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Max Parisi

INCHIESTA BOMBA DEL NEW YORK TIMES / ''AZIENDE TEDESCHE HANNO CORROTTO FUNZIONARI GRECI PER VENDERE ARMI PER MILIARDI''

mercoledì 12 febbraio 2014

NEW YORK - L'abbondanza di capitali esteri che ha invaso la Grecia fin dall'introduzione dell'euro ha coinciso con un flusso di corruzione altrettanto cospicuo. Il New York Times parla dei giri di tangenti per gli acquisti folli di armamenti prodotti all'estero, ed ha un pregio: ricordare che per tanti corrotti c'erano altrettanti corruttori, e che questi erano grandi imprese di altri paesi europei, in larga parte tedesche. Chiaro che poi, quando le cose volgono al peggio, la colpa si scarica tutta su chi è finito sotto la ruota.

Ecco l'articolo d'inchiesta del New York Times

Titolo: "Così tante mazzette che un funzionario greco non riesce nemmeno a ricordarle tutte".

"Atene — Quando Antonis Kantas, un deputato del Ministero della Difesa greco, nel 2001 si espresse contro l'acquisto di costosi carri armati prodotti in Germania, un rappresentante dell'impresa che produceva quei carri si fermò nel suo ufficio per lasciare un borsello sul divano. Conteneva 600mila euro, circa 814mila dollari. Anche altri produttori di armi desiderosi di concludere affari passarono di là, alcuni di essi gli esposero i dettagli del sistema bancario internazionale per poi pagarlo su dei conti all'estero.

A quel tempo il signor Kantas, un nerboruto ex ufficiale dell'esercito, non aveva nemmeno l'autorità per decidere granché autonomamente. Ma la corruzione era così dilagante nell'equivalente greco del Pentagono che anche un uomo in una posizione relativamente modesta, come egli ha recentemente testimoniato, è stato  in grado di ammassare quasi 19 milioni di dollari in appena cinque anni di lavoro.

I Greci hanno ora fatto il callo alle storie di corruzione. Ma anche loro sono rimasti di sasso davanti alle confessioni fatte dal signor Kantas fin dal momento del suo arresto per tutta una serie di imputazioni, dal riciclaggio di denaro alla condotta contraria all'interesse dello Stato greco. Mai era successo prima che un funzionario spalancasse una così ampia finestra  sullo strabiliante sistema di tangenti all'interno di un ministero del governo greco. In diverse occasioni il signor Kantas, che è tornato a testimoniare nuovamente la settimana scorsa, ha detto ai procuratori di aver preso così tante mazzette da non poterne probabilmente ricordare tutti i dettagli.

Le ammissioni del signor Kantas, motivate dalla speranza che in base alla nuova legge una confessione piena gli avrebbe consentito di beneficiare di un trattamento di clemenza, hanno suscitato in molti Greci la speranza di stare assistendo finalmente all'inizio della fine di quella corruzione incontrollata che ha contribuito a spingere la Grecia nella crisi attuale. In passato solo pochi funzionari erano stati condannati per accuse legate alla corruzione, e quei pochi andavano in galera senza dire una parola. Non c'era alcuna ragione di fare diversamente.

Ma ora che emergono i dettagli degli affari conclusi sottobanco, il signor Kantas sta anche alimentando un'indignazione su scala più ampia, in particolare verso la Germania, che ha tanto biasimato la Grecia per un pasticcio finanziario in cui è essa stessa implicata. La testimonianza di Kantas, se è esatta, illustra il modo in cui i produttori di armi di Germania, Francia, Svezia e Russia distribuivano generosamente tangenti, spesso attraverso i loro rappresentanti greci, per vendere al governo greco degli armamenti che non poteva permettersi e che gli esperti sostengono fossero in molti casi sovraprezzo e scadenti.

Quei 600mila euro di cui abbiamo detto, per esempio, hanno comprato il silenzio di Kantas sui carri armati, che secondo Constantinos P. Fraggos, un esperto dell'esercito Greco che ha scritto diversi libri su quest'argomento, erano stimati di scarso valore per qualsiasi guerra la Grecia potesse mai trovarsi a combattere. La Grecia è però andata avanti e ha comprato 170 di quei carri armati, per una cifra di circa 2,3 miliardi di dollari.

Oltre all'assurdità di quell'acquisto (quasi interamente effettuato a debito), il ministero non ha comperato quasi nessuna munizione per i carri armati, secondo il signor Fraggos. Sono stati inoltre comprati aerei da guerra senza sistemi di guida elettronici, e sono stati pagati più di 4 miliardi di dollari per degli scadenti e rumorosi sottomarini che non sono ancora stati terminati e oggi giacciono pressoché abbandonati in un cantiere navale all'esterno di Atene. Proprio al picco della crisi, quando era in ballo l'espulsione della Grecia dall'eurozona e molto prima che i sottomarini fossero terminati, il Parlamento Greco ha approvato il pagamento a saldo di 407 milioni di dollari per quei sottomarini tedeschi.

"Per prima cosa bisogna biasimare il marcio del sistema greco," ha detto Fraggos. "Ma anche i venditori hanno una grossa parte di responsabilità. Erano loro che giravano le mazzette ai funzionari, e prestavano denaro a un paese sull'orlo della bancarotta perché acquistasse i loro prodotti."

Il Ministero della Difesa non è certo l'unico sospettato di essere un focolaio di corruzione. Ma il Ministero della Difesa rappresenta un terreno particolarmente fertile per gli investigatori in quanto la Grecia ha cominciato a spendere cifre folli dopo il 1996, anno in cui sono iniziate una serie di scaramucce con la Turchia per le isole Imia nel Mare Egeo.

Un ex direttore generale del Ministero della Difesa, Evangelos Vasilakos, ha calcolato che la Grecia ha speso ben 68 miliardi di dollari in armamenti nel corso degli ultimi 10 anni, di cui la gran parte a debito. Per ottenere questi appalti, che richiedevano l'approvazione dei funzionari del Ministero della Difesa, ma anche del Parlamento, i commercianti di armi hanno probabilmente speso oltre 2,7 miliardi di mazzette, secondo Tasos Telloglou, un reporter investigativo del quotidiano greco Kathimerini, che ha scritto molto su questo tema.

Il signor Kantas, ha detto, non poteva concludere affari, ma aveva il potere di interromperli perché era considerato molto competente sugli armamenti. "Era essenzialmente una stazione di pedaggio," ha detto Telloglou.

Il signor Fraggos e altri esperti sono preoccupati perché ora la procura che ha determinato l'arresto di Kantas ha subito dei tagli alle risorse di cui ha bisogno per gestire un insieme di informazioni in continua crescita. I quattro procuratori lavorano in un ripostiglio senza finestre riadattato a uso ufficio, e con le scrivanie attaccate una all'altra. Il capo dell'unità, Eleni Raikou, nominata lo scorso agosto, ha dovuto pagare lei stessa per l'installazione delle nuove prese di corrente e degli interruttori della luce.

Ma la squadra della procura procede imperterrito. Sulla scia della prima testimonianza di Kantas a dicembre hanno fatto molti altri arresti, inclusi i rappresentanti di diversi fabbricanti d'armi tedeschi e un subfornitore dell'affare dei sottomarini tedeschi, che ha recentemente fornito ai procuratori dei dettagli sui conti bancari che ha usato per trasferire circa 95 milioni di dollari dei suoi "pagamenti".

Per una strana piega degli eventi, Kantas, che ha 72 anni, si è trovato alle strette per causa del suo stesso banchiere, dice il suo avvocato Yannis Mantzouranis. Come molti altri Greci, ha detto Mantzouranis, il signor Kantas avrebbe portato pacchetti di banconote al suo banchiere, il quale sarebbe dovuto volare in Svizzera per depositarli una volta che si fosse accumulato abbastanza denaro da rendere il viaggio conveniente.

Ad un certo punto, però, il banchiere ha prestato 500mila euro dei soldi di Kantas ai rappresentanti della Siemens, il gigante tedesco delle telecomunicazioni. Dopodiché il banchiere ha autorizzato la Siemens, che è sotto inchiesta per aver corrotto funzionari in diversi appalti in Grecia, a fare un bonifico direttamente sul conto svizzero di Kantas, presso la banca Dresdner.

Gli investigatori hanno trovato il nome di Kantas cercando nella lista di persone a cui la Siemens aveva girato del denaro, ha detto l'avvocato. Il signor Kantas è stato allora costretto a spiegare da dove venivano i 500mila euro del suo conto. In un primo momento ha detto agli investigatori che si trattava della vendita di alcuni quadri. Ma quando quelli hanno perquisito la casa del presunto acquirente hanno trovato le prove che i quadri erano in suo possesso fin dal 1980.

Nelle varie deposizioni rilasciate fin dal suo arresto, il signor Kantas, che era un deputato nel dipartimento degli appalti del Ministero della Difesa, ha descritto un intricato meccanismo di conti bancari e società offshore che usava per depositare le sue tangenti, una si chiamava Kourkoumpini, dal nome di un dolce greco. Quando si cominciò a parlare della cosiddetta lista Lagarde — un elenco di Greci che avevano conti presso banche svizzere —  Kantas spostò rapidamente la maggior parte dei suoi soldi a Singapore.

Ad un certo punto, ha detto, lui stesso era sbalordito da quanti soldi gli erano stati offerti. Un appaltatore gli promise "3 milioni di dollari o di euro" perché sostenesse l'acquisto di missili anticarro, e lui non gli poteva credere. Ma l'appaltatore continuò, mettendo una parte del denaro nel conto svizzero e dando a Kantas 700mila euro in contanti, che egli nascose nel seminterrato finché non gli fu possibile portarli alla banca.

I procuratori dicono che le leggi del 2010 sul trattamento di clemenza di cui Kantas spera di beneficiare stanno dando loro dei nuovi strumenti. Ma, dicono, un sistema di patteggiamento sarebbe ancora meglio. In tutto, Kantas ha ammesso di aver preso tangenti su 12 contratti, di cui sei conclusi con aziende tedesche, e due ciascuno con commercianti d'armi francesi, svedesi e russi. Alcune aziende di cui Kantas ha fatto il nome erano già state condannate per altri casi di tangenti in passato. Ma altre continuano a sostenere di non aver fatto nulla di male. Il produttore dei carri armati comprati dalla Grecia, Krauss-Maffei Wegmann, dichiara di stare esaminando la questione.

Quando gli investigatori hanno calcolato la somma di tutte le tangenti che Kantas ha ammesso di aver preso, si sono accorti che  ancora non aveva dato conto di tutto l'intero ammontare di denaro accumulato nei suoi conti bancari.

Domandatagliene la ragione, Kantas ha risposto che aveva due milioni di dollari di tangenti raccolte durante il suo servizio nelle forze armate. E ha detto agli investigatori di averli investiti bene. “Ve lo dimostrerò quando arriveranno gli estratto conto delle banche,” ha affermato. Il signor Mantzouranis ha detto che il suo cliente, che è in carcere in attesa di processo, ha soddisfatto i criteri per il trattamento di clemenza.

I funzionari delle forze dell'ordine sono convinti che Kantas sappia di più e possa avere altri soldi messi da parte. “Non ci ha detto niente che non sapessimo già,” ha detto un investigatore. “Ci deve dire anche il resto.”

Scritto da Suzanne Daley per il New York Times - tradotto da Voci dall'Estero che ringraziamo. 

 


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