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Max Parisi

ABBIAMO FATTO I CONTI: NEL 2014 PER PAGARE TUTTE LE TASSE UN LAVORATORE DIPENDENTE DOVRA' LAVORARE FINO AL 20 GIUGNO!

lunedì 13 gennaio 2014

Un lavoratore dipendente in Italia deve lavorare 172 giorni su 365 solo per sfamare lo sfrenato appetito dell’Erario, pari a una pressione fiscale che supera il 47%.

In totale, tra imposte sui redditi, imposte locali e imposte sui consumi, il conto dell’Erario arriverà nell’anno appena iniziato a quota 23.187 euro, quasi duemila al mese, contro i 22.563 del 2013.

Così il Tax Freedom Day, il giorno della liberazione dal giogo delle tasse arriverà, nel 2014, solo il 22 giugno, due giorni dopo rispetto al 2013 quando la data era del 20 giugno. Mancano solo 10 giorni alla data fatidica del 30 giugno, metà esatta dell'anno, superata la quale il dipendente lavorerebbe più pe rlo Stato italiano che per la sua famiglia. Non che ora si amolto meglio, ovviamente.

Il contribuente-tipo sul quale sono effettuati i calcoli è il medesimo degli anni precedenti: il reddito è stato incrementato del 1,5% rispetto a quello del 2012 sulla base della variazione degli indici di rivalutazione contrattuali Istat. La stima dell’Iva a carico del contribuente si basa sul presupposto che questi, nelle sue abitudini di spesa, rifletta quelle medie delle famiglie italiane di tre componenti come rilevate dall’Istat nell’indagine annuale sui consumi.

E se è vero che anche quest’anno l’Imu sull’abitazione principale non si pagherà, la Tasi la compenserà quasi completamente, specie se i comuni, come è molto probabile, non introdurranno detrazioni consistenti.

L’unica modifica positiva sarebbe stata l’aumento delle detrazioni da lavoro dipendente: i vantaggi, attorno ai 200 euro, sono però concentrati sulle fasce di reddito medio basse (15.000 – 20.000 euro) e decrescono al crescere del reddito. Interessano in modo marginale la famiglia dell’impiegato, mentre consentono un risparmio di circa 100 euro (l'anno!) per quella dell’operaio. Rincari sono previsti per le tasse locali. Inoltre per l’intero 2014 si farà sentire l’aumento dell’aliquota Iva dal 21 al 22%, scattato a ottobre 2013. In aumento anche le accise e il bollo sui depositi titoli. Detto con una parola sola: disastro.

In idsastro che smentisce, ce ne fosse stato il bisogno, le trionfalistiche affermazioni di Letta e Saccomanni che hanno bofonchiato di "tasse in diminuzione" e pressione fiscale che nel 2014 scenderà ancora. 

Non solo non scenderà, ma aumenterà. Insostenibile. Il Paese è a un passo dal fallimento.

max parisi

Fonte notizie: Ansa- Corriere.it


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