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Max Parisi

LA LEGGE ELETTORALE PASSA ALLA CAMERA ELEZIONI ANTICIPATE SE PASSERA' AL SENATO (QUINDI S'INCHIODERA' LA CASTA HA PAURA)

mercoledì 12 marzo 2014

La riforma della legge elettorale supera il primo scoglio parlamentare e ottiene con 365 voti favorevoli, 156 contrari e 40 astenuti, il via libera della Camera. Ora sara' Palazzo Madama ad occuparsene e, con ogni probabilita', non lascera' il testo intatto. Sia perche' i senatori hanno gia' preannunciato che non sono disposti a fare i notai di Montecitorio, sia perche' sono tante le norme del provvedimento su cui c'e' tuttora contrasto nella maggioranza trasversale che pure lo ha licenziato in prima battuta. La riforma, in effetti, ha subito parecchie trasformazioni rispetto al testo su cui Matteo Renzi, Silvio Berlusconi e Angelino Alfano avevano trovato un'intesa extraparlamentare. Ecco nello specifico le principali disposizioni del nuovo sistema di voto.

C'e' da dire innanzitutto che la riforma, contrariamente a quanto pattuito prima dell'esame parlamentare, si applichera' solo alla Camera dei Deputati. Per agganciarla in maniera ancora piu' vincolante alla riforma istituzionale che dovra' alla fine abolire il Senato elettivo, si e' deciso di limitare il nuovo sistema all'unica assemblea che a regime verra' votata dai cittadini e a cui il governo chiedera' la fiducia.

Premio di maggioranza o ballottaggio

- Con l'obiettivo rivendicato in ogni occasione da Renzi di "conoscere la sera stessa delle elezioni chi ha vinto e chi ha perso" la nuova legge assegna alla coalizione o al singolo partito che raggiunge almeno il 37 per cento dei consensi nelle urne un "premio" che lo porta a raggiungere la maggioranza assoluta (55%) dei seggi (340) di Montecitorio. Se nessuna forza, o unione di forze politiche, arriva a questa soglia si procede ad un secondo turno di ballottaggio dopo due settimane fra le due coalizioni meglio piazzate per attribuire il suddetto premio di maggioranza. Che pero' scende in questo secondo caso a 327 seggi (52%). Al ballottaggio non sono peraltro possibili apparentamenti con le sigle che sono rimaste fuori da questo "duello". 

Sbarramenti robusti

- Si tratta delle norme su cui tutti i piccoli partiti, senza distinzioni di schieramento (Udc, Pi, Scelta Civica, Sel, Fdi), hanno cercato invano di intervenire. Alla fine e' passato uno schema che impone di ottenere almeno il 4.5% (in origine era il 5%, poi c'e' stato un tenue ammorbidimento) dei consensi nazionali per poter partecipare alla distribuzione dei seggi conseguiti da una coalizione. E la coalizione deve ottenere almeno il 12% dei suffragi per vedersi assegnati posti a Montecitorio. Mente il partito che corre da solo deva arrivare all'8%dei voti, sempre su base nazionale.

Niente sconti ai partiti localistici

- Non sono invece passate, almeno per ora, tutte quelle modifiche che tendevano ad abbassare la soglia di sbarramento nazionale per quei partiti (vedi Lega Nord) che raggiungono comunque percentuali molto alte in poche regioni del Paese. 

Questo, in massima sintesi, è l'impianto approvato alla Camera della legge elettorale. Al Senato, dove obbligatoriamente dovrà essere approvata, pena il decadimento della legge stessa, i numeri su cui può contare Renzi (e Berlusconi) sono molto inferiori di quelli con i quali è stata approvata oggi a Montecitorio. Vero è che Forza Italia, Pd e NCD in teoria dovrebbero avere una maggioranza vastissima anche a Palazzo Madama, ma: l'NCD ha già annunciato che voterà contro se rimarrà così la legge; metà del Pd ha fatto sapere che non voterà mai questa legge al Senato, una parte - non modesta - di Forza Italia potrebbe associarsi al no per far cadere Renzi e il governo, specialmente se tutto ciò avvenisse a ridosso delle elezioni europee.

max parisi


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