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Max Parisi

RENZI NON HA IDEE CHIARE SULLA ''PATRIMONIALE'' (CHE VUOLE): C'E' GIA' E SE LA INASPRISCE, SCATTERA' LA FUGA DI CAPITALI

lunedì 27 gennaio 2014

Ormai Renzi non perde occasione per ribadire che parte della sua ricetta di politica economica e fiscale per “rilanciare” il paese, si fonda anche sull’innalzamento della tassazione delle “rendite” finanziarie, oggi al 12.5% per i titoli di stato e al 20% per le altre attività finanziarie (obbligazioni, conti correnti, azioni, ecc ecc).

Poche sere fa è stato ospite della  trasmissione di Rai2 Virus, condotta da Nicola Porro, e ha ribadito che sarebbe sua intenzione innalzare il prelievo al 28%. A dire il vero, Renzi, insieme a buona parte dei suoi colleghi,  non nascondono  neanche che sarebbe auspicabile l’introduzione di una imposta patrimoniale, ignorando che esiste già e che  colpisce in maniera strutturale il patrimonio finanziario degli italiani, con un’aliquota posta allo 0.20% annuo. E questo tema lo abbiamo già affrontato.

Ritornando al discorso della tassazione delle “rendite” finanziarie, giusto per far comprendere quanto potrebbe essere distruttiva l’ipotesi avanzata da Renzi, vi sottopongo un breve ragionamento dal quale è assai facile comprendere l’assurdità di una proposta del genere.

Se si dispone di 100 mila euro investiti in obbligazioni che, ad essere generosi,  offrono una cedola del 3% all’anno, ci si porta a  casa 3 mila euro all’anno lordi, ai quali va tolta la ritenuta fiscale.

Siccome Renzi dice che vorrebbe alzarla al 28%, ciò significa che la  cedola annua lorda subirebbe una tassazione di circa un terzo, ed esattamente 840 euro. Ecco quindi che la rendita finanziaria si ridurrebbe a 2160 euro. 

Ma non finisce qui. Perché il  patrimonio finanziario di cui si dispone subisce un’altra aggressione fiscale per via dell’imposta di bollo calcolata sui 100 mila euro, che da quest’anno è stata elevata allo 0,20%, strutturalmente, salvo ulteriori inasprimenti. Quindi altri 200 euro, che fa diminuire  la rendita ottenuta dall’investimento a 1960 euro netti.

Poi c’è il discorso inflazione. Eccettuato l’ultimo anno, mediamente, l’inflazione, in Italia, negli ultimi 10 anni, è oscillata intorno al 2,5%, a voler essere buoni. Quindi sopra il target della Bce fissato al 2%. Ipotizziamo quindi che, nel medio periodo, il livello di inflazione sia simile a quello subito nel decennio passato:  quindi il 2,5% annuo, anche se la dinamica potrebbe essere addirittura peggiore.

Ciò significa che al montante costituito dal patrimonio maggiorato della rendita netta (cioè 100.000+1.960= 101.960 euro) si dovranno sottrarre altri  2.600 euro, circa. 

Ecco quindi che, a fine anno, si sarà ottenuto  un rendimento reale negativo, che andrà ad erodere  il  patrimonio di circa 600 euro all’anno. A questo si dovranno  aggiungere anche i costi di intermediazione della banca, gli oneri riferibili alla tenuta dossier titoli e le commissioni di gestione del conto corrente agganciato al dossier. Quindi, in soldoni, il rischio è che  i  100.000 euro di patrimonio finanziario, a fine anno, diventino quasi 99.000 euro reali, con una perdita reale di valore di circa 1.000 euro. E questo se si  capitalizzasse la cedola netta ricevuta, cioè se non la si  spendesse. Perché,  altrimenti, il saldo sarebbe anche peggiore, è ovvio.

C’è da aggiungere che il patrimonio risparmiato (100.000 euro), magari è stato accumulato in età lavorativa grazie ai flussi di reddito, sui quali sono state pagate le relative tasse ai livelli stratosferici a tutti noti. Se non lo avete capito, per il momento sono riusciti a distruggere l’impresa e il lavoro. Ora cercheranno di distruggere l’ultimo baluardo rimasto: i risparmi degli italiani.

Il concetto potrebbe anche essere espresso prendendo in prestito dalla fisica il principio dei vasi comunicanti. Secondo questo principio,  un liquido contenuto in due o più contenitori comunicanti tra loro, in presenza di gravità, raggiunge lo stesso livello dando vita ad un’unica superficie equipotenziale. Cioè, i liquidi, sui diversi contenitori, raggiungono lo stesso livello.

Ecco: applicate questo principio all’economia e comprenderete quel che sta accadendo e quel che accadrà ai vostri risparmi, se ne avete. Detta in parole più semplici, i vostri risparmi sono il contenitore pieno. I debiti (di stati, banche ecc ecc) sono il contenitore vuoto. Basta collegare i due contenitori e i livelli dei liquidi (in questo caso debiti e crediti) tenderanno a compensarsi, posizionandosi su uguali livelli .

E quale sarebbe il collegamento che permette una simile compensazione? Che piaccia o no è l’autorità che ha lo stato di imporre espropri, confische e nuove tasse, colpendo materia imponibile, qualsiasi essa sia, nelle forme più fantasiose possibili. Patrimonio e risparmi compresi.

Scritto da Paolo Cordenà per Vincitori e Vinti. 


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