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''IL BENESSERE CHE L'UNIONE EUROPEA AVREBBE DOVUTO PRODURRE, E' SEMPLICEMENTE SCOMPARSO'' (LA VANGUARDIA, BARCELLONA)

giovedì 19 dicembre 2013

BERLINO - Con quell’assenza di sfarzo che è diventata una delle qualità della politica del paese, i ministri della GroKo – acronimo di “grande coalizione”, la parola dell’anno – hanno prestato giuramento uno per uno davanti al presidente del Bundestag. Poco prima Angela Merkel aveva ricevuto il placet ufficiale del presidente dello stato federale, Joachim Gauck, in occasione di una breve udienza riservata.

L’inizio del terzo mandato di Merkel elude qualsiasi forma di ostentazione. Con due mandati in più dei suoi predecessori Konrad Adenauer e Helmut Kohl e uno in più di Gerhardt Schröder, sta quasi per raggiungere Helmut Schmidt.

Questa signora venuta dall’est è destinata dunque a entrare nella lista dei grandi cancellieri? Tutto dipenderà da ciò che accadrà in Europa e in questa Unione europea che usurpa il titolo di continente. Merkel è entrata in carica nel 2005, quando l’Ue rispondeva ancora all’appeal narcisistico che associava il suo nome al benessere e alla pace. La pace europea ha trascurato le numerose guerre che i membri delle nuova Europa, nazioni coloniali, hanno portato avanti all’estero dopo la loro adesione e che si trascinano ancora oggi, senza dimenticare il conflitto dei Balcani che si è combattuto all’interno dei suoi confini. Quanto al benessere, è semplicemente scomparso.

E così, l’Europa che Angela Merkel ha conosciuto all’inizio del suo primo mandato si è vista privare dei suoi due grandi miti risalenti alla fondazione, sostituiti da una frattura, sempre esistita ma oggi ancora più evidente: l’Europa è composta da molteplici gruppi. Il primo è formato dai beneficiari netti dell’euro, con la Germania al centro, che difendono l’austerità e il pagamento integrale dei debiti contratti dalle banche. Il secondo, dubbioso e traballante, è rappresentato dalla Francia. Un altro gruppo è formato da paesi con gradi diversi di crisi e di sfiducia, dal Portogallo all’Italia passando per la Spagna e dalla Slovenia a Cipro passando per l’Irlanda. E poi c’è il gruppo degli ultimi, alla periferia d’Europa, accusato di decadenza: dalla Grecia alla Bulgaria passando per Romania e Albania.

I venti cambiano Ed è proprio questa Europa divisa che Merkel dovrà affrontare in occasione del suo terzo mandato, che inizia con un governo di coalizione di cui è l’incontrastata dominatrice, con un appoggio schiacciante del Parlamento, un’opposizione pressoché inesistente e una situazione socioeconomica nazionale ambigua ma stabile, soprattutto rispetto alla maggioranza degli altri stati europei.

In un contesto così instabile, sarebbe una vera imprudenza non attendersi qualche sorpresa. Certo, questo è quanto suggerisce l’accordo di coalizione di 185 pagine firmato dai socialdemocratici, i cui dirigenti hanno subito un forte shock dopo le elezioni del settembre scorso, anche se sono molto contenti delle loro nuove funzioni ministeriali. Malgrado tutto, la realtà non è dettata dai documenti. Governare significa saper reagire agli imprevisti, soprattutto in tempi di crisi. Angela Merkel intende navigare in una direzione precisa, ma i venti cambiano e potrebbero portarla altrove.

L’Europa non sta attraversando soltanto una crisi riconducibile alla sua identità occidentale. A est pare covare al momento qualcosa di simile a una guerra fredda con la Russia. L’Ue, con la Germania in testa, sembra considerare l’Ucraina il cortile di casa propria. Complica la vita alle esportazioni energetiche russe e insieme alla Nato stuzzica l’orso moscovita con tutta una sorta di provocazioni militari, tra le quali uno scudo antimissile contro l’Iran che non sarà cancellato malgrado le trattative con Teheran.

La Russia ha già iniziato a dispiegare i suoi missili sul Mar Baltico e l’accordo tedesco di coalizione non fa più riferimento alla vecchia proposta di eliminare le bombe nord-americane che si trovano nel suo territorio.

Autore: Rafael Poch, corrispondente da Berlino de La Vanguardia, Barcellona. 


''IL BENESSERE CHE L'UNIONE EUROPEA AVREBBE DOVUTO PRODURRE, E' SEMPLICEMENTE SCOMPARSO'' (LA VANGUARDIA, BARCELLONA)


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