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Max Parisi

REPORTAGE INDIPENDENTE DA ATENE / UN INVIATO DE ILNORD.IT E' ANDATO A VEDERE COSA STA DAVVERO ACCADENDO: E' UN INFERNO.

mercoledì 27 novembre 2013

Quarantotto ore in Atene. Rientro con gli occhi intasati dalle mille scene miserabili che mi hanno riempito di rabbia dentro.  Una metropoli di 400 km quadrati, abitata da oltre quattro milioni di abitanti (un greco su quattro abita in Atene). Questa capitale europea,  solo nel 2008 veniva classificata dalla società svizzera UBS, come la trentaduesima città più ricca al mondo in termini di potere di acquisto, mentre oggi muore strangolata dall’assedio delle panzer divisionen finanziarie euro/crucche con la complicità di un governo colluso ed asservito ai poteri dei burattinai, nel teatrino degli euro-orrori. La fiorente polis, patria della prima democrazia e culla di Platone, Aristotele, Socrate e infiniti altri celebri padri della filosofia, e della storia antica, è crollata, espugnata da chi la vuole smembrare e privatizzare sotto le mentite spoglie del risanamento economico imposto dall’Unione Europea.

A  sud della città il porto di Atene, Pireo, una babele di immigrati (quasi tutti clandestinamente):

magrebini, zingari, albanesi, bulgari,turchi, iracheni e altre facce che raccontano storie di terre lontane. Sono quasi tutti scuri, malvestiti e brulicanti come formiche. Vagano in cerca di qualche lavoretto, o di rubacchiare qualcosa, e soprattutto di trovare un imbarco per l’isola che non c’è, pur di fuggire da tutta quella fredda miseria da terzo mondo, nel cuore di quella che ritenevano la rassicurante europa.

Porsche, mercedes ed altre prestigiose auto, stazionano parcheggiate di lì a poco, in prossimità di qualche ristorante di lusso, sotto l’attento sguardo di una vigilanza armata ed incattivita con chi soprattutto ha solo fame. Qui in Grecia la forbice sociale è diventata ormai un "taglia siepi" da quanto si è allargata.

Inizia a fare scuro quando risaliamo in taxi percorrendo le caotiche strade per tornare verso il centro città. In prossimità dei mercati generali, osservo degli uomini che scaricano da un vecchio camion delle barre di ghiaccio utilizzando dei rampini uncinati; lavorano praticamente al buio. Quell’immagine mi rammenta quelle viste sui libri, che raccontavano la grande depressione americana del 1929. 

Nell'oscuità di quelle strade periferiche osservo gruppetti di disperati seduti su gradini d'ingresso ad edifici fatiscenti. Realizzo quanto poco possa valere la vita di una persona in transito e ben vestita, fame e disperazione rendono aggressivi.

Ecco siamo in centro, qui lo spettacolo cambia completamente. Le macchine corrono e tutte strimpellano i clacson, ai greci piace molto suonare il clacson, intanto la gente cammina in ogni direzione con borse e sacchetti. Siamo di fronte alla sede del  Governo, il piazzale è tutto pulito, le sentinelle in divisa tradizionale montano la guardia con la fierezza del passo militare. Sembra tutto normale, se non fosse per l'accorgermi che ovunque sono dislocati dei reparti di poliziotti in tenuta anti sommossa. Sono fermo ad un semaforo, un uomo seduto all’angolo si accorge che lo sto guardando attraverso il finestrino, e mi fissa. Sta chiedendo la carità, non gradisce che io lo guardi insistentemente, e inizia ad inveirmi contro, agitando una mano con cui tiene un cartello con alcune parole a me sconosciute (non so leggere il greco). Quell’uomo m’impressiona, indossa un abito gessato di buona fattura, una camicia che da pulita poteva essere azzurra ed una vistosa cravatta con il nodo mollato, di colore rosso scuro. Non sembra proprio un mendicante di lungo corso. Scatta il verde, ripartiamo, il tassista tenta di spiegarmi in uno stentato inglese, che uomini come quello sono dappertutto ad Atene, sono ex dipendenti di molte attività fallite o chiuse a causa della crisi. Diversi si suicidano, li trovano anche per le strade, ma nessuno ne vuole parlare, a nessuno piace parlarne, vuoi per dignità e rispetto ...in Grecia, vuoi per strategia politica ...nei media d'Europa.

La Plaka, siamo nel quartiere più blasonato di Atene, i ristorantini sono caratteristici e costosi, intorno a noi quache comitiva di turisti, soprattutto orientali che scattano foto e comprano fesserie in oro e argento di artigianato ellenico. Qui non sembriamo più nell’Atene disperata e povera, sembra tutto normale, a parte l'immancabile massiccia presenza di polizia in divisa e guardando certe sospettose facce che ci scrutano, probabilmente anche in borghese.

L’acropoli che dall’alto tutto incornicia, si mostra ben illuminata e ci accoglie come un gran cerimoniere, testimone di antichi splendori di un passato che probabilmente mai più tornerà.

Il nostro accompagnatore ci racconta che il suo Paese sta morendo, lo stanno smembrando sotto la falsa scusa delle privatizzazioni e in nome della ripresa. Ci spiega che la chiusura della televisione nazionale, è stata compiuta in ottemperanza al risanamento e ai tagli della spesa pubblica voluti dal Governo, ma in realtà è stata attuata soprattutto per impedire ai nostri colleghi greci di documentare al mondo quello che sta realmente accadendo. L’europa non vuole far vedere come alcuni Paesi stiano morendo soprattutto in favore di altri che stanno invece rinforzandosi all’interno della stessa Unione. E’ la terza guerra mondiale dei tedeschi, ma stavolta, usando la finanza al posto dei fucili la stanno vincendo davvero. Poi sorride e ci dice che smembrata la Grecia, i prossimi a cadere saremo noi in Italia, in Spagna, in Portogallo, poi toccherà alla Francia.

La contestazione popolare nelle strade, viene oggi schiacciata sul nascere, e se occorre, pure con repressione violenta. Il governo del Primo Ministro Samaras è riuscito a far passare l'equazione che chiunque vada in piazza è soltanto gente eversiva appartenente alla destra nazista oppure alla sinistra extraparlamentare. Questa cultura d'informazione pilotata, in pieno stile cileno o stalinista, giustifica lo Stato semi-militarizzato del paese, nel nome di una non ben definita democrazia. Una truffa politica internazionale, che giustifica le botte e qualche volta purtroppo anche le sparatorie con chi manifesta e peggio ancora giustifica la sparizione di persone, sotto forma di arresto, che continuamente stanno accadendo in varie parti di quell'antico e nobile Paese senza risvegliare l'indignazione della Comunità Internazionale o delle organizzazioni per la tutela dei diritti umani.

È dura; è dura da vedere, è dura da accettare...è dura da digerire. È un bel piano ben organizzato.

Imbocchiamo Kifisias sul lato nord della città, la parte residenziale, quella più "alta" a livello sia orografico sia sociale. Arriviamo al nostro Hotel e dopo un saluto ai colleghi che sostavano al bar, mi dirigo nuovamente verso l'uscita per fare quattro passi prima di andare a dormire (la cucina greca è ottima ma non ho più l'età per digerirla bene...). Dalla hall, con maniere molto cortesi, un addetto mi invita ad evitare di uscire, o almeno cambiarmi di abito prima e depositare presso la reception, eventuali soldi apparecchiature fotografiche e orologio. Naturalmente mi rassicurano sul fatto che si tratta solo di semplici precauzioni perché in realtà sinora non è mai successo nulla...Naturalmente. 

Esco, passeggio accarezzato da una frizzante aria autunnale, avvolto da una temperatura ancora mite rispetto a quella nostra del periodo. Osservo questo fiero mondo riflettendo sul mio. Questa situazione non tarderà a presentarsi così degenerata, anche da noi. È ora di agire e di reagire. Prima che finisca così anche in Italia, riprendiamoci il futuro del nostro meraviglioso Paese!

Quando sarà ora di andare a votare, non ascoltate i canti delle sirene che vi arriveranno attravero giornali e televisioni. Guardate in casa vostra, leggetevi il vostro conto corrente, ripensate ai lavoretti trascurati per mancanza di soldi, all'auto vecchia, alle bollette da pagare su basi che nessuno più riesce a verificare.

Non so quando voteremo prossimamente, ma quel giorno ricordiamoci di votare per Noi.

Se noi in primis non saremo in grado di cambiare le nostre abitudini di voto, non aspettiamoci che chi eleggeremo per l'ennesima volta, abbia intenzione di cambiare le proprie abitudini di Governo.

Forza Grecia dunque e non Grecia Uber Alles... che presto gli Dei dell'Olimpo siano con te, ed altrettanto presto certi semi-Dei dei colli romani, non siano invece più con il Popolo italiano, nel nome di un reale rinnovamento e finalmente di una vera ripresa.

Stefano Cannas per IlNord.it - Atene

 


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