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Max Parisi

WELLCOME TO PARADISE...

La descrizione dell'aldilà nella testimonianza di un neurochirurgo americano risvegliatosi dal coma.

E’ successo ad Eben Alexander, affermato neurochirurgo di Harvard, che durante tutta la sua via, lunga 58  anni, era stato sempre scettico nei confronti della possibilità che gli esseri umani potessero continuare a vivere dopo la morte. Il suo era il tipico punto di vista di un uomo di scienza, particolarmente disincantato nei confronti di tutti i racconti sulle esperienze extracorporee. Soprattuttto quelle dei suoi pazienti.

Poi, una mattina del 2008, gli accadde di essere ricoverato d’urgenza per una grave forma di meningite batterica e di entrare in coma. Sette lunghi giorni di incoscienza e di totale inattività della sua neocorteccia. Ma anche sette giorni che hanno cambiato la sua vita. Per sempre. Eben Alexander è infatti oggi in grado di raccontare al mondo la sua esperienza della vita oltre la morte, attraverso lo straordinario “viaggio” che ha compiuto durante i giorni del coma.

E lo fa descrivendo la sua esperienza dell’aldilà in un libro intitolato “Proof of Heaven“, la “prova del paradiso” appunto, cui Newsweek ha dedicato una copertina, in cui narra di essere stato in un luogo «incommensurabilmente più in alto delle nuvole, popolato di esseri trasparenti e scintillanti» e in «un mondo di nuvole bianche e rosa stagliate contro un cielo blu scuro come la notte e stormi di esseri luminosi che lasciavano dietro di sé una scia altrettanto lucente».

Accanto a questi racconti, il medico americano ha raccontato di aver camminato su un tappeto di farfalle sgargianti, udito canti celestiali che era in grado di percepire anche con la vista ed aver avuto come accompagnatrice del viaggio una giovane donna dagli occhi blu e i capelli biondi che costantemente lo rassicurava, ricordandogli di essere amato e accudito e di non aver paura.

Verità o sogno dunque? Quello di cui siamo certi è che l’esperienza “ai confini della morte” (near death experience, come viene chiamata dagli esperti) vissuta dal neurochirurgo americano contribuisce oggi ad infittire l’eterno dibattito sulla sopravvivenza ultraterrena: dibattito attraverso il quale gli uomini possono, almeno, sperimentare un briciolo d’eternità.

(Da: aciclico.com)


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