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Max Parisi

INCHIESTA / DE BENEDETTI, SORGENIA, RENZI: INTRALLAZZI DI AZIENDE DECOTTE CON I SOLDI DI BANCHE DISSESTATE. E' L'ITALIA

mercoledì 5 marzo 2014

Dietro la questione Bankitalia c’è anche altro, ovvero proprio il nodo scorsoio del “capitalismo di sistema” su cui da decenni si basa questo Paese, nemico come nessuno del libero mercato nel senso più nobile e ampio del termine e invece sempre avvezzo alla logica delle amicizie.

Già, perché dietro a quei soldi e dietro all’arrivo stile Speedy Gonzales di Matteo Renzi a Palazzo Chigi c’è dell’altro e quell’altro si chiama Sorgenia, la società attiva nell’energia di proprietà del gruppo Cir - che fa capo alla famiglia di Carlo De Benedetti - sempre più vicina al dissesto finanziario e che casualmente si appresta a essere salvata proprio dalle banche che l’hanno sostenuta con linee di credito che sfiorano i 2 miliardi di euro (1,9 per essere precisi), denaro che ovviamente la società non è in grado di restituire, nella migliore tradizione del capitalismo cialtrone italiano, quello che privatizza gli utili e socializza le perdite (mai battuta fu più fulminante e da incidere nella pietra di quella espressa da Stefano Ricucci per descrivere certi imprenditori nostrani e la loro attitudine a giocare con il didietro altrui).

E come si fa? In un Paese civile, Sorgenia porterebbe i libri in tribunale, andando incontro al fallimento (hanno fatto fallire Lehman Brothers in America), ma in Italia no, nel nostro beneamato Paese c’è sempre una soluzione per gli amici, una via d’uscita in nome del “capitalismo di sistema”. Dopo che lo scorso dicembre l’amministratore delegato, Andrea Magoni, aveva chiesto alle banche una moratoria fino a luglio, rivelando contestualmente che la società aveva «autonomia finanziaria di circa un mese», ecco la soluzione geniale all’orizzonte. Essendo invischiate nella brutta esperienza dell’azienda dei De Benedetti, le principali banche italiane (Intesa, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Ubi Banca, Banca popolare di Milano, Banco Popolare), tutte prone in passato nel concedere linee di credito molto generose all’Ingegnere (la sola ormai fallita Mps è attiva con 600 milioni ed è azionista della società con l’1,21%), ecco che arriva il salvagente: le banche convertiranno il credito in azioni. Di fatto, di un’azienda sul filo del fallimento e con debiti per 2 miliardi.

E cosa chiedono in cambio di questo regalo le banche a Sua Maestà con residenza in Svizzera e tessera numero uno del Pd? Che nella ricapitalizzazione di Sorgenia, Cir versi una cifra tra i 200 e i 300 milioni, il doppio o il triplo di quanto la holding sembra disposta a mettere sul tavolo, appena 100 milioni. Il tutto, a fronte di un assegno da 500 milioni firmato da Silvio Berlusconi che Carlo De Benendetti si è messo in tasca per la vicenda del cosiddetto “lodo Mondadori”! Già bruciati tutti i soldini, caro Ingegnere? Proprio oggi è previsto un nuovo incontro tra le banche creditrici e il board della società, mentre dopodomani si terrà il consiglio di amministrazione di Sorgenia che dovrebbe sbloccare del tutto la situazione d’impasse e quindi il rischio di fallimento.

Comunque sia, sembra che nessuna delle banche creditrici, a fronte del regalino governativo su cui la Commissione Ue ora vuole vederci chiaro, potrà dire no al convertendo in azioni di 500 milioni degli 1,9 miliardi di debiti: strana coincidenza, a occuparsi della faccenda per la Cir c’è la solita e intramontabile banca Rotschild. La quale potrebbe anche dover approntare scenari più estremi, che comunque garantirebbero per l’ennesima volta a De Benedetti di vedersi tolte le castagne dal fuoco da parte degli amici “di sistema”: ovvero, le banche potrebbero diventare le azioniste di maggioranza del gruppo di energia, in caso di mancato accordo, tanto più che il socio austriaco della Cir, Verbund (che detiene il 49% di Sorgenia), si è sfilato e non è disposto a mettere mano al portafoglio. Quindi, in caso si arrivi a questo scenario, svalutazione a zero della partecipazione da parte di Cir, con gli istituti di credito costretti a tramutarsi in azionisti di un’azienda decotta ma di proprietà di un amico che va aiutato.

Insomma, mentre i prestiti alle imprese e alle famiglie - lo dice Banca d’Italia, non il sottoscritto - sono crollati di 55 miliardi nel 2013, i soldi per aiutare l’Ingegnere ci sono sempre. Soprattutto quando il governo ti regala 7,5 miliardi di rivalutazione quote di Bankitalia e il buon Matteo Renzi arriva di gran carriera a Palazzo Chigi a fare da garante, come ha reso noto involontariamente il buon Barca nella sua telefonata con il falso Nichi Vendola. Per una volta tifo Ue, sperando che la Commissione scriva la parola “fine” a certi intrallazzi del capitalismo cialtrone italiano e imponga anche ai padreterni come De Benedetti le regole del vero libero mercato: Sorgenia deve fallire, perché è fallita. Punto. Ma non andrà così, si chiama “capitalismo di sistema”. Si traduce, nella vita di tutti i giorni, in collusione e rendita di potere.

Disse una volta Gianni Agnelli: «Questo Paese avrebbe bisogno di una Thatcher». Se così fosse stato, lui sarebbe diventato un elettrauto di Torino in due anni, senza aiuti pubblici. E De Benedetti, dopo aver fatto fallire qualsiasi cosa abbia toccato, avrebbe venduto nastri bicolore per le Olivetti - quelli che Fantozzi regala alla signorina Silvani cercando di circuirla - porta a porta in tutto il Nord Ovest. Invece sono ancora lì, a dettare le regole dell’economia di questo Paese dai cosiddetti “salotti buoni”.

Articolo scritto da Mauro Bottarelli per  ilsussidiario.net - che ringraziamo


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