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Max Parisi

INCHIESTA SULL'UCRAINA / CHI C'E' DIETRO LA RIVOLTA, CHI LA FINANZIA, CHI SONO I PARAMILITARI IN PIAZZA E CHI I NAZISTI

mercoledì 29 gennaio 2014

Per comprendere gli avvenimenti ucraini, o almeno farsi un’idea delle prospettive a breve termine nel caso in cui prevalgano i tentativi di rovesciare il governo, è necessario che sia chiaro chi c’è dietro ai disordini di Kiev. Dietro ai disordini ci sono gli USA, l’Unione Europea e alcuni oligarchi locali alle dipendenze di questi due potenti attori geopolitici. La sommossa è cominciata subito dopo il rifiuto di firmare l’accordo capestro, letale per l’economia ucraina, di associazione all’Unione Europea.

Sulla base di questo accordo, l’UE avrebbe instaurato un controllo esterno sull’Ucraina spazzando via per sempre tutti i concorrenti dell’Occidente sul mercato degli armamenti, dell’industria aeronautica e di quella aerospaziale. L’Ucraina sarebbe andata in bancarotta finendo nelle mani dei grandi detentori dei titoli di debito ucraini – e cioè gli USA. L’Ucraina non è una merce da quattro soldi. Enormi distese di ubertose terre da semina, giacimenti di uranio nella regione di Kirovograd. Uno dei giacimenti di diamanti più ricchi al mondo, scoperto nel 2006 sempre nella regione di Kirovograd e fino a oggi non sfruttato.

Corridoio di transito per le merci e, quel che più conta, per il gas russo diretto in Europa. Porti strategici sul Mar Nero. Creare un focolaio di instabilità e tensione nel ventre molle della Russia è sempre stato il sogno proibito degli strateghi americani fin dagli anni ’70 del secolo scorso, basti pensare alle teorie di Zbigniew Brzezinski. L’obiettivo è costituire un cuscinetto fra Europa e Russia, allontanare quest’ultima dai porti sul Mar Nero e circondarla con una cintura di sistemi antimissile. Il colpo di stato del 2004, definito dagli analisti politici “rivoluzione arancione”, non ha raggiunto il suo scopo. L’Ucraina non è passata sotto il pieno controllo dell’Occidente. L’ascesa al potere di Yanukovich e degli oligarchi a lui legati è stata favorita dall’Occidente e dalle sue mire espansionistiche.

E difatti, sul piano di “avvicinamento all’Europa”, Yanukovich & Co. in soli due anni hanno fatto molto più di quanto il potere arancione non fosse riuscito a fare nei suoi cinque anni di governo. Il testo dell’accordo non è apparso dal nulla ma è stato messo a punto già nel secondo anno di governo di Yanukovich. La sua coalizione nel parlamento ucraino ha varato una serie di leggi impopolari a tutto vantaggio dell’Europa e del Fondo Monetario Internazionale. In particolare la legge sull’innalzamento dell’età pensionabile. Nemmeno gli Arancioni avevano osato elargire tali radicali concessioni all’Occidente.

L’Ucraina era avviata alla sottoscrizione dell’accordo con l’UE e al passaggio allo status di colonia. Ma i tecnocrati occidentali esperti di colpi di stato osservano con devozione la regola di “non mettere tutte le uova nella stessa cesta”. E hanno scommesso sulle forze ultranazionaliste dell’ucraina occidentale. Questo ha coinciso con i piani degli analisti di Yanukovich i quali contavano sul fatto che l’elettorato del presidente, pur vedendo svanire le speranze di una ucrainizzazione totale e coatta, le speranze di un predominio dei valori galiziani e quelle dell’eroizzazione dei fiancheggiatori nazisti, e pur dovendo ingoiare il rospo del conferimento alla lingua russa dello status di lingua ufficiale, avrebbe comunque continuato a votare per Yanukovich, temendo l’avvento al potere di nazisti e russofobi.

Ma il sostegno dei nazisti non è tutto. Già nell’estate del 2013 sul territorio ucraino funzionavano a pieno regime campi d’addestramento dove si esercitavano guerriglieri e dove specialisti delle varie rivoluzioni colorate tenevano regolarmente lezione. Secondo il deputato Oleg Zarev nel solo dicembre 2013 sono stati spediti dall’Ucraina 200 specialisti stranieri esperti nella preparazione di rivolte.

Nello stesso tempo in Crimea si addestravano al combattimento fondamentalisti islamici che in seguito hanno ricevuto il battesimo del fuoco in Siria. L’Occidente ha preferito tenere Yanukovich ben saldo per il collare. E aveva ragione. Yanukovich all’ultimo momento si è rifiutato di sottoscrivere l’accordo una volta compreso che sarebbero ricadute su di lui tutte le conseguenze della catastrofe economica. Le possibilità che venga rieletto alle elezioni del 2015 sono praticamente nulle. Il rifiuto ha messo immediatamente in moto il meccanismo per rovesciare il governo, inizialmente elaborato secondo lo scenario pacifico delle rivoluzioni colorate, nella stretta osservanza delle direttive di Gene Sharp. Avversario manifesto di Yanukovich è diventata la cosiddetta “opposizione riunita” rappresentata da tre leader: Jazenjuk, Klichko e Tyagnibok. Jazenjuk proviene dal clan di Yulja Timoshenko; lo staff di Klichko è l’ex-staff di Yushenko; Tyagnibok rappresenta i nazisti, dai moderati ai più estremisti.

Dietro questi oppositori a viso aperto si intravedono altre figure di oligarchi ucraini, compresi quelli della cerchia di Yanukovich. Si evince guardando le trasmissioni dei canali televisivi sotto il loro controllo, una continua propaganda antigovernativa che chiama all’ “ira popolare”. Per esempio i canali ICTV, STB appartenenti all’oligarca-miliardario Pinchuk, genero dell’ex-presidente Kuchma, oppure il canale 1+1 del miliardario Kolomojskij proprietario del gruppo finanziario “Privat”.

Sullo sfondo però si staglia l’ombra insidiosa del burattinaio senza nome che comanda la guerriglia organizzata. Ormai è evidente che i cosiddetti leader dell’opposizione non hanno il controllo di questa gente, organizzata da professionisti con uno smaccato sostegno straniero. E’ del tutto evidente che l’assalto contemporaneo ai palazzi governativi di Ternopol, Rovno, L’vov, Hmel’nizkij e l’assalto di Cherkassi sfuggono al controllo dei leader dell’opposizione.

Sono azioni di persone preparate, ben coordinate e guidate da un unico centro di comando. E’ fuor di dubbio che simili atti di tale portata possono essere organizzati solo da professionisti con alle spalle una grossa disponibilità finanziaria. Nel caso in cui prendano il sopravvento c’è da aspettarsi epurazioni a cominciare, non c’è dubbio, da Yulja Timoshenko, la cui morte ascriveranno al “perfido potere” e ne faranno una martire. Viva non è utile a nessuno, poiché Yazenjuk non ha alcuna intenzione di abbandonare il suo ruolo di potente leader politico per tornare a fare il gregario estromesso dalla mangiatoia del partito, e allo stesso modo Aleksandr Turchinov con il suo alleato, l’ex generale Andrey Kozhemjakin, non muore dalla voglia di cedere il controllo sul partito, sui flussi finanziari e sul appoggio dall’estero alla loro ex-condottiera, per diventare di nuovo docili esecutori delle sue autoritarie e ferree volontà.

Per capire l’entità dei mezzi a cui si fa riferimento, basti pensare che nel corso di una perquisizione nella sede del partito “Bat’kivshina” la polizia ha confiscato circa 17 milioni di dollari in contanti di dubbia provenienza. C’è da aspettarsi repressioni di massa per evitare la disgregazione dell’Ucraina. Soprattutto in caso di mobilitazione delle regioni del Sud-Est, fino ad arrivare a una guerra civile, la scissione del paese diventa inevitabile. E così, oltre a queste figure decorative di nuovi leader filoeuropeisti che abbiamo elencato è interessante annotare anche la presenza di Viktor Baloga, ex-funzionario dell’amministrazione Yushenko, oligarca che controlla la regione della Transcarpazia attraversata dalle condotte del gas.

Baloga quando ancora era al suo posto sotto la presidenza Yushenko ha sempre sostenuto e dato copertura al movimento separatista dei russini transcarpatici. E, secondo gli investigatori, ha intrattenuto stretti rapporti con la criminalità organizzata locale tanto da far pensare con buona approssimazione che, in caso di tracollo dell’Ucraina, Baloga costituirà una enclave giocando la carta dell’indipendenza dei russini. Ma lo stesso Baloga è una pedina degli americani che vedrebbero realizzarsi lo scenario ad essi più congeniale, tenere una mano al collo dell’Europa e nello stesso tempo fregare la Russia. Lo scenario del colpo di stato compiuto è intollerabile non solo per l’Ucraina, ma avrebbe esiti esiziali per la stessa Russia.

L’Ucraina che per intero o parzialmente firma i documenti della sua colonizzazione diventa un focolaio di instabilità e delinquenza organizzata ai confini della Russia, dove proliferano terroristi di matrice nazista e islamica, diventerebbe una barriera per la Russia e non un corridoio di transito. Il nuovo governo sarà autoritario e feroce per tenere la popolazione in una continua condizione di crisi e disfacimento economico. Solo con la ferocia sarà possibile innestare l’ideologia totale del nazionalismo e della russofobia, facendo della Russia il prototipo del nemico perfetto. E siccome l’idea stessa di nazionalismo prevede il primato di una nazione sulle altre è facile prevedere un genocidio. Statene certi, con la tacita approvazione dell’Occidente. Nei paese baltici già si perseguitano i russi e si rende onore alle SS. Non importa chi alla fine prenderà il potere tra gli oppositori, chiunque sia si rivelerà un dittatore sanguinario. Oggi è in corso un conflitto di civiltà, alla fine vedremo se l’Ucraina sarà diventata una sanguinaria colonia nazista dell’Occidente o resterà un paese democratico.

fonte: Nezavisimaja Gazeta; traduzione dal russo di Simone CORAZZA - che ringraziamo.


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