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Max Parisi

CONSULENTI ECONOMICI GOVERNO TEDESCO: ''IL PERICOLO PIU' GRANDE DELLA ZONA EURO E' LA FRANCIA''. (OLTRE ALL'ITALIA)

mercoledì 27 novembre 2013

Il nuovo pericolo per l’Eurozona? Dimenticate i PIIGS, oggi lo Stato che fa più paura alla Germania è anche uno dei suoi alleati storici, nonchè partner più affidabile della zona Euro: la Francia. Certo, la situazione non è imminente, ma Berlino ha puntato molto sulla Francia -  solo nel 2011 il 10% dell’export tedesco è andato qui – e guardando i lenti segnali di ripresa e quelli di cedimento (come la perdita della tripla A da parte delle agenzie di rating) si teme in un collasso che colpirebbe inevitabilmente tutta l’Eurozona, Germania inclusa. 

I timori non sono dell’ultima ora: già dallo scorso anno, politici ed economisti tedeschi avevano evidenziato alcuni segnali di pericolo provenienti dal Paese vicino. Tra questi, a parlare per primo di rischio recessione fu  il leader del partito euroscettico Alternative für Deutschland, Bernd Lücke, che evidenziò il deficit elevato della Francia e la sua incapacità di fare riforme importanti, elementi che secondo l’economista l’avrebbero portata alla stregua degli altri Stati del Sud Europa. Con la differenza che la Francia è uno degli Stati portanti dell’Esm, il Fondo Salva Stati, e un suo cedimento strutturale porterebbe l’intera responsabilità sulle spalle della Germania.

La Francia, quindi, è una seria minaccia per l’Eurozona. Lo dimostrano anche i recenti dati del rapporto 2012 dei consulenti economici del governo tedesco, i cosidetti “cinque saggi”: “La Francia - è scritto nel report -  è al momento il maggior problema per l’eurozona, più di Grecia, Spagna o Italia. Questo perché la Francia non ha fatto alcunché per ripristinare la propria competitività, e anzi va in direzione opposta”. E i numeri che arrivano dalla Senna non sono buoni: si parla infatti di una spesa pubblica al 57,1% del PIL, una disoccupazione all’11,1%, di una pressione fiscale pari al 46% del PIL e un disavanzo del 4,1%, ben oltre il limite del 3% imposto dal Patto di Stabilità europeo. Sono gli ultimi dati del rapporto Ocse, che parlano di una incapacità da parte del governo di Hollande di ritornare in carreggiata: “L’insufficiente aumento della produttività si riflette nel deterioramento della competitività del settore produttivo francese e nelle sue difficoltà ad adattarsi alla globalizzazione crescente degli scambi di investimenti”.

Una “crisi silente“, come l’ha definita qualche tempo fa la rivista The Fielder, un deterioramento che passa inosservato ai media mainstream, ma che che piano piano monta e fa paura non solo alla Germania, ma all’Europa tutta. Così, si cerca di correre ai ripari, posticipando di due anni – dal 2013 al 2015 – il tempo massimo per riportare il deficit al di sotto del 3% del Pil, con la speranza che nel frattempo vengano messe in atto misure efficaci per risalire la china. Altrimenti, secondo molti, la storica amicizia franco-tedesca potrebbe venire meno, e con lei l’intero equilibrio della zona Euro. 

Fonte notizia: yahoo finanza.


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