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Max Parisi

LA SVIZZERA DENUNCIA: LA GERMANIA HA PRONTA LA LEGGE CHE ESPELLE GLI IMMIGRATI SENZA LAVORO, E GLI ''XENOFOBI'' SIAMO NOI?

martedì 15 aprile 2014

GERMANIA – Mentre gli eurofalliti sbraitano contro la Svizzera, la Germania espelle gli immigrati. E l’Unione Europea non dice una parola…

L’ipocrisia degli eurofalliti assume proporzioni sempre più monumentali. Ormai è storia nota: all’indomani della consultazione del 9 febbraio, da Bruxelles si è levato il coro di strilli al “voto xenofobo”. E’ chiaro il dise­gno: si vuole denigrare e delegitti­mare una scelta d’autonomia bol­landola come “razzista”. Si raccol­gono i putridi frutti di decenni di egemonia kulturale della $inistra spa­lancatrice di frontiere. Quella che tutto sommato tollera la pedofilia (vedi Cohn Bendit, vedi opposizione all’iniziativa Marche Blanche) ma che ha trasformato il nazionalismo in razzismo e quest’ultimo nel reato più infamante che si possa immaginare. E’ chiaro: la pedofilia non impedisce di spalancare le frontiere, il naziona­lismo sì. Scontato dunque il capovol­gimento della scala delle gravità.

Che un popolo voglia difendere la pro­pria autonomia dall’invasione, agli occhi degli eurofalliti di Bruxelles è un reato. Ma di quelli gravi. Senonché come al solito gli eurofalliti se la pren­dono con la Svizzera – dove sanno di trovare il molle, ossia un Consiglio fe­derale di una debolezza scandalosa, che si comporta come se la Confederazione facesse parte dell’UE – senza rendersi conto di quel che accade in casa pro­pria. O piuttosto: fingendo di non ren­dersene conto. Il presidente tedesco Joachim Gauck (neanche in Germania sanno chi è, e conta come il due di briscola, ma pa­zienza) è venuto di recente a Berna ad ammonire, pur elegantemente, sui ri­schi (sic!) della democrazia diretta. Un europarlamentare della CDU, partito della cancelliera Merkel, ha invece di­chiarato che “su certi temi il popolo non dovrebbe votare”. In sostanza il messaggio è il medesimo. Il popolo non deve decidere. Il popolo, come ha declamato dal pulpito del nostro consi­glio nazionale una deputata $ocialista, oltretutto svizzera naturalizzata, “non comanda”. Il popolo deve quindi venire defraudato del proprio benessere, del proprio lavoro e della propria sicurezza da una manica di biechi burocrati non eletti da nessuno, ma si illudono di poter comandare “per grazia ricevuta”. Facendo solo disastri, perché il pro­getto europeo è completamente fallito.

Ma proprio in Germania, però, ecco che la libera circolazione delle persone viene giustamente arginata. Si pongono paletti. E che paletti.

Il nuovo progetto di legge del governo, reso noto negli scorsi giorni, in buro­cratese si chiama: “Aspetti legali e lotta all’utilizzo dell’assistenza sociale da parte dei cittadini degli Stati membri dell’UE”; in italiano si traduce: “Caro immigrato, se non hai lavoro torni a casa tua”. E ci torni in tempi brevi. L’intenzione di Berlino è infatti quella di far sì che chi non trova un impiego in un periodo tra i 3 ed i 6 mesi venga espulso dalla Germania.

Il problema scatenante sono i flussi migratori dai nuovi stati membri UE Romania e Bulgaria che, in singole re­gioni tedesche, stanno provocando sfracelli economici e sociali. Ma anche i paesi mediterranei non scherzano. Gli immigrati spagnoli in Germania, ad esempio, tra il 2004 ed il 2012 sono esplosi, segnando una crescita del 206%.

Dalla Germania alla Gran Bretagna. Il premier inglese Cameron ha sottoposto agli eurofalliti 7 condizioni. O Bruxel­les si piega all’“ettalogo”, o il Regno Unito prende su e se ne va dall’UE. In prima fila tra i 7 punti di Cameron fi­gura pure, ma tu guarda i casi della vita, il controllo dell’immigrazione. In­somma: Londra non vuole l’immigra­zione di massa. Proprio come gli svizzeri razzisti e xenofobi… Aggiungiamo che anche il Belgio, pur essendo una piccola nazione, è della partita (malgrado abbia un premier $ocialista e di origini italiane): l’immi­grato che costa troppo viene espulso.

L’unica a tenersi i migranti che delin­quono o che sono in assistenza, e – colmo dei colmi – a venire accusata di razzismo ogni volta che fa un “cip” per correggere una situazione che nessun altro accetta, nemmeno nel­l’UE, è proprio la Svizzera. Ad esem­pio, a Lugano il 16% dei casi d’assistenza è composto da permessi B. Quando di permessi B in assi­stenza non ce ne dovrebbe essere nemmeno uno: si tratta infatti di per­sone che ottengono di potersi trasfe­rire da noi per “esercizio di un’attività lavorativa”.

Ecco perché l’iniziativa “contro l’im­migrazione di massa”, che da due mesi è diventata disposto costituzio­nale, va applicata alla lettera, subito e senza mollare un millimetro. Se ce­dessimo, saremmo gli unici a farlo. I soliti svizzerotti fessi di cui, e a que­sto punto è pure comprensibile, tutti si fanno gioco.

Autore dell'articolo: Lorenzo Quadri, pubblicato da mattinonline.ch - che ringraziamo. 


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