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Max Parisi

L'ECONOMISTA ZINGALES TERRORIZZA LETTORI (DI REPUBBLICA E WALL STREET ITALIA) CON LA BUFALA ''DISASTRO USCITA DALL'EURO''

martedì 6 maggio 2014

Intervistato dal quotidiano “LaRepubblica”, e riportato anche dal noto sito economico Wallstreet Italia, il noto economista Luigi Zingales ha dipinto scenari apocalittici in caso di uscita dell'Italia dall'euro.

Proviamo a vedere se quanto afferma Zingales sia o meno fondato e, soprattutto, se i contro dell'uscita dall'euro siano o meno maggiori dei pro.

1) L'economista paventa prima di tutto una svalutazione della nuova lira nell'ordine del 30%, ma con possibilità di arrivare anche ad un 50% rispetto all'euro. Implicitamente Zingales ammette che l'euro è una moneta nettamente sopravvalutata rispetto al potenziale dell'economia italiana. Questo significa che o l'euro si svaluta di una percentuale analoga, o per l'economia italiana non ci sono vie di scampo, perché i nostri prodotti risulteranno irrimediabilmente troppo cari sui mercati internazionali. L'alternativa che l'economista si guarda bene dal citare nell'articolo, è che per far tornare competitivo il sistema economico italiano, senza uscire dall'euro, sarebbe necessario fare una cosiddetta svalutazione interna sempre nell'ordine del 30-50%. Tradotto in parole comprensibili a tutti, significa dover tagliare salari, stipendi e redditi di una simile percentuale, in modo da abbattere internamente il costo del lavoro e rendere così competitivi i nostri prodotti all'estero.

In soldoni, si ritiene preferibile costringere i cittadini ad accettare un tenore di vita più basso del 30-50% piuttosto che riconoscere che l'euro così com'è è sopravvalutato ed aiuta solo l'economia tedesca.

Chi ritiene che questa mia affermazione sia priva di fondamento, si rammenti che l'operato del governo Monti è stato quello di distruggere la domanda interna (per sua stessa ammissione in un'intervista alla CNN), con la conseguenza di mandare il paese in recessione e far così esplodere la disoccupazione, in particolare quella giovanile. Perché è stata fatta una mossa all'apparenza così suicida? Proprio perché le teorie economiche, di cui Monti e Zingales sono grandi ed indiscussi sacerdoti, predicano che in caso di alta disoccupazione, i cittadini saranno disposti ad accettare salari e redditi sensibilmente più bassi pur di lavorare. Ovvero la famosa svalutazione interna non detta, ma auspicata da Zingales come alternativa all'uscita dell'Italia dall'euro.

2) Il secondo punto interessante è il rischio di una iperinflazione dovuta all'aumento del costo dei trasporti e delle materie prime, ma soprattutto dei primi, legati al fatto che il barile di petrolio si impennerebbe. Forse è il caso di ricordare che per neutralizzare in larga misura questo rischio, sarebbe sufficiente togliere alcune delle folli accise che il governo Monti (sempre lui!) e Letta (buon secondo nell'opera di demolizione dell'economia italica) hanno applicato sul prezzo alla pompa. Forse qualcuno si è dimenticato che nell'arco di una notte, Monti applicò una mega accisa da oltre 15 centesimi (300 delle vecchie lire!) al litro di carburante. A detta dell'interessato doveva portare fior di miliardi di euro di nuove entrate nelle casse dello stato; in realtà ha portato solo ad un crollo dei consumi dei carburanti. Eliminare queste folli accise, consentirebbe, quindi, di sterilizzare in larga misura l'aumento del costo dei carburanti e quindi dell'inflazione.

3) Zingales paventa il crollo del sistema bancario a causa della corsa degli sportelli. Facciamo una piccola premessa: il sistema bancario italiano è già morto, visto che al momento ha restituito solo il 20% dei fondi che la BCE gli ha prestato, contro una media del 50% degli altri paesi e che solo MPS necessita di altri 5 miliardi di euro per non saltare. Quindi, quello della corsa agli sportelli, semmai, è l'ultimo dei problemi per le nostre banche. L'economista  concorda che si potrebbe evitare la corsa agli sportelli, imponendo un limite di prelievo al contante, ma che non sarebbe attuabile perché chi facesse una mossa del genere, si brucerebbe politicamente. Premesso che questo dimostra in realtà il disprezzo del teorico per la popolazione, ritenendola incapace di capire il perché di scelte se spiegate in modo corretto, un limite al prelievo di contanti è stato più volte attuato nel passaggio da vecchie a nuove monete e, appunto, se argomentato in modo corretto e per tempo, non comporta problemi.  Appare oltremodo sconcertante che Zingales bolli come caotico il fatto che alcuni cittadini potrebbero decidere di acquistare dollari, o altre valute oppure portare i propri risparmi all'estero. Mi perdoni, il professore, ma forse tutte queste non sono normali attività svolte dagli intermediari finanziari? Forse che già adesso, chi ne ha la disponibilità e la possibilità, non ha diversificato il proprio portafoglio con prodotti e valute diverse rispetto al semplice euro? La diversificazione di asset e valute è la prima regola che viene insegnata ad ogni promotore finanziario per rendere felice i propri clienti. Ergo, o Zingales mente sapendo di mentire, o nuovamente dimostra di avere scarsa stima degli italiani, che difatti spesso accosta in modo tutt'altro che positivo agli argentini.

4) Zingales poi spaventa i pensionati dicendo che in caso di uscita dell'Italia dall'euro ci sarebbe sì un boom delle esportazioni e dell'economia (toh, ma non sarebbe stata la rovina per l'Italia?) quindi con nuovi posti di lavoro e di guadagno per i giovani, ma per gli anziani ci sarebbe solo svalutazione e quindi sacrifici. Peccato che l'economista si dimentichi che l'uscita dall'euro rappresenterebbe la storica occasione di riappropriarsi della sovranità monetaria, ovvero della possibilità, da parte della banca centrale italiana, di acquistare titoli di stato in cambio di moneta, con la quale, ad esempio, finanziare l'aumento delle pensioni, dello stato sociale e dei grandi investimenti in infrastrutture di cui il nostro paese ha un disperato bisogno. Anche in questo caso qualcuno potrebbe obiettare che l'acquisto da parte della banca centrale del debito pubblico potrebbe minare la credibilità dello stato e generare iperinflazione. Valutando quanto denaro la banca centrale americana, quella inglese, quella giapponese o quella cinese hanno immesso nel mercato con operazioni cosiddette di “quantitative easing”, tutte queste nazioni dovrebbero avere un tasso d'inflazione almeno a tre zeri, mentre la realtà dei fatti lo smentisce. Oltretutto in Italia siamo pure in deflazione, quindi non si riesce a capire come la sovranità monetaria possa comportare pericoli di questo genere se attuata in modo corretto.

Quello che fa specie, nell'articolo di Zingales è l'ossessione nel voler accostare l'Italia all'Argentina in caso di uscita dall'Euro, omettendo di citare esempi diversi di sovranità monetaria, come l'Ungheria di Orban o l'Inhilterra, che non ci pensano minimamente di adottare l'euro e stanno benissimo senza.

Uscire da un'unione monetaria non è certo segno di catastrofe: in fondo sono molto più numerosi gli esempi di unioni monetarie fallite che quelle di successo.

Certo, riconoscere che l'euro è stato un fallimento significherebbe, per molti economisti, dover ammettere di aver sbagliato previsioni e di aver seguito teorie fallaci.

Noi, che economisti non siamo, ma da anni ci “sporchiamo le mani” a fianco delle imprese per farle vivere e prosperare, riteniamo sia molto più dignitoso ammettere di aver sbagliato e trovare soluzioni alternative, piuttosto che auto contraddirsi nell'arco di poche righe o di fare accostamenti geopolitici ed economici forzati e parziali.

Perseverare sulla strada sbagliata solo per non ammettere di aver sbagliato, porta sempre a situazioni catastrofiche.

A meno che non si ritenga che questa unione europea, questa moneta unica che di fatto avvantaggia solo una nazione, ovvero la Germania, si stia muovendo correttamente. Tuttavia  non ci risulta che Zingales, Monti e tutti gli euro sacerdoti italiani abbiano nazionalità e cittadinanza teutonica…

Luca Campolongo


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