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Max Parisi

SPAGNA / LE ''RIFORME DEL LAVORO'' IMPOSTE DALLA UE CAUSANO DISOCCUPAZIONE DI MASSA: DAL 22,8% DEL 2012 AL 26,3% ATTUALE!

mercoledì 12 febbraio 2014

MADRID - La riforma varata dall'esecutivo conservatore di Mariano Rajoy - che, fra le altre misure, ha facilitato i licenziamenti senza giusta causa e generalizzato un'indennita' di fine rapporto di 20 giorni per anno lavorato, non ha creato impiego "ne' e' riuscita a frenare la sua distruzione", denuncia il sindacato Union General de Trabajadores, in un rapporto in cui sgrana dati e statistiche.

L'unico risultato, anche per il sindacato Comisiones Obreras, e' "un aumento della disoccupazione e un peggioramento delle condizioni di lavoro di tutti i lavoratori".

Nonostante le critiche, organismi internazionali come l'Ocse e servizi di studi come quello del BBVA hanno rilevato effetti positivi della normativa elaborata a dal ministro del lavoro Fatima Banez. Nel suo rapporto di dicembre, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo evidenzia che "va nella giusta direzione", dato che "ha contribuito ad aumentare i contratti indefiniti e la flessibilita' interna, a ridurre i licenziamenti collettivi e moderare i salari", anche se "e' insufficiente per creare posti di lavoro".

Fra i correttivi, l'Ocse propone l'introduzione di licenziamenti collettivi senza giusta causa, per evitare la possibilita' che i Tribunali annullino in piano di ristrutturazione delle imprese, ordinando i reintegro dei dipendenti licenziati. Oltre a un'ulteriore diminuzione delle indennita' obbligatorie di licenziamento per i contratti indefiniti. Valutazioni positive sono venute dalla Commissione Europea e dal Fmi, sebbene quest'ultimo abbia insistito sulla necessita' di "un secondo round" della riforma, per semplificare i contratti e disincentivare i contenziosi giudiziari.

Altri organismi, come l'Organizzazione Internazionale del Lavoro, non hanno nascosto il proprio scetticismo: "Che abbia creato lavoro e' tutto da vedere", sostengono all'Ilo, rimandando ai dati dell'inchiesta sulla popolazione attiva: il tasso di disoccupazione e' passato dal 22,8% degli inizi del 2012 al 26,03% attuale (+3,18%). Vale a dire 1.049.300 occupati in meno di due anni fa, con distruzione d'impiego soprattutto per i minori di 25 anni (-27,7%) e stranieri immigrati (-14,6%) e un aumento del lavoro part-time del 7,3%.

Allo stesso modo, i lavoratori di almeno 55 anni hanno visto dal febbraio 2012 aumentare i livelli di disoccupazione del 42,9%, il doppio della media dei salariati (19,9%), passando da 400.000 persone alle oltre 576.000 attuali.

Una delle conseguenze e' l'aumento record dei disoccupati di lunga durata: 6 disoccupati su 10 cercano lavoro da almeno un anno e un 39,2% da almeno due anni, percentuale che era al 27,1% all'entrata in vigore della riforma. E se Ugt denuncia che "la disoccupazione strutturale e' in aumento", gli analisti di BBVA Research assicurano che se la riforma fosse stata varata nel 2008 avrebbe "evitato la perdita di un milione di posti di lavoro" e plaudono alla "moderazione dei salari", pur auspicando nuove misure per favorire la flessibilita' salariale.

Da parte sua, il ministro Banez, nel bilancio tracciato nel primo anno della riforma, sosteneva che "e' riuscita a centrare gli obiettivi: contenere la distruzione di lavoro, aumentare la flessibilita' e ridurre il dualismo del mercato del lavoro". Nella realtà, si sono dimostrate delle vere e proprie menzogne. 


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