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IL 2014 SI APRE CON LA CATASTROFE MPS: FALLIMENTO O NAZIONALIZZAZIONE COSTERANNO MILIARDI ALLO STATO (CHE NON LI HA)

mercoledì 1 gennaio 2014

SIENA - Il caso MPS è esploso come una bomba, dopo che l’assemblea degli azionisti ha bocciato sabato scorso l’aumento di capitale da 3 miliardi, come prospettato dal presidente Alessandro Profumo e dall’ad Fabrizio Viola, votando per un rinvio. Passeranno almeno 4 mesi in più, prima che la ricapitalizzazione avvenga e ciò graverà la banca di 120 milioni di maggiori oneri per il pagamento degli interessi sui Monti-bond da 4,07 miliardi. Non pochi per un istituto che lotta contro il tempo per salvarsi. E se nel 2014 dovesse arrivare la mazzata della BCE, che su pressione dei tedeschi potrebbe non più giudicare a rischio zero i bond sovrani, per Siena potrebbe essere il colpo finale, avendo in pancia 23 miliardi di BoT e BTp.

Il mondo politico tace, sia per il clima festivo di questi giorni, sia perché è coinvolto mani e piedi nella faccenda. In particolare, il caso imbarazza il Partito Democratico, visto che a Siena l’intreccio tra i democratici e la gestione di MPS è passata negli ultimi decenni attraverso la Fondazione, il cui Consiglio direttivo è nominato dal sindaco di Siena (4 consiglieri), dal presidente della Provincia di Siena (2 consiglieri) e dalla Regione Toscana (1 consigliere), tutti esponenti del PD.

Per questo, il segretario Matteo Renzi ha indicato a tutto il partito la linea da seguire: e la linea è quella del silenzio più assoluto. Linea, però, non condivisa dal vice-ministro dell’Economia, Stefano Fassina, il quale ritiene che il principale partito di governo dovrebbe interessarsi delle sorti della terza banca d’Italia, similmente a quanto accaduto con l’Ilva e Alitalia.

Più in generale, il caso MPS è fonte di imbarazzo istituzionale, perché se il Tesoro o la Banca d’Italia intervenissero, la vicenda assumerebbe i contorni del conflitto politico, essendo la Fondazione espressione della linea locale del PD.

La situazione della banca è molto grave. Nei prossimi giorni, Profumo potrebbe dimettersi, mentre più difficile è che avvenga il passo indietro di Viola. La nazionalizzazione di MPS, finora considerata un’ipotesi più teorica che reale, inizia a prendere corpo seriamente. 

Sulla gestione del dossier MPS si gioca una fetta consistente di credibilità anche Renzi, per cui possiamo concludere che o un’eventuale crisi di governo potrebbe compromettere le sorti di Rocca Salimbeni o, al contrario, che l’aggravarsi della crisi di MPS potrebbe travolgere il governo Letta.

Fonte notizie: Investire Oggi. 


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