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Max Parisi

BLOCCO STIPENDI PUBBLICI: ALTI UFFICIALI FORZE ARMATE E DIRIGENTI FORZE DI POLIZIA RICORRONO ALLA CORTE DI STRASBURGO!

lunedì 5 maggio 2014

Roma  - Il blocco degli stipendi per le Forze armate finisce davanti alla Corte di Strasburgo. Un centinaio di dirigenti (soprattutto colonnelli e generali) delle Forze armate e delle Forze di polizia ad ordinamento militare, cioe' la Guardia di Finanza e l'Arma dei carabinieri, hanno infatti presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo contro il blocco di tutti gli incrementi retributivi per il periodo 2011-2014. La misura era entrata in vigore il primo gennaio del 2011 a seguito del decreto legge numero 78 del 2010 (cioe' il decreto su misure urgenti di stabilizzazione finanziaria che conteneva il congelamento per tre anni degli stipendi dei dipendenti pubblici), recentemente prorogato dal governo Pd con regolamento fino a fine 2014.

Del blocco che riguarda, ricorda una nota, non soltanto gli scatti automatici, ma anche l'adeguamento Istat e gli aumenti legati alla progressione di carriera, sono stati vittime gli appartenenti alle Forze armate al pari di tutti gli altri pubblici dipendenti non contrattualizzati, con la sola eccezione dei magistrati "i quali continuano a fruire di tutti gli automatismi stipendiali grazie ad una pronuncia resa dalla Corte costituzionale alla fine del 2012 in nome della tutela dell'indipendenza della magistratura".

In particolare gli ufficiali delle Forze armate, rappresentati dai legali Andrea Saccucci e Guerino Fares, hanno denunciato dinanzi alla Corte di Strasburgo la violazione del diritto al rispetto dei beni (in cui rientra anche la legittima aspettativa al conseguimento degli aumenti stipendiali previsti per legge) e del divieto di discriminazione per effetto del blocco.

Due i profili di discriminazione lamentati nel ricorso: il primo riguarda la disparita' di trattamento subita dai militari rispetto ai magistrati, nei cui riguardi il blocco degli automatismi e' stato dichiarato costituzionalmente illegittimo; il secondo riguarda gli effetti "gravemente discriminatori che il blocco ha prodotto all'interno delle stesse Forze armate, ponendo i ricorrenti in una condizione di irragionevole svantaggio, a parita' di funzioni e responsabilita', rispetto a tutti coloro che, invece, hanno potuto giovarsi dell'incremento stipendiale previsto per legge, avendone maturato i presupposti anche soltanto un giorno prima del blocco".

Come spiega Saccucci, professore di diritto internazionale, 'e' assurdo e irragionevole che un colonnello promosso nel 2011 debba subire una sostanziale decurtazione del proprio trattamento retributivo, mentre il collega che ha conseguito la medesima promozione nel 2010 (magari soltanto qualche giorni prima) sia totalmente esentato dalle misure straordinarie finalizzate al contenimento della spesa pubblica.

Cosi' come e' assurdo e irragionevole che chi abbia conseguito la promozione dal 2011 in poi riceva la stessa retribuzione di chi, invece, tale promozione non ha conseguito nel medesimo arco temporale, nonostante l'assunzione di superiori e piu' gravose responsabilita' di comando'. Molti ufficiali delle Forze armate si erano gia' rivolti al tar del Lazio, assistiti dai legali Guido Corso e Guerino Fares, nella speranza di ottenere il rinvio degli atti alla Corte costituzionale.

Nel frattempo, la Corte si e' gia' pronunciata su ricorsi analoghi presentati dai diplomatici e dai docenti universitari, ritenendo costituzionalmente legittime le norme. Come spiega Fares 'il prossimo 7 maggio, si terra' l'udienza di discussione davanti al tar del Lazio e noi insisteremo affinche' la questione sia rimessa al vaglio della Corte costituzionale in ragione delle specificita' proprie della carriera militare. Qualora il tar del Lazio dovesse ritenere di non procedere in tal senso, sara' la Corte di Strasburgo a dire l'ultima parola'. 

 


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