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Max Parisi

LA RIPRESA NELL'UE E' FINITA PRIMA D'INIZIARE OLANDA E FRANCIA RIVOGLIONO LE LORO VALUTE L'EURO E' ALLA FINE (PRITCHARD)

giovedì 22 maggio 2014

LONDRA - Nel primo trimestre si sgonfia la crescita in larga parte dell’eurozona, distruggendo le speranze di una ripresa duratura e sollecitando a un’azione decisa della Banca Centrale Europea.

La Finlandia è ricaduta in recessione, il PIL olandese si è contratto dell’1,4%, quello portoghese dello 0,7% e quello italiano dello 0,1%. “La ripresa è sparita,” ha dichiarato il tink tank italiano Nomisma. Le borse sono crollate in tutta europa, con l’indice MIB di Milano che è sceso del 3,6%, guidato da un crollo delle quotazioni delle banche. L’indice IBEX di Madrid è sceso del 2,35% e il francese CAC dell’1,25%, con gli investitori che hanno scaricato l’azionario per investire in obbligazioni. 

La Francia è tornata a una crescita zero e sembra intrappolata in un circolo vizioso in cui continua a tagliare spesa pubblica per centrare gli obiettivi UE sul deficit. Il premier del paese, Manuel Valls, prosegue la linea dura e ha promesso quest’anno 50 miliardi di euro di tagli alla spesa, equivalenti a una stretta fiscale dello 0,8% del PIL.

L’Osservatorio Economico del paese dice che la situazione è perfino peggiore di quel che sembra. “La Francia ha vissuto una completa stagnazione negli ultimi 10 anni, una situazione mai sperimentata dalla fine della Seconda Guerra Mondiale”, ha detto. L’organismo ha detto che i tagli fiscali, equivalenti al 5% del PIL, effettuati tra il 2010 e il 2013, sono stati prematuri e controproducenti.

Il professor Charles Wyplosz, dell’università di Ginevra, ha detto che questi risultati non dovrebbero sorprendere. “L’austerità è stata ridotta, ma non fermata. Ai paesi viene ancora detto di ridurre il proprio deficit, una cosa che in questo momento non dovrebbero fare”, ha dichiarato.

La BCE deve ancora offrire degli stimoli per ammortizzare questi effetti o per contrastare la “stretta passiva” data da un euro forte e un credito in contrazione. L’inflazione dell’eurozona è stata dello 0,7% ad Aprile, con un gruppo di paesi che si trova già in vera e propria deflazione.

Michel Martinez, di Société Générale, dice che gli ultimi pessimi dati chiedono a gran voce un intervento, e prevede un taglio ai tassi di interesse dello 0,05% e un tasso di deposito negativo dello 0,1%. Si aspetta che la BCE compri 100 miliardi di euro in Asset-Backed Securities entro l’anno, con un vero e proprio Quantitative Easing fino a 1.500 miliardi di euro come arma di riserva nel caso la ripresa si spegnesse completamente.

Anche se l'Eurozona nel suo complesso è cresciuta dello 0,2%, questo è dovuto in gran parte alla Germania, dove la crescita è stata dello 0,8%. Il paese è in una posizione unica, con un commercio molto intenso con l'Asia orientale e beneficiando di un tasso di cambio cronicamente sottovalutato all'interno della struttura dell’Unione Monetaria Europea.

La Spagna ha avuto una crescita dello 0,4%, ma ciò è dovuto ad una compressione delle importazioni e all'uso del "deflatore del PIL" di –0,4%. Le esportazioni spagnole sono scese dello 0,6%. "Si tratta di un miraggio statistico," ha detto Simon Tilford, del Centre for European Reform.

“Non stiamo assistendo ad alcuna ripresa, salvo in Germania, e la situazione diventa ancor più preoccupante quanto più la si analizza a fondo. La crescita del PIL nominale è molto debole, perciò assisteremo a un significativo incremento dei rapporti debito/PIL" ha detto. “Pensiamo che sia molto improbabile che la BCE lanci un QE così radicale e intenso da convincere i mercati di avere intenzioni durature,” ha detto.

Il crollo del PIL olandese è uno shock terribile per il governo, che aveva già cantato vittoria troppo presto dopo una doppia recessione. Anche se una caduta nella produzione di gas a causa dell’inverno mite può aver distorto i dati, l’economia rimane vicina a una trappola deflattiva del debito. Bruno de Haas, un ex funzionario della Banca Centrale olandese e autore di “Perché sarà l’euro a spezzare noi”, ha detto che il fatto di essere membro dell’unione monetaria ha avuto un effetto disastroso sulla struttura del credito del paese e adesso sta bloccando la ripresa.

“Prima l’Olanda tornerà al Fiorino e meglio sarà,” ha dichiarato. Il prezzo delle proprietà olandesi è sceso del 20%, spingendo un quarto dei mutui in patrimonio netto negativo. Mentre la crisi continua, diventa sempre più difficile per le famiglie olandesi far fronte a prestiti che ammontano a circa il 250% del reddito disponibile.

Dario Perkins, di Lombard Street Research, dice che l’Olanda corre un rischio di deflazione del 70% secondo il modello di deflazione del Fondo Monetario Internazionale, che valuta un complesso mix di fattori, inclusi la contrazione del credito, oltre il semplice livello dei prezzi. I dati forse più preoccupanti arrivano dal Portogallo, dove le esportazioni sono svanite e la deflazione sta guadagnando terreno.

Questo è uno sviluppo terribile per un paese con un debito pubblico e privato che si avvicina al 400% del PIL, secondo alcune stime.

Articolo scritto da Evans Pritchard per The Telegraph e tradotto da Voci Dall'eEstero - che ringraziamo. 


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