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Max Parisi

ANALISI / COSA ACCADRA' SUI MERCATI DOPO LE EUROPEE? TRE SCENARI CON UN PUNTO IN COMUNE... (INADATTO A DEBOLI DI CUORE)

martedì 20 maggio 2014

Quanto accaduto lunedì sui mercati finanziari - con l'impennata dello spred BTp-Bund e violenti ribassi in Borsa a Milano - può essere visto come l'antipasto di quanto ci potrebbe aspettare l'indomani delle elezioni europee previste per domenica 25 maggio.

Nella gestione dei rischi è sempre opportuno fare la cosiddetta analisi “what if”, ovvero prevedere tutti i diversi scenari possibili e le eventuali contromisure. Questa disciplina all'estero viene usata non solo per prevedere eventuali calamità, ma anche in ambito politico ed economico, ed è quello che faremo anche noi in questo articolo.

Cerchiamo quindi di capire quali scenari ci possono aspettare a seguito delle elezioni europee, andando in ordine decrescente di probabilità.

A) I movimenti anti euro ed anti ue ottengono una netta affermazione nelle singole nazioni. In virtù del sistema elettorale proporzionale puro con soglia di sbarramento, essi potrebbero ottenere la maggioranza relativa al parlamento di Bruxelles. Secondo le proiezioni, questi movimenti vengono dati tra il 20 ed il 32% a seconda delle nazioni. Risultati eccezionali, ma potrebbero non essere sufficienti per garantirsi la maggioranza assoluta dei seggi. In questo caso diventerebbe molto probabile una sorta di “grande ammucchiata” tra PSE e PPE (i due eurogruppi storici) in nome della salvezza della ue. Quello della grande (e aggiungiamo noi vergognosa) ammucchiata è uno scenario già previsto ed auspicato da un vecchio arnese della politica come Romano Prodi, che non parla mai a caso. L'unione tra PPE e PSE servirebbe per bloccare ogni progetto di riforma in senso democratico della UE e del meccanismo della moneta unica, garantendo così lo status quo di una Germania predatrice di benessere a danno di tutto il resto dell'Europa e di un dominio incontrastato degli interessi dei gruppi bancari rispetto alle esigenze del popolo.

Per riuscire a far digerire questo autentico mostro antidemocratico ai cittadini europei, ci aspettiamo una serie di crolli borsistici già da lunedì 26 maggio, magari congiuntamente all'esplosione dello spread tra titoli di stato italiani e spagnoli e quelli tedeschi. A quel punto si scatenerebbero i media urlando al rischio di crollo dell'unione europea e dell'euro con trasmissioni apocalittiche  su un futuro di miseria, distruzione e guerre in Europa (non ci credete? Provate a guardarvi gli spot che passano già oggi sulla Rai a favore della ue). A quel punto, l'unica salvezza sarebbe appunto la grande coalizione per salvare la ue e l'euro, assicurando un futuro di povertà e disperazione, questa sì reale, a tutti i cittadini europei. Un sentore di questo si è visto lunedì 19 maggio, con i pesanti cali di borsa ed il ritocco verso l'alto dello spread. Il motivo? Il risultato avverso ai partiti tradizionali a favore della ue in Grecia, con la netta avanzata di Siryza e Alba Dorata.

B) I movimenti anti euro ed anti ue superano ogni più rosea aspettativa ed ottengono la maggioranza assoluta dei seggi al parlamento europeo. In questo caso si aprirebbe uno scenario totalmente nuovo ed inaspettato per l'intero continente. Una simile affermazione significherebbe un profondo ripensamento non solo della moneta unica, ma anche del concetto stesso di ue. Attenzione: questo non significa tornare a pericolosi nazionalismi anteguerra, ma ad una visione maggiormente democratica della ue e, soprattutto un ritorno alle sovranità nazionali e quindi della democrazia. Si tratta di uno scenario temuto dalla Germania, che vedrebbe minacciata la propria egemonia sul continente per merito delle politiche di austerità che è riuscita ad imporre a tutte le nazioni. A questo punto è molto probabile che le banche tedesche potrebbero iniziare a fare speculazione sui titoli di stato dei paesi maggiormente in difficolta per “far saltare il banco” attribuendo ad altri la responsabilità. Il tasso di cambio euro dollaro rappresenta una soglia più che accettabile per il “nuovo marco”, mentre risulta del tutto insostenibile per tutto il resto d'Europa. Quello che Merkel non vuole, è assumersi la responsabilità della fine dell'euro  (non si è mai assunta una responsabilità in prima persona in tutta la sua carriera politica) o dell'uscita della Germania dalla moneta unica. Le banche tedesche sono state protagoniste della speculazione programmata per costringere alle dimissioni l'allora premier Silvio Berlusconi, per cui non avrebbero problemi a rifare lo stesso giochino. Con spread e rischio debito alle stelle ed un parlamento europeo ostile a nuove politiche di austerità, la Germania sarebbe “costretta” ad uscire per salvare i suoi cittadini e le sue imprese dal disastro di un voto “populista”. Alla pari dei bambini che non accettano la sconfitta e buttano via i giocattoli, la Germania potrebbe fare la finta offesa ed andarsene perché “costretta”.

C) Uno dei partiti tradizionali, PPE o PSE, riesce ad ottenere la maggioranza al parlamento europeo. E’ lo scenario meno probabile, ma anche il più pericoloso tra quelli possibili. Al di là delle dichiarazioni di facciata, i due eurogruppi storici sono in realtà le due facce della stessa medaglia asservita agli interessi dei grandi gruppi bancari e della Germania. Una loro vittoria significherebbe la prosecuzione, anzi l’inasprimento della politica di austerità imposta da Merkel e dai paesi satelliti, condannando l’intero continente a decenni di miseria e disoccupazione. Le borse, potrebbero reagire bene, in quanto i grandi potentati economici si sentirebbero rassicurati da un simile esito elettorale. Tuttavia questo non è certo: i mercati finanziari sono ampiamente sopravvalutati, per cui potrebbero decidere di dare una forte correzione agli indici, scatenando comunque un’ondata di vendite giustificandola con le scarse prospettive di crescita delle nazioni aderenti alla moneta unica.

Avete notato? Tutti e tre gli scenari prevedono la possibilità di pesanti ribassi borsistici. Il motivo? Semplice: a prescindere dall’esito elettorale, gli indici sono “gonfi” e la bolla è pronta ad esplodere. Quello che manca è il motivo scatenante, ma le elezioni europee rappresentano l’innesco perfetto: a prescindere dal loro esito, offriranno motivazioni sensate per far partire l’ondata speculativa al ribasso.

Questo significa che gli elettori devono votate ignorando completamente i segnali che stanno giungendo dai mercati: le minacce del “lo vuole il mercato” sono armi spuntate. Il mercato, inteso come operatore razionale, non esiste se non nella testa degli economisti. Esiste la speculazione ed il parco buoi, una terza via al momento non è prevista.

Quello che conta, quindi, è andare a votare e votare per il modello di Europa che si desidera per il futuro: da un lato un’Europa dei popoli, dove il mercato sia gestito per portare il benessere tra la gente (il modello sociale europeo perseguito fino alla caduta del muro di Berlino. Ricordate? Una pensione accettabile, un servizio sanitario, degno di questo nome, ammortizzatori sociali in grado di dare tranquillità ai cittadini), dall’altro quello di un continente assoggettato alle esigenze della finanza, dove il benessere è riservato a poche migliaia di persone e milioni di individui sono condannati ad un’esistenza ai limiti della sussistenza. Pensate che sia troppo pessimista? Andate a chiederlo ai milioni di cittadini greci privi di riscaldamento ed assistenza sanitaria.

Il 25 maggio, comunque, vada, sarà uno spartiacque epocale per l’Europa.

Autore articolo: Luca Campolongo
consulenza@sosimprese.info
www.sosimprese.info

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