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Max Parisi

''EUROPA: DEBITI DISOCCUPAZIONE SVILUPPO E INNOVAZIONE FINITI ALTROVE. E' IL LIBERISMO ECONOMICO UE'' (VOCE DELLA RUSSIA)

mercoledì 30 aprile 2014

L’Europa boccheggia. Debiti elevati, record di bassi investimenti, aumento della disoccupazione, fanno sì che vi sia una repentina diminuzione di speranza di un futuro migliore. Gli europei sono incalzati su tutti i fronti: l’economia è ad un punto morto, vi sono cali di produttività e lo sviluppo innovativo è passato nelle mani di altri continenti.

L’Europa ha bisogno di un rinnovamento economico e politico, ma molti esperti ritengono che l’avvento di una “primavera europea” sia ancora molto lontano. La “primavera europea” sobbolle da molto, nondimeno ancora non è arrivata. All’inizio della crisi finanziaria sono state salvate le banche. Il fallimento delle grandi banche non poteva essere consentito, secondo la tradizionale formula “troppo grande per cadere”. Così fu salvato il budget e poi fu salvato l’euro. Nel 2011, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha ribadito: “Il crollo dell’euro significa il crollo dell’Europa”. Ora si è iniziato a capire che la cosa peggiore per l’Europa è il crollo del suo capitale umano.

In alcuni paesi europei, l’entità della disoccupazione è tale da minacciare di distruggere il tessuto sociale della società, secondo alcuni autorevoli esperti. Particolarmente pericolosa è la disoccupazione giovanile in crescita. In Portogallo, questa percentuale è salita al 38%, dietro, ma non lontano, l’Italia, al 37%. La situazione peggiore si registra in Grecia, con il 56%. In Spagna la situazione è critica al 58%, con la perdita di un’intera generazione di professionisti e con la perdita di denaro. In futuro, l’Europa dovrà cercare di trovare ricette comuni per il risanamento. Oggi è chiaro che la situazione dev’essere corretta, dichiara Ludmila Babynina, Dottore in Scienze Politiche e Direttore del Centro d’Integrazione Politica dell’Europa, dell’Accademia Russa delle Scienze:

Sia a livello degli stati-membri, sia a livello dell’Unione Europea, occorrerà attuare programmi che impediscano il deflusso dei giovani professionisti, nonché programmi di riqualificazione professionale, per l’occupazione, il lavoro temporaneo e la creazione di un mercato del lavoro più flessibile. Perché a tutti i livelli vi è ormai la comprensione che tutto questo è in grande pericolo.

Molti vogliono la primavera europea, ma per quanto è possibile. Gli esperti ritengono che per le elezioni del Parlamento europeo del 22 maggio è aumentata l’insoddisfazione nello svolgere il proprio ruolo. Tuttavia, secondo Tatjana Zvereva, Direttore del Centro Studi Euro-Atlantici, non è previsto alcun cambiamento radicale:

È aumentata la popolarità dei partiti estremisti che non sono soddisfatti dei partiti tradizionali e molti criticano attivamente l’Unione Europea. Questo è il normale processo democratico. Quale sarà l’equilibrio di potere, ce lo dirà il tempo. Non credo ci sarà un cambiamento radicale, poiché i partiti tradizionali si trovano anche nel Parlamento europeo.

Ciò significa che in futuro Bruxelles cercherà di portare tutti sotto un unico standard. Così la zona euro e l’Unione Europea dipendono molto dalla Germania ed i tedeschi chiedono una rigorosa disciplina finanziaria, economia di bilancio e riforme del mercato del lavoro. Questo non piace a molti membri della zona euro, ma la Germania non intende rinunciare alle proprie pretese ed in particolare nessuno agisce contro, fa notare Ludmila Babynina:

Finora nessuno ha dichiarato che intende lasciare l’Unione Europea, nonostante qualunque soluzione antidemocratica. Per quanto riguarda l’economia, queste soluzioni possono sembrare antidemocratiche, ma hanno una loro logica, la logica dell’economismo liberale. Per i paesi come la Grecia non c’è altra soluzione che chiedere aiuto all’Unione Europea e al Fondo Monetario. Qui esiste un’unica legge economica. Che questo piaccia alla popolazione, è tutta un’altra cosa.

E finora l’incertezza economica ed i rischi della Unione Europea rimangono estremamente elevati.

Diana Gorshechnikova per LA VOCE DELLA RUSSIA


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