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Max Parisi

VERSO LA TRAGEDIA: LA GERMANIA NON SI FERMA, SURPLUS ALLE STELLE, EURO FORTISSIMO, RESTO D'EUROPA CONDANNATA.

venerdì 22 novembre 2013

Milano - Se ben ricorderete, solo qualche settimana fa', prima il Dipartimento del Tesoro USA e poi anche il FMI, avevano bacchettato la Germania circa l'enorme surplus corrente tedesco, adducendo che la salute dell'economia tedesca sarebbe troppo dipendente  da una quota   di export eccessiva,  che andrebbe ridotta e, al tempo stesso, si segnalava la necessità di aumentare la domanda interna, in modo che, anche gli altri paesi più deboli dell'europa  alle prese con un consolidamento fiscale di svariati punti di PIL, avrebbero potuto avvantaggiarsi del riequilibrio migliorando i rispettivi saldi commerciali.

Il sito Scenari Economici, aveva prodotto un articolo nel quale si segnalavano le parti salienti del rapporto del Dipartimento del Tesoro Usa. Ve lo ripropongo:

“La Germania ha mantenuto un largo surplus corrente attraverso tutta la crisi finanziaria dell’area euro e nel 2012 l’avanzo nominale della bilancia dei pagamenti è stato superiore a quello della Cina”.  La bocciatura e’ completa: “All’interno dell’area dell’euro, i paesi con ampi e persistenti eccedenze dovrebbero agire per stimolare la crescita della domanda interna e ridurre le eccedenze.” 

Inoltre si accusa la Germania della crisi dei paesi periferici della zona Euro, e di una deflazione su scala mondiale: ”Il Ritmo anemico di crescita della domanda interna tedesca e la dipendenza dalle esportazioni della Germania hanno ostacolato il riequilibrio in un momento in cui molti altri paesi della zona euro, che sono stati sottoposti a forti pressioni per ridurre la domanda e comprimere le importazioni, al fine di promuovere l’adeguamento. Il risultato netto è stata una deflazione per la zona euro, così come per l’economia mondiale.” 

Gli Usa hanno sottolineato che l’anemica crescita della domanda interna tedesca e la sua dipendenza dalle esportazioni ha impedito un ribilanciamento in una fase in cui altri Paesi dell’area euro sono stati severamente sotto pressione e costretti a ridurre la domanda e a comprimere le importazioni per promuovere il riaggiustamento di bilancio. In particolare il tesoro sembra non gradire la riluttanza della Germania a far lievitare i salari e a usare la leva del debito per stimolare la domanda interna.“Una forte crescita della domanda interna nelle economie europee in eccedenza , in particolare in Germania , contribuirebbe a facilitare un riequilibrio duraturo degli squilibri nella zona euro”. 

Gli esperti del Tesoro americano restano scettici sulla capacità dell’Eurozona di risolvere i propri problemi a causa di una politica di austerity mentre servirebbe una politica anticiclica.“Restiamo preoccupati per il ritmo appropriato di consolidamento e per la necessità di fornire spazio a  politiche anticicliche, garantendo percorsi credibili per la sostenibilità fiscale nel corso di un periodo di tempo che è sensibile agli sviluppi congiunturali.”

La paura statunitense è rivolta a una nuova crisi europea che potrebbe danneggiare la ripresa statunitense. “I rischi di battute d’arresto nelle politiche per affrontare le vulnerabilità delle economie periferiche e della struttura istituzionale della zona euro rimangono significativi.”” Ulteriori tensioni potrebbero emergere dall’ incertezza politica e dal disaccordo all’interno dell’area dell’euro su come affrontare le nuove sfide per l’unione monetaria.”

Il Tesoro USA conferma che la crisi 2010-2013 e’ una crisi essenzialmente legata agli squilibri delle partite correnti:” Nel medio termine, i ritardi nell’integrazione finanziaria, economica e fiscale potrebbe radicare le grandi disparità economiche che si sono sviluppate in tutta l’ area dell’euro, lasciando la regione vulnerabile a nuovi shock.” 

Gli USA bocciano senza appello la politica di austerity imposta dalla Germania ai parters in presenza di un ciclo negativo:” Una priorità chiave per l’area dell’euro è quello di consolidare e accelerare la ripresa della crescita, che sosterrà una riduzione degli oneri di debito pesanti, tassi di disoccupazione più bassi, e contribuire a mantenere il sostegno politico al processo di adeguamento all’interno del nucleo e la periferia.” 

In sintesi vedono piuttosto male i destini dei paesi periferici dell’Eurozona“La periferia si trova di fronte una maggiore incertezza sul trend di crescita a medio termine, viste le politiche legate al riequilibrio del bilancio, considetata la riduzione della leva finanziaria nel settore bancario , e gli sforzi per migliorare la competitività e la produttività.”

Qualche giorno  dopo, è stata la volta del Fondo Monetario Internazionale che, per bocca del suo vicedirettore DAVID LIPTON, ha affermato: “Un conto corrente della Bilancia dei Pagamenti significativamente inferiore della Germania sarebbe auspicabile”“Un taglio dei disavanzi eccessivi nell’area dell’Euro non avra’ successo, a meno che la Germania riduca le eccedenze nel saldo commerciale”. “la Germania deve avere una visione globale, per cui deve fissare un target per la riduzione del proprio saldo commerciale”.

E queste sono le posizioni del tutto irrituali prese sia dal Governo Usa che dal FMI, mentre, in casa nostra, dal mondo della politica, tutto taceva e continua a tacere. Ovviamente, la risposta della MERKEL non si è fatta attendere e, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, la Merkel avrebbe affermato:

"La Germania «è riuscita a uscire bene dalla crisi e ora è sotto sorveglianza a Bruxelles per l'entità del suo surplus commerciale. Possiamo vedere come sono i trend dei consumi e della produzione nel Paese, ma sarebbe assurdo ridurre la produzione e la qualità dei nostri prodotti per andare incontro alle richieste di Bruxelles».

«Non è possibile assolutamente - ha detto Merkel, suscitando l'ovazione dalla platea - ridurre artificialmente il grado di competitività raggiunta dalla Germania» e, per questo, sarebbe meglio «non porsi il problema guardando soltanto le cose dal punto di vista europeo ma guardare anche alle grandi sfide della competitività a livello globale, andando al di là dei nostri confini». Il surplus delle partite correnti della Germania nell'eurozona, «il nostro squilibrio nell'eurozona, è molto, molto piccolo, inferiore al 3%. Ciò mostra che abbiamo una situazione molto equilibrata» ha continuato Merkel.

«A volte sorprende il tenore di certe discussioni» dice Merkel riferendosi a quelle su un eccessivo rigore tedesco. «Abbiamo un debito a circa l'80%» a fronte di un obiettivo, dei Trattati, al 60%: «Non facciamo altro che lavorare per rientrare, in circa 10 anni, nei parametri cui siamo vincolati». Il riferimento è alle critiche da Bruxelles, ribadite ancora stamane dal commissario Olli Rehn: la Germania deve far aumentare la domanda interna e la spesa per i servizi.

Merkel intanto deve gestire anche i nuovi alleati e per questo annuncia d'essere pronta ad introdurre un salario minimo garantito a livello nazionale, venendo incontro alle richieste dei futuri partner di coalizione socialdemocratici. Merkel spiega che i socialdemocratici «non avrebbero concluso» i negoziati sulla futura coalizione di governo «senza un salario minimo garantito universale». Aggiunge poi che il suo partito si è opposto a questa proposta e farà di tutto per evitare che la sua introduzione produca delle perdite occupazionali.

Cosa trarne? Cosa concluderne?

1) La Merkel, da parte sua, fa benissimo a difendere le ragioni della Germania e della sua economia. Cosa che qualsiasi statista degno di appellarsi tale dovrebbe fare. Italiani in primis. Ma siccome i nostri "statisti" non sono tali e per di più sono asserviti agli interessi estranei a quelli degli italiani, è logico attendersi il protrarsi della deriva che sta vivendo il Paese, che, presto o tardi, porterà alla distruzione.

2) Se si pone come condizione essenziale (come in effetti si pone) che, per il buon funzionamento di un'area monetaria comune, occorre una maggiore integrazione fiscale, politica ed economia tale da colmare gli squilibri economici esistenti tra i vari paesi che compongono l'area, anche attraverso sostegni solidaristici o trasferimenti tali da favorire una maggiore convergenza, una maggiore unione, una maggiore coesione, semmai ce ne fosse ancora bisogno, questa è l'ennesima prova che l'euro, così come concepito, non ha più ragione di esistere, né potrebbe. Tanto più che la stessa Germania si avvantaggia ulteriormente delle stesse misure di austerità che essa stessa comanda, senza però concedere alcunché in termini di maggiore solidarietà e sostegno nel sanare le divergenze strutturali degli altri paesi che si stanno dissanguando per raggiungere un miraggio che non esiste nei fatti.

3) Il grado di competitività di cui parla la MERKEL, altro non è che il rovescio della stessa medaglia. Nel senso che alla competitività tedesca, contribuisce anche un cambio inferiore rispetto a quello che sarebbe altrimenti il Marco, tenuto a livelli più bassi grazie alla debolezza delle economie periferiche che, invece, ne subiscono una forza non rappresentativa delle rispettive strutture economiche. Per essere ancora più chiari, spesso, da parte di molti esponenti, si sente affermare che la svalutazione sarebbe qualcosa di immorale o deplorevole. E lo sarebbe se a farla, magari, ove fosse possibile per via di un ritorno alle valute nazionali, fosse l'Italia, la Spagna, la Grecia o chicchessia. La Germania, attraverso l'unione monetaria, rinunciando alla propria valuta e adottando l'euro, altro non ha fatto che rinunciare ad una valuta forte (il Marco) per dotarsi di una valuta, per i tedeschi,  debole (l'euro), svalutata rispetto alla forza della propria economia e rispetto a quello che sarebbe stato altrimenti il Marco. Ecco che non sempre quello che potrebbe sembrare immorale per qualcuno, specularmente, sia da considerarsi morale per qualche altro.

4) Coloro che vanno nei salotti televisivi (e la lista è lunga) ad affermare che per risolvere la crisi occorre "più Europa", o sono in malafede o non sanno di cosa stanno parlando. Delle due, l'una. E non sono così sicuro che non sia la prima. La Germania, magari a ragione o per interesse, del "più Europa" non vuole saperne e non può fregargliene meno, per il semplice motivo che da questa situazione ne trae un enorme vantaggio. Ecco spiegato l'immobilismo che è stato osservato dagli eurocrati nella gestione della crisi. Il non decidere o il ritardare la decisione, consente di monetizzare un vantaggio che, altrimenti, rischierebbe di essere inferiore in virtù della decisione da adottare. E ovviamente il vantaggio è a favore dei paesi più solidi e forti che avrebbero dovuto assumere la leadership di una unione politica, ma che rifiutano per propria convenienza.

Ormai, non è più un discorso di essere ideologicamente europeisti, nazionalisti o che diamine volete; o di essere contro o a favore dell'euro. Occorre solo prendere atto che non c'è nulla che possa essere fatto per sanare un sistema e un'architettura che non funziona all'origine e che fa acqua da tutte le parti. Anzi, qualcosa si può fare: occorre  pensare solo  come portare a casa al pelle, e  poterlo fare in modo più sollecito possibile.

Paolo Cardenà - Vincitori e Vinti.


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