore 0,1% rispetto al mese scorso. Il significato di questi dati è che le aziende, nel disperato tentativo di aumentare le vendite, stanno contraendo sempre più i propri margini, con gravissimi impatti sull’occupazione e sugli investimenti futuri.

Non è un caso che il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco abbia lanciato un grido d’allarme sul crollo degli investimenti da parte delle aziende. D’altra parte per investire sono necessari due elementi fondamentali: la liquidità (che oggi viene divorata da uno stato parassita che tassa all’inverosimile) e la fiducia (che oggi manca totalmente, dato che non si riesce a vendere nemmeno abbassando i prezzi). E difatti l’occupazione è diminuita di un ulteriore 1% su base annua.

Con questi dati a dir poco disastrosi, appare di tutta evidenza come le varie proiezioni sul rapporto deficit/pil fatte nei mesi scorsi dal governo, non siano altro che carta straccia, buona al più per accendere il fuoco. Non ci credete? Bene, le stime fatte dal governo sul rapporto deficit/pil per l’anno corrente erano le seguenti:  A settembre 2012 si prevedeva un rapporto del  1,5%, a marzo del 2013 si ipotizzava un 1,7%, a dicembre dello scorso anno un 2,5%,mentre le ultime stime riferite dal Sole24Ore parlano apertamente di un rapporto al 3% se saremo fortunati.

Personalmente ho lavorato per alcune multinazionali e posso assicurare che ho visto un responsabile della pianificazione e controllo essere cacciato dalla sera alla mattina per aver compiuto stime errate con molta minore approssimazione di quanto fatto dai nostri governanti.

Non è concepibile che un governo debba rivedere per ben 4 volte nell’arco di pochi mesi le stime su un parametro cruciale come quello del rapporto deficit/pil, poiché da esso dipende anche l’andamento del ben più sensibile rapporto debito/pil. Questo ha un solo significato: chi ci governa non ha la più pallida idea di dove stia andando l’economia italiana e si limita a navigare a vista, sperando in un miracolo che non avverrà, perché la linea dettata da Merkel è ben chiara.

Un altro esempio? A fronte dei famosi e teorici 80 euro in più in busta paga, potremmo assistere, fonte ISTAT ad un aumento dell’imposta TASI fino al 60% per i proprietari delle prime case. Naturalmente, il sottosegretario Delrio si è affrettato a negare tutto ciò, peccato che finora l’unico ad aver sfornato dati attendibili sia proprio l’ISTAT e non certo un governo che appare sempre più un gruppetto di disperati imbonitori pronti a spararla sempre più grossa.

Gli 80 euro sono certo serviti all’ex sindaco di Firenze a garantirsi il successo elettorale (niente di nuovo sotto il sole in questo strano paese: Achille Lauro regalava la scarpa destra prima del voto e quella sinistra poi), ma quando la maggioranza di quelli che li hanno percepiti saranno costretti a restituirli con la dichiarazione dei redditi del prossimo anno (come già anticipato dall’agenzia delle entrate), cui andrà a sommarsi l’aumento della TASI ed il taglio delle detrazioni per famiglie a carico, oltre all’aumento drammatico di qualche altra decina di tasse, l’economia sarà andata ulteriormente a picco e di questo paese sarà rimasto poco più che un cumulo di macerie.

Ci piacerebbe sentire dalla viva voce del presidente del consiglio non eletto, se la sua poltrona vale davvero la distruzione di un’intera nazione. Ovviamente non riceveremo alcuna risposta: è troppo impegnato a contare denari che non ha, proprio come Hitler nel bunker di Berlino disponeva sulla cartina divisioni corazzate che esistevano solo nella sua mente.

PS. Una piccola postilla: il calo dei prezzi alla produzione, che si traduce nella deflazione, porta a quella famigerata "svalutazione interna", ovvero all’impoverimento di un’intera nazione, che certi paraeconomisti molto in voga preferiscono alla svalutazione competitiva verso l’esterno. Il motivo?

Semplice: attraverso la svalutazione interna non sono costretti ad ammettere di aver completamente sbagliato i loro modelli teorici riguardo la moneta unica. Complimenti per l’onesta intellettuale e la capacità di autocritica, che dovrebbero essere i due fari guida di un qualsiasi scienziato.

Luca Campolongo

consulenza@sosimprese.info

www.sosimprese.info


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