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Max Parisi

''UNA CERTA INFLAZIONE E' POSITIVA PER L'OCCUPAZIONE, IN UN PAESE CON UN FORTE DEBITO (COME L'ITALIA)'' - PAUL KRUGMAN

giovedì 10 aprile 2014

Il premio Nobel per l'Economia Paul Krugman spiega che nel caso tornasse un po' d'inflazione (in Italia) gli unici che perderebbero ricchezza sarebbero gli oligarchi, quello 0,1% (degli italiani) che sono straricchi e condizionano anche la politica. Esattamente com'era negli anni Settanta.

L'articolo. 

"Ho avuto modo di pensare al modo in cui discutiamo – o NON discutiamo – sull’appetibilità dell'obiettivo di una bassa inflazione. Come ho fatto notare l’altro giorno, l’ultimo World Economic Outlook dell’FMI spiana la strada all’innalzamento dell’obiettivo al di sopra del 2% - ma evita di dirlo apertamente, utilizzando invece un eufemismo in codice. Intanto, la paranoia da inflazione è qualcosa molto di parte. Nei miei appunti per la lezione di domani (all'università -ndr) ho elencato i firmatari della lettera degli economisti che metteva in guardia dal deprezzamento del dollaro conseguente al Quantitative Easing; ovviamente tutti i firmatari sono repubblicani convinti e alcuni tra loro hanno le giuste credenziali ideologiche, ma nessuna competenza a riguardo. (William Kristol e Dan Senor sarebbero esperti monetari?)

Qual'è allora il  punto? Lasciatemi pur dire che, di fondo, questa è una questione di classe. La politica monetaria non è neutrale dal punto di vista tecnico e politico; una certa inflazione può essere positiva per l’occupazione, specialmente in presenza di una situazione di rientro da un debito eccessivo, ma è negativa per lo 0,1% più ricco della popolazione. E questo fatto finisce per esercitare un’enorme influenza sulla discussione.

Vorrei iniziare con un piccolo rebus storico, o piuttosto un rebus su come la storia viene raccontata. Durante il recente dibattito sulla politica monetaria ci sono state delle previsioni apocalittiche  che rievocavano Zimbabwe/Weimar e cose simili, ma anche dei costanti richiami agli anni settanta. Quelli che stavano dalla mia parte del dibattito si sono preoccupati di spiegare perché questa situazione non c’entra niente con gli anni '70. Ma facciamo una domanda diversa: perché gli anni '70 vengono sempre dipinti come un periodo così negativo? Certamente non è stato un periodo molto buono, ma i tempi davvero duri per le normali famiglie dei lavoratori sono state le grandi recessioni, che hanno avuto luogo sotto Reagan, e in qualche misura sotto il primo Bush, e soprattutto dopo la crisi finanziaria del 2008.

Pensate come è strano, alla luce di questa storia, che certe persone nel 2010 o nel 2011, in mezzo a un disastro, dicano:  "Attenzione — se non stiamo attenti, potremmo ripiombare negli anni settanta!" (colonna sonora inquietante in sottofondo). Ma in effetti per alcune persone gli anni ' 70 sono stati veramente i  peggiori — ossia, i proprietari di attività finanziarie.  E a chi stanno a cuore le attività finanziarie, anziché i redditi da lavoro? Allo 0,1% più ricco, che secondo il database Piketty-Saez incassa “solo” il 4% dei salari totali, ma possiede più del 20% della ricchezza totale e di sicuro una percentuale ancora superiore degli asset finanziari.

Carmen Reinhart ha efficacemente sostenuto che i paesi fortemente indebitati normalmente alleggeriscono i loro debiti in gran parte attraverso la "repressione finanziaria" — mantengono bassi i tassi d'interesse mentre con l’inflazione sgonfiano il debito. Il fatto è che, anche se questo approccio sembra sbagliato, in realtà per la stragrande maggioranza delle persone non lo è affatto.

La Gran Bretagna ha ottenuto risultati molto migliori attraverso la repressione finanziaria dopo la seconda guerra mondiale di quelli che ha ottenuto con l'ortodossia dopo la prima guerra mondiale. Però esiste un gruppo di persone, piccolo ma molto influente, che in realtà viene penalizzato dalla repressione finanziaria, che è poi quel che ha fatto Hitler nei confronti degli ebrei: ancora una volta, lo 0,1%.

Ora, non credo che lo 0,1% e i suoi difensori si stiano segretamente lisciando i baffi, sghignazzando al pensiero di come stanno sfruttando le illusioni di una politica sana per arricchirsi a spese del 99,9%  delle persone. I Koch non hanno nemmeno i baffi. Ma io effettivamente penso che il conflitto molto reale tra ciò che è positivo per gli oligarchi e ciò che è positivo per l'economia sta, indirettamente, producendo un potente effetto distorsivo sul dibattito economico".

Articolo scritto da Paul Krugman e tradotto da Voci dall'Estero - che ringraziamo. 


''UNA CERTA INFLAZIONE E' POSITIVA PER L'OCCUPAZIONE, IN UN PAESE CON UN FORTE DEBITO (COME L'ITALIA)'' - PAUL KRUGMAN


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