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Max Parisi

SI PUO' SALVARE L'EUROZONA? SE FINISCE L'EURO FINISCE LA UE? RISPONDE JACQUES SAPIR, IL GRANDE ECONOMISTA FRANCESE

martedì 4 febbraio 2014

Il grande economista francese Jacques Sapir risponde ad alcune domande molto comuni dei cittadini europei colpiti dalla crisi e allarmati dalla povertà dilagante da quando c'è l'euro: così come sono messe le cose in Europa, oggi, inverno  2014, si potrebbe salvare l’eurozona? Questa, la prima.

Risponde Sapir:

"Questa è una domanda posta frequentemente, generalmente da interlocutori di centro-sinistra o di sinistra. Possiamo dare le seguenti risposte: in teoria, lo spostamento verso un'Europa federale, con un bilancio commisurato alle sue ambizioni, potrebbe risolvere i problemi posti dall'Euro. Una moneta unica governa bene l'economia di grandi paesi con diversità regionali dello stesso ordine di grandezza delle differenze che esistono tra le economie dei paesi dell'eurozona.

Tuttavia, questo implicherebbe trasferimenti molto consistenti da paesi come la Germania o la Finlandia verso paesi del sud della zona Euro. L'importo annuale dei trasferimenti è stato stimato intorno al 12% del PIL della Germania da Patrick Artus di NATIXIS e tra l’8% e il 10% circa da me [1]. Questi trasferimenti dovrebbero essere mantenuti per almeno dieci anni e forse più.  Oltre al fatto che questi trasferimenti sono impossibili da sopportare per la Germania, essi sono anche contraddittori con la politica dei paesi del centro, che cercano di minimizzare il costo del loro impegno nell'eurozona. Si noti che la Germania non è l'unico paese a rifiutare questa soluzione: molti paesi (Finlandia, Olanda e Slovacchia) sono ugualmente contrari.

Inoltre, la costruzione di un’Europa federale implica di realizzare dei trasferimenti di sovranità permanenti, cosa che la maggior parte dei paesi dell'eurozona rifiuta, o di giungere a un ordinamento di tipo non democratico, che solleverebbe problemi in molti paesi.

Sempre in teoria, è concepibile che la BCE si sostituisca per un certo tempo a un bilancio federale, di cui abbiamo prima valutato l'impossibilità, e accetti di rifinanziare per un valore equivalente (da 220 a 230 miliardi) i titoli pubblici dei paesi interessati. Ma la presenza di un meccanismo di riacquisto permanente dei debiti pubblici incontrerebbe l'ostacolo della Costituzione tedesca. Inoltre questo destabilizzerebbe l'economia europea, creando una situazione notevole di azzardo morale nell'uso di questo debito.

In realtà, queste misure sono completamente irrealistiche. Questo porta anche ad interrogarsi sul significato delle dichiarazioni dei migliori economisti (come P. Krugman o N. Pissarides) che dicono che, se queste misure non si applicano, l’euro scoppierà. Poiché possiamo supporre che essi sappiano bene che l'adozione di queste misure è impossibile, dobbiamo interrogarci sull’altra alternativa e quindi sul non-detto delle loro dichiarazioni. Ma questo non turba minimamente i giornalisti delle testate di sinistra francesi ed europee".

La seconda domanda centrale sulla valuta unica europea a cui risponde Jacques Sapir è la seguente: l’esistenza dell’euro costituisce un problema per la democrazia?

Afferma Sapir:

"Le persone che pongono questa domanda sono generalmente di destra. Possiamo rispondere nel modo seguente: di per sé, una moneta comune non pone alcun problema di democrazia, almeno fintanto che il controllo della politica monetaria è detenuto da strutture democratiche. Ma, le condizioni concrete di funzionamento dell’eurozona e in particolare le misure di austerità imposti ai vari paesi, le regole sugli impegni di spesa nell’ambito del MES e il principio del controllo preventivo sui bilanci che è stato messo in atto, conferiscono dei poteri sovrani a degli organismi (i comitati tecnici dell'UE) non eletti,  che non hanno alcuna legittimazione a questa sovranità. In queste circostanze, è innegabile che l'euro pone oggi un grave problema di democrazia in Europa".

Ed ora la domanda attorno a cui ruotano le paure di buona parte dei cittadini dell'eurozona: la fine dell’euro implicherebbe la fine dell’Unione Europea?

Risponde Sapir:

"È uno degli argomenti più comuni tra le persone che, dopo aver riconosciuto e ammesso che avevate ragione, sostengono che questo è il motivo per cui non possiamo uscire dall’euro. In realtà, la risposta è semplice: ci sono paesi, e parliamo di paesi con economie importanti, che fanno parte dell’UE e non dell’eurozona: la Gran Bretagna, la Polonia, la Svezia. Inoltre, l’UE esiste da molto prima che l’euro fosse creato. Quindi è sbagliato dire che lo scioglimento dell’eurozona comporterebbe inevitabilmente la dissoluzione dell'UE.

Infatti, è l'esistenza dell'euro che oggi mette in pericolo la stabilità dell'UE e che la rende, in tutti i paesi, molto impopolare. È a causa dell'euro che sono state imposte le politiche di austerità che sono mortifere (non solo in senso figurato, ma letteralmente, visto l'aumento di suicidi e malattie) per i paesi dell'Europa meridionale. È l'euro che, coi suoi effetti negativi sulla crescita, fa oggi apparire l'UE come un'area di stagnazione economica in confronto sia all’America del Nord (USA e Canada),  sia all’estremo oriente. È l'euro, a causa della crisi che provoca all'interno di alcuni paesi, a minacciare la stabilità politica e l'integrità di questi paesi. Questo è il motivo per cui, con gli economisti del Manifesto di Solidarietà Europea [3], chiedo la dissoluzione dell’eurozona. 

Non bisogna, tuttavia, tapparsi gli occhi. L'euro ha contaminato l'UE. Una serie di normative europee è in realtà nociva, e la piega “liberoscambista” che ha preso l'UE è una minaccia per i lavoratori di tutti i paesi dell'Unione Europea. Sarebbe bene, quindi, che approfittando della scossa di una dissoluzione dell'eurozona (controllata o no) si cogliesse l'occasione per rimettere sul piatto un certo numero di problemi pendenti all'interno dell'UE (e in particolare le regole di negoziazione che conducono all'accettazione del "grande mercato transatlantico").

Ora, poichè Jacques Sapir è francese, l'economista risponde a uan domanda di stratta attualità politica: sciogliere l’euro significa dare ragione al Front National e a Marine le Pen. Quindi, la Francia deve uscire dall'euro facendo vincere le destre?

Quando, alla fine del ragionamento, voi lettori avrete risposto a tutte le obiezioni, quando i vostri interlocutori non hanno più nulla di serio da opporre, questo è l'ultimo argomento che usano.

Il fronte nazionale non ha il monopolio della posizione anti-euro. Queste posizioni sono presenti anche nel centro-destra (Nicolas Dupont-Aignan, Jacques Myard) e a sinistra (in particolare il M’Pep, ma anche intere frazioni del Front de Gauche a anche, a giudicare dalle mail che ricevo, alcune federazioni del PG e  del FCP). Ma è chiaro l'interesse, per chi vuole mantenere l'euro, a far credere che Marine le Pen abbia il monopolio di queste posizioni. 

Occorre aggiungere che il fatto che Marine le Pen abbia adottato questa posizione non ne riduce l’importanza. Una posizione deve essere giudicata per le sue argomentazioni, senza trarre inferenze da altre posizioni espresse da alcune persone. Questa è una delle condizioni di esistenza del dibattito democratico. Non seguire queste regole equivale a uscire dall’alveo democratico ed entrare nel mondo sinistro dei processi per stregoneria e dell'Inquisizione. Dicono che, dato il peso della democrazia cristiana nella nascita dell'euro, questo non sia certo sorprendente... Si può essere in disaccordo con le posizioni di qualcuno o qualcuna e riconoscere che lui o lei ha ragione su un punto particolare. Il mio collega italiano Alberto Bagnai ha scritto sul suo blog, nel post "l’acqua bagna e la disoccupazione uccide", cose molto giuste su questo punto e sono pienamente d'accordo con lui.  

In fondo, mi importa poco di sapere chi è d’accordo con le nostre posizioni. Oggi, l'euro è la principale causa di miseria e di morte in Europa. La sua esistenza impedisce tutte le politiche per la ripresa. La sua esistenza, a causa della pressione che esercita sugli animi, ha fatto scoppiare delle contraddizioni tra le persone che si definiscono di sinistra. Essi tergiversano all'infinito su questa questione. La loro responsabilità qui è piena. Se quindi alla fine per venirne a capo devo scendere a patti col diavolo, vorrei allora citare Churchill che, il 23 giugno 1941, diede il suo sostegno a Stalin. Quando un deputato conservatore gli chiese come lui, anti-comunista convinto, potesse fare questo, egli rispose: "Se Hitler avesse invaso l'inferno, mi sarei sforzato di avere una parola gentile per il diavolo." Stalin non era il diavolo, e certamente non lo è Marine le Pen. E se dice qualcosa di sensato, allora l’accolgo. Contro il "Partito Unico Dell'Euro" tutte le forze, scrivo proprio TUTTE, saranno necessarie per prevalere. Davanti al pericolo che ci minaccia, sono la divisione e il settarismo a costituire i nostri più grandi nemici.

Autore articolo Jacques Sapir - che ringraziamo. Tradotto da Voci dall'estero - che ringraziamo. 


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