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Max Parisi

INCHIESTA / I MEZZI DI COMUNICAZIONE FINANZIATI DALLE OLIGARCHIE DELL'EURO FALSIFICANO LA REALTA' : IL CASO IRLANDA

domenica 6 aprile 2014

Dublino - Dal 2008 ad oggi in Irlanda ci sono state nove manovre di bilancio di austerità. Secondo una serie di rapporti pubblicati di recente, le conseguenze sulla popolazione sono state devastanti. Tuttavia, in un universo parallelo, i media Irlandesi continuano a lodare il FMI e il primo ministro Enda Kenny, in articoli degni di concorrere al premio per il 'pezzo-propaganda dell'anno'.

Un importante rapporto dell'OCSE, guardando agli effetti della crisi economica e dell'austerità, osserva che nei paesi dell'OCSE ci sono ora 48 milioni di disoccupati, con un incremento dal 2007 di 15 milioni, di cui oltre un terzo sono rimasti senza lavoro per più di un anno. Tre paesi dell'eurozona - Irlanda, Grecia e Spagna - hanno visto un raddoppio del numero di persone che vivono in famiglie senza reddito da lavoro. Chi è stato colpito più duramente dalla crisi economica e dall'austerità? Sono i gruppi a basso reddito, giovani e famiglie con bambini. Il rapporto conclude dicendo che l'austerità "ostacola il progresso nella riduzione delle disuguaglianze e della povertà" e che le perdite economiche derivanti dall'austerità non sono ripartite equamente. I redditi da lavoro sembrano scendere molto di più dei profitti o delle rendite, e le perdite subite dai lavoratori durano anche più a lungo nel tempo.

Tutto ciò è confermato dal European Trade Union Institute, il quale osserva, inoltre, che per quanto i tassi di disoccupazione europei siano pesanti, la situazione in realtà è ancora peggiore, perché molti dei nuovi posti di lavori sono a tempo parziale. La disuguaglianza del reddito in Europa è aumentata dal 2008, ma l'aumento è stato ancora più drastico dal 2010, quando c'è stata la generale deriva verso l'austerità. Il rapporto conclude che vi è ora una "esercitazione in piena regola nello smantellamento del diritto del lavoro, con un disprezzo completo e assoluto per gli standard lavorativi in vigore, sanciti dal diritto internazionale, europeo e nazionale".

Il think tank Social Justice Ireland ha svolto un'analisi su come sette paesi europei sono stati colpiti dall'austerità. Ha trovato 'livelli preoccupanti di povertà e deprivazione' in Irlanda, Cipro, Grecia, Italia, Portogallo, Romania e Spagna. Quasi un quarto dei giovani in Europa sono disoccupati e l'Irlanda ha uno dei più alti tassi di giovani non occupati, che nemmeno studiano o seguono corsi di formazione. Il 'rischio di povertà' dei giovani adulti irlandesi tra i 18 e i 24 anni dal 2008 è quasi raddoppiato, arrivando a quasi il 27 %. Il tasso di disoccupazione complessivo in Irlanda è di circa il 12 %, ma contando anche l'emigrazione, arriverebbe intorno al 20 %, e includendo anche gli scoraggiati e i lavoratori a tempo parziale non per propria scelta, sarebbe al di sopra del 24%. Un altro rapporto sulla situazione sociale dei giovani in Europa rivela tendenze simili. Nel rapporto si constata che in Irlanda quasi un giovane su cinque ha sperimentato una grave privazione, il doppio che nel 2007, mentre un sorprendente 51% di giovani hanno difficoltà di accesso all'assistenza sanitaria, perché troppo costosa.

Community Platform, una rete di 30 associazioni irlandesi operanti nel settore del volontariato, ha posto alla gente una semplice domanda: “la recessione, e la politica del governo, in che modo stanno toccando la vostra vita?” Sulla base delle risposte, ha concluso che l'austerità è stata “devastante per le persone a basso reddito, disoccupati, emarginati o gente che dipende dal welfare” - insomma , quelli più vulnerabili e che, in primo luogo, non avevano nulla a che fare con la crisi. E avverte che “il duplice attacco della disoccupazione da una parte e dei tagli implacabili a livello nazionale e locale dall'altra, ha spinto gli individui, le famiglie e le comunità nella povertà, con casi documentati di genitori che patiscono loro la fame per poter sfamare i propri figli, di persone non in grado di riscaldare le loro case e di una giovane generazione a serio rischio di andare perduta per disoccupazione, droga e criminalità. Così, fondamentalmente, il quadro che ne viene fuori è di persone che stanno raggiungendo il punto di rottura, perché sopportano il peso di una crisi con la quale non hanno niente a che fare”.

Infine, Peter McVerry ha scritto di recente sul problema dei senzatetto in Irlanda, dicendo che è “fuori controllo” e “sta peggiorando di settimana in settimana e nessuno sembra fare nulla”. Nella sola Dublino, sei persone al giorno diventano senza tetto. Giusto per stare al passo con il problema bisognerebbe aprire un nuovo ostello con 28 posti letto ogni settimana. E' difficile per i senzatetto trovare una casa in affitto, perché a Dublino ci sono 2.500 persone alla ricerca di 1.500 unità abitative e dal 2011 gli affitti sono aumentati del 18%, mentre i contributi per pagare gli alloggi a carico del Dipartimento della protezione sociale sono diminuiti di quasi il 30% dal 2011. In teoria, c'è anche il social housing, ma c'è una lista d'attesa di quasi 90.000 persone. Il governo ha detto di voler costruire delle nuove case nei prossimi due anni, ma questo riuscirebbe a ridurre la lista d'attesa solo del 2%.

Questi approfonditi rapporti provenienti da fonti diverse come l'OCSE e Social Justice Ireland confermano che l'austerità era ed è tuttora la soluzione sbagliata per rilanciare l'economia.

Tuttavia, dal 2008 l' Irish Times sta portando avanti una campagna per “educare” il pubblico alle presunte virtù dell'austerità. Si possono fare molti esempi, ma due più recenti risaltano come profondamente rivelatori dello stato dei media irlandesi mainstream. Essi illustrano il metodo sistematico seguito sin dall'inizio della crisi nel trasmettere acriticamente i punti di vista pro-austerità del governo e della troika.

In primo luogo, Stephen Collins, editorialista politico dell'Irish Times, supera se stesso nel lodare Enda Kenny, perché – chi l'avrebbe mai detto - Kenny ama il suo lavoro. L'elogio è presumibilmente ben meritato perché il suo “piacere evidente nel fare il suo lavoro è un aspetto fondamentale del creare fiducia” e un “elemento chiave del successo di Kenny è stato il suo ottimismo contagioso”. C'è una grande foto accanto all'articolo che mostra Kenny con un grandissimo sorriso. Alcuni lettori potrebbero ben concludere che era semplicemente impossibile trovare un unico risultato reale positivo che non fosse il sorriso di Kenny.

In secondo luogo, Irish Times ha pubblicato un brillante profilo di Christine Lagarde, direttore del FMI dal 2011, scritto da Peter Wilson e dal titolo “Christine Lagarde: pronta a conquistare l'Europa” . Dall'articolo traiamo una serie di informazioni chiave su Lagarde, che solo un giornalista esperto nelle tecniche investigative più rigorose avrebbe potuto scovare. Lei è una “donna alta, carismatica, dai capelli d'argento e vestita Chanel, che buca lo schermo” ed e “l'unica personalità ad essere stata sulla copertina di Forbes e di Vogue contemporaneamente”, e intorno a lei si crea una “emozione vera”. Lei anche “gestisce una capacità di prestito da un trilione di euro” in Europa e “uno dei suoi principali punti di forza ... è la sua durata e resistenza” . Ma questo non è tutto: lei è un'ex campionessa di nuoto e fa “20 minuti di yoga ogni mattina” e “nuota quando può”, ma ha “bisogno solo di sei ore di sonno” per notte. In breve, “sotto il suo fascino c'è la vena competitiva di un'atleta”. Infine, veniamo a sapere che ha uno stipendio esentasse di oltre 480 mila dollari l'anno, abbastanza protetto dall'austerità.

Lo scollamento tra la copertura mediatica e la realtà potrebbe aver raggiunto nuove vette. Come diventa sempre più difficile nascondere il fatto che l'austerità non ha funzionato, i media fanno un ultimo disperato tentativo di “educare” il pubblico?

 

Articolo scritto da Julien Mercille, docente presso l'University College di Dublino, in Irlanda. La professoressa Mercille è uan scecialista in politica estera americana e geopolitica.

L'articolo è stato tradotto da Voci dall'Estero - che ringraziamo.


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