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Max Parisi

ANCHE LA STAMPA SVIZZERA - DI SOLITO NEUTRALE - CONTRO L'APPOGGIO DELLA UE A KIEV CHE STA AGGREDENDO LE REGIONI DELL'EST

lunedì 5 maggio 2014

Scontri fra manifestanti filo-russi e filo-ucraini e l’incendio di una sede di un sindacato, venerdì a Odessa sono costati la vita a 46 persone. L’esercito ucraino prosegue il suo intervento contro i separatisti nell’est del paese. Secondo i commentatori, si tratta di una svolta nella crisi e all’Occidente viene chiesto di non più sostenere incondizionatamente il governo di Kiev.

Mentre l’Ucraina oscilla ancora fra guerra e pace, gli eventi di Odessa costituiscono una svolta decisiva nella crisi, spiega l’esperto in sicurezza Eerik-Niiles Kross nel quotidiano estone Eesti Päevaleht : “Fra qualche giorno capiremo quel che la strage di Odessa ha significato per il conflitto. La Russia può prendere Odessa come pretesto per replicare alla riuscita offensiva dell’esercito ucraino e cercare di sferrare un attacco nell’Ucraina orientale. … L’interpretazione che il Cremlino farà degli eventi di Odessa sarà decisiva per il futuro dell’Ucraina.

Se la Russia non procede a una contro offensiva e se le truppe ucraine riusciranno a pacificare i centri abitati, si potrà dire che l’Ucraina ha registrato un primo successo in questa guerra. Nella tragedia di Odessa si può vedere una provocazione russa finita male e sperare che le parti coinvolte trarranno insegnamenti per il futuro.”

I morti di Odessa gettano sui dirigenti ucraini un’ombra che dovrebbe portare l’Occidente a rivedere le sue posizioni, scrive il quotidiano della repubblica ceca Právo : “L’Europa non dovrebbe continuare a sostenere ciecamente il regime di Kiev. Non è sufficiente esercitare una pressione costante su Mosca e limitarsi alle condanne verbali di fronte agli eccessi perpetrati dai nazionalisti ucraini, con il pretesto di voler preservare l’unità del paese.

Si deve far capire a Kiev che va messa subito fine alle violenze. Gli sforzi per difendere gli interessi elementari di sicurezza della popolazione valgono di più per l’unità del paese che non i tentativi di conquistare qualche vittoria militare.

Proseguendo questa terribile violenza, il governo di Kiev fa il gioco di Mosca. Se la politica occidentale continua a tollerare le azioni di Kiev, senza trarre conclusioni dalla tragedia di Odessa, dovrà dubitare di sè stesso.”

Fonte notizia: ticinolive.ch - che ringraziamo. 

A titolo di cronaca, riportiamo l'articolo sulla strage di Odessa pubblicato dall'Huffington Post del Gruppo Espresso - Repubblica, non esattamente sulle posizioni politiche della destra italiana e/o della Lega Nord.

"Il 2 maggio scorso a Odessa, a seguito di violenti scontri tra autonomisti/secessionisti e sostenitori del governo auto-proclamatosi di Kiev, un gruppo di manifestanti filo-russi disarmati si è rifugiato nel Palazzo dei Sindacati. Una folla composta da ultrà calcistici ed estremisti di destra, sostenitori del governo auto-proclamatosi, ha circondato il palazzo e l'ha incendiato con un fitto lancio di bombe molotov. Trentotto persone, intrappolate all'interno, sono rimaste uccise: arse vive, soffocate dal fumo o schiantate al suolo nel disperato tentativo di sfuggire alle fiamme lanciandosi dalla finestra (secondo testimoni oculari, i sopravvissuti alla caduta sarebbero stati linciati dagli assaltanti filo-occidentali). Questi i fatti come sono immediatamente emersi, al di là di ogni ragionevole dubbio, grazie a video incontrovertibili che mostrano gli ultrà filo-occidentali assaltare e incendiare il palazzo. Eppure, per quasi un giorno intero la stampa italiana è stata incredibilmente vaga nel raccontare l'evento. Ancora la mattina del giorno seguente, si leggeva nel sito del "Corriere della Sera": "Trentotto persone sono morte in un incendio scoppiato nella città ucraina di Odessa e legato ai disordini tra manifestanti filo russi e sostenitori del governo di Kiev". Una formulazione che sembra costruita ad hoc per non lasciare intendere ai lettori che il rogo fosse doloso, né far capire chi fossero gli aggressori e chi le vittime. Il sito di "Repubblica" recitava, invece: "È di almeno 38 morti anche il bilancio delle vittime degli scontri tra separatisti e lealisti a Odessa, città portuale ucraina sul Mar Nero. "Uno di loro è stato colpito da un proiettile", ha riferito una fonte all'agenzia Interfax, "mentre per quel che riguarda gli altri non si conosce la causa della loro morte". La sede dei sindacati è stata data alle fiamme. Le persone sono morte nell'incendio. Gli scontri sono violentissimi". Qui la ricostruzione è confusa, perché mischia il resoconto del rogo coi precedenti scontri occorsi in città. Si ammette che il Palazzo dei Sindacati è stato arso volontariamente, ma si omette di specificare da parte di chi, e che le 38 vittime sono tutte di una singola fazione. Peggio faceva il sito de "L'Unità" che, addirittura, imputava l'incendio alle vittime: "Un numero consistente di persone ha perso la vita nell'incendio della sede dei sindacati, messa a fuoco dai separatisti filorussi". Un grottesco ritratto di un presunto suicidio di massa, corretto dopo diverse ore ma non imputando la strage ai reali colpevoli, bensì lasciando indefinita l'identità di aggressori e vittime: "A Odessa, città portuale sul Mar Nero, separatisti e fedeli al governo di Kiev si sono scontrati armati di bastoni e sassi, ma sono stati sparati anche proiettili. I morti nelle violenze a Odessa sono almeno 38. Lo ha riferito il ministero dell'Interno ucraino. Un numero consistente di persone ha perso la vita nell'incendio della sede dei sindacati. "Si è trattato di un gesto criminale", ha affermato il governo, indicando che una trentina di persone è morta per l'intossicazione da fumo e altre 8 si sono schiantate al suolo dopo che si erano gettate dalle finestre dell'edificio per sfuggire alle fiamme". Di fronte alle prove schiaccianti dei video e delle testimonianze unanimi, quando ormai tutto il mondo riconosceva la matrice della strage, anche la stampa italiana ha corretto il tiro. Ma qui il fenomeno si fa non meno curioso (e increscioso). Quasi come da manuale, viene messa in atto quella manipolazione delle notizie che gli studiosi hanno riconosciuto nel triplice processo di agenda-setting (definizione delle priorità), priming (relazionamento dei contenuti a specifiche questioni) e framing (suggerimento delle interpretazioni). Si è già sottolineato come i governi, i media e le società civili occidentali (e specularmente quelli russi) abbiano affrontato in maniera opposta e incoerente i due casi della Libia 2011 e dell'Ucraina 2014. Nel 2011 la stampa italiana (e in genere occidentale) dava ampio risalto alla repressione dell'insorgenza libica, non risparmiandosi le esecrazioni contro il regime. Immaginiamoci se allora una teppaglia pro-Gheddafi avesse bruciato vivi 38 oppositori rifugiati in un palazzo, di fronte alla polizia presente ma passiva. Inutile sottolineare che la stampa occidentale avrebbe pullulato di editoriali indignati e, almeno in parte, interventisti. Oggi invece, anche dopo aver riconosciuto l'orrore di quanto realmente accaduto a Odessa, la stampa italiana è estremamente scevra di giudizi e condanne. Il tutto è trattato in maniera asettica e distaccata. Si veda, a titolo di esempio, come ora il "Corriere" descrive la vicenda: viene detto tutto, ma nel centro dell'articolo e senza commenti o giudizi. Rispetto ai fatti di Libia, o anche della Siria quando ancora la versione ufficiale voleva i "cattivi" assadiani contro i "buoni" ribelli (oggi la vulgata è che i "cattivi" assadiani combattono i "cattivi" salafiti), la stampa italiana si mostra molto più cauta anche nella selezione delle immagini da mostrare. All'epoca i video amatoriali non verificati erano regolarmente portati all'attenzione del pubblico - ma, curiosamente, solo quelli che accusavano i regimi, e non i video (altrettanto amatoriali e non verificati) che mostravano presunti crimini dei ribelli. Attualmente, nessun media italiano risulta abbia ancora mostrato le foto - anche in questo caso amatoriali e non verificabili - che ritrarrebbero i corpi delle vittime del rogo di Odessa. Nietzsche diceva che non esistono i fatti ma solo le interpretazioni. Talvolta la stampa italiana appare sbadata nel raccogliere e fornire notizia dei fatti; ma è sempre pronta e creativamente incoerente quando si tratta di interpretarli al posto dei lettori".

Questo articolo conferma parola per parola le notizie che il nostro quotidiano ha pubblicato PRIMA di questo pezzo dell'Huffington Post diretto da Lucia Annunziata - che nella circostanza ringraziamo. 


ANCHE LA STAMPA SVIZZERA - DI SOLITO NEUTRALE - CONTRO L'APPOGGIO DELLA UE A KIEV CHE STA AGGREDENDO LE REGIONI DELL'EST


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