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Max Parisi

PORTOGALLO / ''SE LE COSE RIMANGONO COSI', L'EUROPA E' ALLA FINE. CI SARANNO GRANDI SOLLEVAZIONI'' (EX PRESIDENTE SOARES)

martedì 18 febbraio 2014

Lisbona, i ferrovieri bloccano la stazione, è notizia di ora. Da quando la Troika (la delegazione formata dagli emissari di Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale e Unione Europea) si è insediata in Portogallo, era l'aprile 2011, in seguito alla bocciatura della legge finanziaria da parte del parlamento (Assembleia da Republica) dell'allora governo di centro sinistra di José Socrates, il popolo portoghese ne ha viste davvero di tutti i colori. 

Dopo il governo socialista è arrivato quello di centro destra di Passos Coelho, attraverso le elezioni del giugno 2011. Da allora, l'esecutivo, per mantenere gli impegni presi da Socrates al termine del suo mandato, finito anticipatamente per via delle sue dimissioni (il socialista aveva provato a evitare il prestito economico fino all'ultimo) ha cominciato a tagliare la spesa pubblica e i servizi sociali. 

Se infatti tre anni fa, è stato concordato con la comunità internazionale un programma di aiuto da 78 miliardi di euro, il governo di centro destra ha dato il via a quella politica di austerity (dando l’impressione di andare oltre il necessario) che conosciamo molto bene anche in Italia. Sulla sua strada però, ha trovato più volte il Tribunal Constitucional (il tribunale costituzionale portoghese) che ha bocciato in successione: la norma che prevedeva il taglio di tredicesime e quattordicesime (luglio 2012), il taglio della tredicesima, del sussidio di disoccupazione e quello di malattia (aprile 2013). 

Il governo è riuscito invece recentemente ad approvare una nuova norma per le legge di bilancio (in vigore) imponendo un contributo straordinario di solidarietà (Ces) a tutti i pensionati, oltre a ulteriori sforbiciate ai settori già tagliati lo scorso anno. Una mossa essenziale per sostituire un altro stop del Tribunal Constitucional, quest'ultimo aveva infatti dichiarato illegale la proposta di tagliare il 10 % delle pensioni dei funzionari statali. 

Ma il governo di centro destra, “uno ne fa, cento ne pensa” si potrebbe dire, è notizia recente, infatti, quella di un'asta saltata all'ultimo. L'esecutivo del premier Coelho, aveva messo in vendita 85 opere dell’artista catalano Joan Miró. I quadri erano già a Londra, da Christie’s, e dovevano essere venduti fra il 4 e il 5 febbraio. Un gruppo di deputati socialisti aveva pensato di far ricorso prima che venisse svolta la sciagurata vendita per far “cassa” (le opere prima di finire in possesso dello stato, appartenevano in precedenza a una banca privata, il Banco Português de Negócios (BPN), poi nazionalizzata nel 2008 e quindi rivenduta a una società di capitali angolani) ma il Tar di Lisbona, aveva respinto la richiesta, dichiarandosi incompetente. Alla fine però i quadri rimangono dove sono, perchè la casa d'aste Christie’s si è convinta che non c'erano le condizioni per procedere e ora potrebbe chiedere un indennizzo di 5 milioni di euro. 

Morale della favola, i portoghesi si ritrovano una collezione unica nel suo genere (esclusa ovviamente quella della Fondazione Miró, a Barcellona) senza tuttavia averne mai visto un quadro, un disegno o una scultura fra gli 85 pezzi in questione. Passos Coelho ha dichiarato, nonostante tutto, che i quadri alla fine saranno venduti. 

E se il Portogallo è da pochi giorni tornata sul mercato, collocando 3 miliardi di titoli di Stato a 10 anni, ora prova a combattere l'evasione fiscale con un'idea davvero “creativa”. Il Governo di centro destra è pronta infatti a mettere in palio sessanta auto di lusso all’anno, grazie a delle lotterie settimanali a cui potrà partecipare chi si presenterà con uno scontrino ottenuto presso locali pubblici come caffetterie, ristoranti, meccanici, parrucchieri e altre imprese commerciali. 

Lavoratori, operai, sindacati, studenti, disoccupati e pensionati, manifestano e scendono in piazza da oltre due anni. Non si contano ormai più le iniziative popolari contro le manovre di austerity, presenti soprattutto a Lisbona e nelle maggiori città, quasi ogni settimana: venerdì scorso sono scesi in piazza persino i militari. La settimana prima i ferrovieri hanno bloccato le stazioni. Il piano di aiuti da 78 miliardi di euro targato Unione europea e Fondo monetario internazionale scadrà a maggio e già si parla di una una linea precauzionale di credito che il paese potrebbe chiedere. 

Nessuno però si chiede (o fa finta di non sapere) cosa pensa il popolo portoghese. Non è più una questione di “euroscetticismo”, bensì di sfiducia totale se addirittura un politico di spicco nazionale e internazionale (e non certo radicale) come Mário Soares, appartenente al Partito Socialista Portoghese e già ex premier e Presidente della Repubblica ha dichiarato più volte che: “se le cose rimangono così, sarà la fine del progetto europeo. Ci saranno però grandi reazioni e verranno dalle popolazioni. Non è solo nel mondo musulmano che i popoli si sollevano. L'Europa non è questa, deve essere invece uno spazio di dialogo e di benessere sociale” 

Daniele Coltrinari 


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