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Max Parisi

RUSSIA ISOLATA PER LA QUESTIONE CRIMEA? MA QUANDO MAI: BRASILE, CINA, INDIA, SUDAFRICA AL SUO FIANCO CONTRO UE-NATO-USA

venerdì 4 aprile 2014

"Ieri durante un meeting a latere del Summit sulla Sicurezza Nucleare all’Aia, i ministri degli esteri dei BRICS (Brasile, India, Cina, Sudafrica, Russia) si sono opposti alle restrizioni sulla partecipazione del Presidente Russo Vladimir Putin al G20 che si terrà in Australia nel Novembre 2014.

Nella loro dichiarazione, i BRICS hanno espresso “preoccupazione” per la dichiarazione del ministro degli esteri australiano Julie Bishop, secondo la quale Putin potrebbe essere escluso dalla partecipazione al summit G20 di Novembre. I Brics hanno dichiarato che: “La gestione del G20 appartiene a tutti gli stati membri in egual misura e nessuno di essi può determinare unilateralmente la sua natura e il suo carattere”.

Questo episodio è altamente significativo, ma niente affatto sorprendente. La Cina, che gioca un ruolo di primo piano nel gruppo dei BRICS, si è astenuta dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che ha censurato la Russia, riducendo così notevolmente l’efficacia del tentativo dei paesi occidentali di isolare il Presidente Putin. Come sostenuto in precedenza (Why China will back Russia on Ukraine), Pechino è propensa ad usare la Russia per bilanciare il potere dei paesi occidentali, e criticare la Russia avrebbe significato sostenere l’ingerenza occidentale in Ucraina.

Il Consigliere alla Sicurezza Nazionale dell’India Shivshankar, da parte sua, ha parlato del “legittimo interesse” russo in Crimea, in quella che è divenuta la dichiarazione maggiormente a favore della Russia fatta da un decisore politico di primo piano di una delle maggiori potenze. L’India ha reso chiaro che non darà il suo sostegno a nessuna “misura unilaterale” contro la Russia, il suo principale fornitore di armi, sottolineando l’importante ruolo della Russia nel gestire le sfide in Afghanistan, Iran e Siria. La mancanza di disponibilità dell'India a criticare la Russia potrebbe anche avere origine dal profondo scetticismo verso il tacito sostegno  dell’Occidente ai diversi tentativi di colpo di stato contro governi democraticamente eletti degli scorsi anni – per esempio in Venezuela nel 2002, in Egitto nel 2013 e adesso in Ucraina.

Il documento finale del meeting dei BRICS afferma anche che “l’escalation del linguaggio ostile, le sanzioni e le contro sanzioni, e il ricorso alla forza non contribuiscono ad una soluzione sostenibile e pacifica, secondo il diritto internazionale, comprensivo dei principi e degli scopi della Carta delle Nazioni Unite”.

E’ probabile che nessuno dei BRICS sia capace o interessato ad agire come mediatore tra la Russia e l’Occidente. Tuttavia le loro critiche alla minaccia australiana di escludere la Russia dal G20 sono un chiaro segno che l’Occidente non riuscirà ad allineare l’intera comunità internazionale al suo tentativo di isolare la Russia".

Articolo scritto da Oliver Stuenkel per postwesternworld.com e tradotto da Voci dall'Estero - che rigraziamo.

Nota.

Oliver Stuenkel è Assistant Professor in Relazioni Internazionali alla Fondazione Getulio Vargas (FGV) a San Paolo, Brasile, dove coordina il branch di San Paolo della Scuola di Storia e Scienze Sociali (CPDOC) e il programma esecutivo in Relazioni Internazionali. E’ anche non-resident Fellow al Global Public Policy Insitute (GPPi) a Berlino e membro del Carnagie Rising Democracies Network. La sua ricerca si concentra sulle potenze emergenti; specificatamente sulla politica estera di Brasile, India, Cina e sul loro impatto sulla governance globale. E’ l’autore dei libri di prossima uscita: “The rise of the Global South?”  (2014, Routledge Global Institutions) e “BRICS and the Future of Global Order” (2014, Lexington)


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