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LE NOTIZIE CHE GLI ALTRI NON SCRIVONO
Max Parisi

OGGI E' LA GIORNATA DELLA MEMORIA, TUTTI GLI ALTRI GIORNI SI INFANGANO GLI EBREI, SI NEGA LA SHOAH, S'INVENTANO MENZOGNE

lunedì 27 gennaio 2014

Gerusalemme -  Sapevo di essere un politicamente scorretto, sia come scrittore sia, e soprattutto, come giornalista, ma fino al momento in cui una testa di maiale è stata recapitata agli uffici della comunità ebraica, dell’ambasciata d’Israele e del museo della memoria di Roma, non avevo capito quanto.

Quando ho appreso la notizia, sono sincero, ho soffocato a stento una risata, non me ne vorranno i poveri maiali, ma l’atto è di un’idiozia tale che solo delle menti ‘diversamente intelligenti’, sempre che di menti si tratti, potevano partorire una stupidaggine così assurda che, almeno a prima vista, non ha né capo (fatta eccezione per le teste suine) né coda. Difficile capire quale potesse essere il fine che si prefiggevano, probabilmente neanche gli autori del gesto stesso avevano le idee chiare in proposito, ma significativa è la data in cui tutto è accaduto, molto vicina alla giornata internazionale della Memoria.

Non ho perso neanche un secondo per capire il gesto e il suo messaggio, sarebbe stato un secondo sprecato, ma questa follia senza senso si è svolta in una data che, da quando è stata istituita la giornata della memoria, ha creato più critiche e polemiche che momenti di riflessione. Da dove l’imbecille o gli imbecilli che hanno spedito i pacchi hanno trovato la forza per un atto di questo tipo? Perché si sono sentiti liberi di rischiare mentre in altri momenti sarebbero rimasti muti e invisibili?

Ognuno è libero di dare la sua risposta a questi quesiti, io do la mia.

Siamo stati testimoni della strumentalizzazione selvaggia operata da sempre ai danni del 27 gennaio, dove nella maggior parte delle ricorrenze si è pensato più ad accusare gli ebrei vivi e a dar loro tutte le colpe della situazione mediorientale che a commemorare quelli morti, dove il nuovo antisemitismo mascherato da antisionismo ha sparso a piene mani odio verso Israele con il chiaro intento di delegittimare lo stato degli ebrei con la vana speranza di portarlo a un’implosione che ristabilisca il vecchio status dove gli ebrei stanno bene nei ghetti e in minoranza.

Negli anni passati, durante la giornata della Memoria, abbiamo visto personaggi pubblici e politici stracciarsi le vesti e piangere lacrime di coccodrillo nel ricordo di quello che in molti vorrebbero cancellare e poi, passata la mezzanotte, riprendere il lavoro di demonizzazione e delegittimazione dello stato di Israele che è, inutile girarci intorno, l’unica polizza di assicurazione valida che garantisce a tutti gli ebrei del mondo, anche a quelli che non se ne rendono conto, pari dignità con gli altri popoli nel contesto mondiale.

Mi chiedo: a cosa serve pretendere che le scritte siano cancellate o che i responsabili di questi atti siano puniti se ancora si permette a sedicenti intellettuali di negare la Shoah, i campi di sterminio, le camere a gas e i forni crematori? A cosa servono le sterili polemiche che si susseguono periodicamente accendendosi e spegnendosi senza portare alcun cambiamento se ancora, e nonostante un Papa che non fa segreto delle sue amicizie ebraiche e che è affettuosamente ricambiato, ci sono insegnanti di religione cattolica che proseguono nella trasmissione di falsi storici sulla crocefissione di Yoshua da Nazareth e sulla sua origine palestinese? Se c’è un consenso su tutto questo per 364 giorni l’anno la giornata della Memoria, in questi termini, ha ancora una ragione di essere? E soprattutto  ha ancora un senso indignarci?

Non sono le tre teste suine che sono sulla scena in questi giorni a preoccuparmi, ma le teste di altro tipo, parlanti e di tutti i colori politici, che sono sulla scena durante il resto dell’anno che dovrebbero far riflettere e preoccupare, è l’ipocrisia di chi si scandalizza al primo ciack per fare la parte del buono o dell’amico e che poi, per dirla da legionario, avvelena i pozzi e gira le spalle come una banderuola al vento. Carlo Levi disse: ‘Le parole sono come pietre’, mente un altro più illustre correligionario disse ‘Chi è senza peccato scagli la prima pietra’.

Il dovere di ognuno di noi, di coloro che non vogliono accettare il buio della ragione, a mio avviso non è solamente vigilare ma combattere ogni forma di odio razziale con le armi della ragione prima ancora di reprimere e soprattutto mettere davanti alle loro responsabilità tutti coloro che in questi anni hanno svolto impunemente il loro doppiogiochismo che sta nuovamente aprendo le porte all’ignoranza e all’odio.

Di Michael Sfaradi da Gerusalemme. 


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