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Max Parisi

LA REALTA' ITALIANA POSSIEDE IL BRUTTISSIMO DIFETTO DI CONTRADDIRE LA PROPAGANDA DI RENZI: ECCO I DATI E LA BUGIE.

martedì 22 aprile 2014

In questi giorni i media italiani fanno a battaglia tra di loro per lodare il “grande lavoro” svolto da questo governo a favore degli italiani: ci riferiamo ovviamente agli 80 euro in più in busta paga, al taglio del 10% dell’IRAP ed al tetto agli stipendi dei dipendenti pubblici (leggasi taglio).

E’ tutto oro quello che luccica e, soprattutto, sono manovre sostenibili nel lungo periodo? 

La risposta è un secco e sonoro no a tutti e tre i quesiti. Tradotto: il primo ministro ha solo fatto della gran propaganda senza incidere minimamente sulla situazione reale. Vediamo perché.

Gli 80 euro in più in busta paga, vero biglietto da visita dell’ex sindaco di Firenze ed attuale premier non eletto (sempre meglio ricordarlo, giusto per rispetto alla democrazia), sono un semplice specchietto per le allodole. In primis perché non finiscono nelle tasche dei meno abbienti, i cosiddetti “incapienti”, coloro che hanno un reddito talmente basso da essere esentati addirittura dalle tasse e che, quindi, avrebbero maggior bisogno di un incremento del loro reddito. In seconda battuta, avendo acconsentito all’introduzione della TASI ed all’aumento delle sue aliquote, questi 80 euro sono destinati in larghissima parte a svanire. Qualcuno potrebbe obiettare che senza questi 80 euro, la situazione sarebbe stata ancora più drammatica. La risposta è: no. Se per dare 80 euro in più devo aumentare le tasse, allora tanto vale che non le aumenti, in tal modo risparmierò comunque ai cittadini trafile burocratiche. A meno che non si considerino i cittadini talmente stupidi da non rendersi conto che il saldo è nullo, se non negativo.

E il fatto che gli 80 euro possano in realtà diventare un esborso maggiore non è così peregrina: infatti il buon premier non eletto ha pensato bene di aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie al 26%. Qualcuno potrebbe obiettare che in tal modo si colpiscono i “ricchi” operando una redistribuzione del reddito. Niente di più falso: l’aumento della tassazione sulle rendite finanziare va a colpire in modo molto pesante proprio il ceto medio basso, quelli che una volta erano chiamati BOT People e che avendo poche risorse si vedono erodere i loro guadagni ben oltre il 26% (siamo nell’ordine di un 36% reale) sbandierato dal governo per effetto delle imposte in cifra fissa che, ovviamente, impattano molto di più, in percentuale, sulle piccole somme che non sui grandi patrimoni.

Quindi, come vediamo, il “mito” degli 80 euro è stato ampiamente smentito dai fatti.

Ed il taglio del 10% dell’IRAP? Immediatamente mangiato dalla rivalutazione dei beni aziendali che, oltretutto, dovrà essere saldata in una sola rata anziché in tre, come previsto inizialmente.

Non parliamo poi del tetto e del taglio dei super stipendi pubblici, che cozza contro una sentenza della corte costituzione del 2012: il signor Renzi, quindi, riesce a promulgare pure leggi incostituzionali sbandierandole per grandi conquiste. Tale riforma, tuttavia, potrebbe essere una polpetta avvelenata: per aggirare i rilievi della corte costituzione che vertono sull’uguaglianza di tutti i cittadini, il buon Renzi potrebbe pensare di estendere tetto e tagli alle retribuzioni a tutta la popolazione, mettendo così in atto uno dei “suggerimenti” della Troika, già applicato in Grecia con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti: il taglio lineare del reddito di tutti i cittadini.

Oltretutto, queste azioni del governo sono sostenibili nel lungo periodo? La risposta è no. Non sono sostenibili neppure nel brevissimo periodo, dato che dal prossimo anno l’italico stivale dovrà ridurre di un ventesimo l’anno il proprio debito che, a numeri attuali, corrisponde a qualcosa come 60 miliardi di euro oltre le tasse che già paghiamo.

Ora, il signor Renzi, come pensa di ottemperare ad un simile impegno se il suo ministro delle finanze è dovuto andare col cappello in mano davanti alla commissione ue per chiedere di arrivare al pareggio di bilancio nel 2016 e non nel 2015 come previsto? A tale domanda, secondo quanto circola a Bruxelles e ben documentato dal Financial Times, verrà opposto un cortese ma fermo rifiuto. A giugno, naturalmente, dopo le elezioni europee.

Ovviamente il signor Renzi dovrà procedere il prossimo anno ad atti di autentica macelleria sociale, con tagli forsennati su sanità, istruzione e, naturalmente, con una patrimoniale “monstre” della durata di 20 anni.

Esatto: 60 miliardi di riduzione del debito all’anno significa un “contributo” di 1.000 euro per ogni cittadino italiano, neonati e moribondi compresi. Ogni anno, per vent’anni, oltre tutto quello che già si paga oggi di tasse. Come pensa il signor Renzi di reperirli, se già i famosi 80 euro gli costano lo sforamento degli accordi presi con la commissione ue?

Ovviamente su questi quesiti fondamentali i media nazionali tacciono sonoramente: le elezioni europee sono imminenti e quindi non si può rischiare che i cittadini votino in massa per i movimenti che vogliono l’uscita dall’euro e da questa ue sempre più simile per arroganza e potenza distruttiva del benessere al terzo reich nazista o all’URSS staliniana.

Noi, la domanda al signor Renzi la poniamo e chiediamo cortesemente riposta: come pensa di ridurre il debito pubblico di 60 miliardi l’anno negli anni a venire?  E non risponda con l’aumento del PIL perché fior di economisti hanno già sbugiardato simile teoria.

Come dicevano i nostri nonni: domandare è lecito, rispondere è cortesia. Confidiamo quindi in una pronta risposta dell’inquilino, non eletto, di Palazzo Chigi.

Autore dell'articolo: Luca Campolongo


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