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Max Parisi

PRONTI CONTRO TERMINE E CONTI DEPOSITO: LO SAPETE CHE POTRESTE PERDERE TUTTO SENZA RIMBORSI?

giovedì 20 febbraio 2014

La cosiddetta “finanza ombra”, ovvero la possibilità da parte delle banche di creare denaro dal nulla attraverso la vendita dei finanziamenti erogati ai propri clienti a società di comodo per concederne di nuovi senza avere materialmente denaro in cassa per poterlo fare, non è un affare riservato agli squali della finanza, per cui basterebbe proibirla per ritornare ad un mercato più sano, anzi.

La finanza ombra, con i suoi prodotti strutturati, è penetrata anche nel salvadanaio dei piccoli risparmiatori tradizionalmente poco inclini ad assumersi rischi di perdita di capitale per avere rendimenti alti. E si sono intrufolati con gli strumenti apparentemente più innocui e sicuri per la classica famiglia risparmiatrice.

Stiamo parlando dei conti deposito e dei pronti contro termine.

Sia chiaro, non vogliamo creare inutili allarmismi, ma far comprendere ai lettori come anche strumenti all’apparenza semplici possano nascondere al loro interno strutture estremamente complicate e come il voler semplicemente cancellare i prodotti derivati con un colpo di penna potrebbe avere implicazioni estremamente gravi sul risparmio reale dei cittadini.

I conti deposito sono considerati dei “parcheggi” per la liquidità delle famiglie che in cambio di un vincolo normalmente breve (dai 6 ai 18 mesi), offrono una remunerazione maggiore rispetto al classico conto corrente. Tale vincolo deriva dal fatto che le somme vengono investite in prodotti finanziari da parte della banca che hanno a loro volta una scadenza e che nel corso della loro durata offrono un tasso d’interesse come contropartita. Una parte del tasso viene trattenuta dalla banca ed una parte erogata al cliente del conto deposito. In molti casi, questi investimenti vengono effettuati su strumenti derivati anche ad alto rischio, normalmente su cartolarizzazioni di debiti “ballerini” o su obbligazioni della stessa banca emittente. In caso di fallimento o azzeramento dei titoli sottostanti, il conto deposito è garantito “teoricamente” fino a 100.000 euro. Diciamo teoricamente perché se dovessimo trovarci in presenza di un fallimento sistemico dei prodotti derivati, il fondo di garanzia ben difficilmente sarebbe in grado di coprire tutte le perdite.

Analogo discorso vale per i pronti contro termine, dove il rischio è ancora più elevato perché non esiste alcuna garanzia di restituzione del capitale.

Normalmente l’operazione funziona in questo modo: la banca cede la proprietà di alcuni titoli che ha in portafoglio ad alcuni investitori per un breve arco di tempo (3, 6, 12 mesi), ed alla scadenza li riacquista ad un tasso prefissato, che rappresenta il guadagno per il risparmiatore.

Per lungo periodo i pronti contro termine utilizzavano come sottostante, titoli di stato considerati sicuri per definizione; poi, nel corso del tempo, le banche hanno iniziato ad usare obbligazioni e prodotti strutturati, specie verso fine anno. Per quale motivo? Semplice, cedendo temporaneamente la proprietà del titolo a ridosso del 31/12, le banche hanno così la possibilità di scaricare sui risparmiatori titoli considerati rischiosi, migliorando i propri parametri di qualità e solvibilità in bilancio, dato che quei titoli “per magia” sono scomparsi dal loro patrimonio, per poi ritornarvi tra gennaio e febbraio.

La cosa ancora più sconcertante è che la maggior parte degli interessi di questi prodotti strutturati non viene riconosciuta all’investitore, che si accolla il rischio, ma non il guadagno, se non in parte limitata.

Naturalmente questi prodotti il più delle volte godono delle famose doppie o triple A delle società di rating, quindi considerati assolutamente sicuri, anche se la realtà ha dimostrato l’esatto contrario.

Ribadiamo, non vogliamo scatenare alcun panico ingiustificato, ma evidenziare che alcuni investimenti considerati “sicuri” in realtà lo sono di meno e vanno considerati con maggiore attenzione.

Del pari, dobbiamo necessariamente segnalare che l’opera di bonifica dell’economia dalla finanza ombra e dai suoi prodotti non può essere condotta con repentine cancellazioni ed azzeramenti di titoli, perché questo comporterebbe l’azzeramento del risparmio di milioni di famiglie che tutto possono essere considerate tranne che speculatori incalliti.

L’operazione di “bonifica” dovrebbe partire con gradualità, ponendo divieti a nuove emissioni di strumenti derivati su determinate tipologie di prodotti, passando successivamente per una “emersione” dei veicoli finanziari utilizzati ed infine con la netta separazione tra banche d’investimento e banche generiche, con chiare limitazioni all’uso di strumenti strutturati da parte di queste ultime.

La cancellazione repentina dei vari strumenti derivati, tutto sommato, farebbe più comodo alle banche che ai risparmiatori, in quanto potrebbero eliminare il rischio di insolvenza scaricando l’azzeramento del valore dei prodotti su milioni di piccoli e medi risparmiatori. Infatti le società che emettono i prodotti derivati, pur essendo emanazione delle banche, non compaiono nei loro bilanci, per cui le banche, in caso di azzeramento in forza di legge degli strumenti derivati, non avrebbero obblighi nei confronti dei risparmiatori e le loro società situate nei paradisi fiscali si limiterebbero a chiudere i battenti. Tuttavia, l’azzeramento dei prodotti provocherebbe l’azzeramento del sottostante di molti pronti contro termine (privi di garanzia per i risparmiatori) e di conti depositi (garantiti teoricamente dal fondo di garanzia fino a 100.000), ovvero di strumenti d’investimento prediletti da milioni di piccoli risparmiatori e non certo dai grandi squali della finanza che preferiscono operare su mercati non regolamentati o con transazioni private.

Come sempre, è necessario prestare la massima attenzione  a non gettare il bambino con l’acqua sporca, perché uno simile shock potrebbe rappresentare la fine del mondo occidentale così come lo conosciamo e milioni di persone ridotte alla povertà più assoluta.

Luca Campolongo 

www.sosimprese.info

consulenza@sosimprese.info


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