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Max Parisi

TEMPO DI BILANCI / A CHE PUNTO E' LA NOTTE ITALIANA? DATO PER DATO, LA SPIETATA ANALISI DI UN PAESE FALLITO.

lunedì 2 dicembre 2013

Milano - A due anni dall’inizio della “cura Monti” e della sua prosecuzione attraverso il governo Letta, l’Italia è davvero risanata ed avviata ad una ripresa che darà i suoi frutti a partire dal prossimo anno? Per dare una risposta al quesito, abbiamo preso in esame alcuni dati statistici considerati significativi a livello macro economico Vediamoli ora in dettaglio

Il mese di ottobre (ultimo dato disponibile) ha chiuso con un calo di immatricolazioni di veicoli commerciali dell’11% rispetto al 2012, che già aveva fatto segnare un risultato non molto diverso rispetto al 2011. Questo è un dato di grande rilievo, perché significa che le aziende NON stanno effettuando investimenti, anzi li stanno riducendo, in previsione di un ulteriore calo della domanda. Infatti se prevedo che non avrò richiesta di merce, la prima cosa che evito di fare è rinnovare il parco mezzi con cui trasportarle, ritenendola una spesa del tutto inutile. I dati tendenziali, secondo la UNRAE (Associazione dei produttori automobilistici esteri) prevede un calo a fine anno del 16,97% rispetto allo scorso anno, che andrà a sommarsi al crollo del 30% registrato nel 2012 rispetto al 2011.

Ancor peggio il mercato delle auto per uso privato, che registra l’ennesimo calo delle vendite, facendo segnare un terrificante -8% nei primi dieci mesi (il numero di auto immatricolate è ormai quello del 1970) mentre Francia, Germania e perfino Spagna tornano in terreno ampiamente positivo. Singolare il confronto con la Gran Bretagna, che mette a segno il ventesimo rialzo mensile consecutivo nelle vendite di auto. Non è un caso, tuttavia, se questa nazione sia fuori dalla morsa della moneta unica e prosegua una politica attiva di sostegno all’economia grazie alla Sterlina ed alle mosse della Banca d’Inghilterra.

Si potrebbe ritenere che gli italiani abbiano deciso di rimandare investimenti “importanti” come l’acquisto di autoveicoli in attesa di avere un quadro più chiaro della ripresa. Se così fosse, dovremo assistere comunque ad un andamento positivo dei consumi di massa, in particolare del commercio al dettaglio e di quelli alimentari. I dati, purtroppo, anche in questo caso rimangono pesantemente negativi. Se prendiamo i rilevamenti mensili dell’ISTAT, il quadro appare a dir poco drammatico. A settembre, i consumi al dettaglio hanno messo a segno un -2,8% tendenziale annuo e addirittura un -0,3% su agosto 2013. Questo è un segnale particolarmente preoccupante: il fatto che settembre segni un calo su un mese storicamente “morto” come quello di agosto sta a significare che la domanda interna è ormai ridotta a condizioni drammatiche ed avvitata in una spirale di calo costante. Se il dato complessivo del -2,8% dovesse essere confermato, andrebbe a sommarsi al -3,8% registrato nel 2012 rispetto all’anno prima. Si tratta di numeri da economia di guerra, non certo da paese che “vede la luce in fondo al tunnel” come dichiarato trionfalisticamente da Monti prima di lasciare lo scranno di Palazzo Chigi e più volte ripetuto dal suo degno successore, Letta.

Un settore strategico per lo sviluppo del paese, come il mercato immobiliare, segnala una crisi che può essere definita “sistemica” ovvero non risolvibile con normali azioni di politica economica. Il dato tendenziale annuo è di un -5,5% (in aumento rispetto al -5,4% segnato nel 2012), ma la cosa preoccupante è che nell’ultimo trimestre, nonostante i trionfali annunci di abolizione dell’IMU da parte del governo, il mercato è peggiorato ulteriormente, arrivando ad un impressionante -7,2%. Se il mercato immobiliare si blocca, vanno in crisi tutti i settori collaterali, legati ad esso, come quello dell’arredamento, della siderurgia (i banali tondini di ferro per il cemento armato), del legno, ecc. con pesantissime ripercussioni sull’intero Prodotto Interno Lordo. Da evidenziare che nella zona OCSE, al contrario, i prezzi del mercato immobiliare sono stimati in crescita dell’1,4%, con un’accelerazione nell’ultimo trimestre all’1,9% (il gap con il mercato italiano è quindi del 9,1%!)

L’andamento dei consumi di carburante, che per un paese come il nostro dove il grosso del trasporto merci avviene su gomma e non su rotaia, è un indicatore significativo e presenta un calo del 5,5% nei primi dieci mesi rispetto allo stesso periodo del 2012. E questo spiega perché, pur in presenza dell’aumento dell’IVA e delle accise, il gettito fiscale sia calato. D’altra parte, qualsiasi casalinga, alle prese con il bilancio familiare, sa che se il prezzo di un determinato prodotto sale troppo, la prima cosa da fare è ridurne la quantità acquistata. Concetto chiaro per tutti, ma non per i nostri politici, che evidentemente devono aver letto troppi libri di teoria economica e fatto poche spese nei supermercati.

Come detto, siamo in presenza di numeri degni di un paese appena uscito sconfitto da una guerra, non certo di un paese civile del ventunesimo secolo. Qualcuno potrebbe obiettare che un simile sacrificio è servito per risanare i conti dello stato e quindi siano state fatte scelte dolorose oggi per garantire un futuro roseo domani.

Peccato che non sia così: il debito pubblico ha raggiunto nel secondo trimestre del 2013 la cifra record di 2.076 miliardi. Il dato allarmante è che a fine marzo questa cifra fosse “solo” di 2036 miliardi: ciò significa che in 90 giorni lo stato si è indebitato di ben 40 miliardi, alla faccia del risanamento. E le cose non vanno certo meglio se confrontate con la media europea: nello stesso periodo (secondo trimestre 2013), l’aumento medio del debito pubblico in Europa è stato del 2,2% rispetto al pari periodo dello scorso anno, mentre l’Italia ha battuto tutti, mettendo a segno uno strepitoso +7,7%. Il problema è che in questa gara il vincitore sia quello che ottiene il risultato più basso, non più alto.

Una domanda sorge quindi spontanea: dov’è il tanto sbandierato risanamento dei conti attuato da Monti e Letta? Semplicemente non esiste. Al di là delle retoriche dichiarazioni di facciata fatte dai nostri governanti, presidente della repubblica in primis, l’unica, assoluta, drammatica realtà è che gli ultimi due governi hanno scientemente, volutamente distrutto l’economia italiana facendo credere al popolo che i sacrifici che gli stavano imponendo servivano a risanare il bilancio dello stato. Un risanamento che non c’è stato, anzi: l’unico effetto è stato quello di far lievitare il debito pubblico come mai in passato e sbandierare come  strepitoso risultato l’aver raggiunto un rapporto deficit/pil del 3%. Nulla di cui festeggiare, dato che dal 2015, per effetto del fiscal compact, dovremo ridurre di 50 miliardi l’anno la massa del debito pubblico cumulato, ergo dovremo passare da un rapporto deficit/pil positivo ad uno negativo (che in questo caso significherebbe che lo stato spende molto meno di quello che incassa e quindi riduce il debito).

Nessuna persona di buon senso può davvero credere che questo governo e questa classe politica sia in grado di raggiungere questo risultato. Ciò che si prospetta per il popolo italiano è un lunghissimo inverno degno dei peggiori stati comunisti, con una recessione costante ed un impoverimento globale della popolazione come mai si è visto in passato.

L’unica strada percorribile per salvare il futuro dei nostri figli è quello di una rapida e repentina uscita dall’euro, riappropriandoci quanto prima della sovranità monetaria. Non possiamo pensare che un simile gesto di coraggio possa venire da questa classe politica troppo impegnata ad auto alimentarsi. L’unica strada percorribile è un profondo ricambio, dando consenso ai soli movimenti che si impegnino a far uscire l’Italia dalla moneta unica in caso di loro vittoria alle elezioni. La sola alternativa a questo, è la fame e la miseria per milioni di italiani.

Fonti: rilevazioni mensili ISTAT, IlSole 24 Ore, Unione Petrolifera Italiana, UNRAE.

Luca Campolongo

Resp. Marketing e sviluppo prodotti

www.sosimprese.info

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