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Max Parisi

OBAMA HA OTTENUTO UNA SVOLTA, IN IRAN: ''ISRAELE E' DESTINATO A SCOMPARIRE!'' HA URLATO ALI' KHAMENEI IN TV (E' IL CAPO)

giovedì 21 novembre 2013

Gerusalemme -  In contemporanea con l'inaugurazione della prima tornata di trattative sul nucleare iraniano qualche dirigente della televisione di stato della Repubblica Islamica, in accordo con il governo, pensò bene di mandare in onda un filmato immaginario dove Tel Aviv veniva bombardata da una salva di decine di missili.

Per rendere il tutto più verosimile usarono anche le immagini satellitari ricavate dal sito GOOGLE.COM con un’animazione molto reale. Alla chiara minaccia si associava anche la certezza di due particolari importantissimi:

il primo che a Teheran hanno imparato a usare Photoshop, e il secondo che conoscono molto bene la geografia della metropoli israeliana.

Questo però non bastò a convincere le delegazioni sedute al tavolo delle trattative con l'Iran a una maggiore prudenza, infatti l'annullamento delle attuali sanzioni e il congelamento di un nuovo pacchetto di azioni nei confronti di Teheran era già stato deciso a Londra, a Berlino, a Mosca, a Pechino, che non vedevano l’ora di ricominciare le copiose importazioni di petrolio e l’esportazione di tutto quello che potevano verso l’affamato mercato iraniano, e a Washington dove sia il presidente Obama, probabilmente in preda a visioni messianiche, sia il suo fido apostolo Kerry fremevano pur di siglare quell’accordo che stava facendo gelare i polsi a tutto il Medioriente.

Se non fosse stato per la presa di posizione della Francia su alcuni punti dell'accordo finale, l'Occidente avrebbe già firmato agli Ayatollah l'autorizzazione a proseguire nella loro opera di arricchimento dell'uranio fino ad arrivare all'ordigno nucleare senza dover, di fatto, subire ulteriori sanzioni.

Quando La Casa Bianca si è vista scavalcare dall'Eliseo ha fatto di tutto pur di convincere il Congresso a non adottare nuove misure nei confronti dell'Iran, al punto che il segretario di Stato ha chiesto esplicitamente ai senatori di non dar retta alle informazioni di intelligence che arrivavano da Israele. 

Si è trattato di una presa di posizione netta nei confronti dello Stato Ebraico, posizione che fa capire chiaramente quale sia il punto di attrito, se non di rottura, che c'è attualmente tra Washington e Gerusalemme.

La Francia, giustamente, si è opposta e ha fatto rimandare il tutto di due settimane perché anche se nell'accordo era prevista l'apertura delle centrali nucleari iraniane alle ispezioni internazionali, non si faceva cenno alcuno sullo smantellamento delle migliaia di centrifughe per l'arricchimento dell'uranio e neanche si toccava il tema della conservazione di tutta quella parte di uranio già arricchito negli anni scorsi.

Il tema è molto delicato e la velocità con la quale si vuole arrivare ora a una soluzione dopo anni di stallo, denota il pressapochismo, l’incompetenza o il menefreghismo con i quali si sta affrontando una questione che potrebbe far detonare nella maniera più disastrosa possibile la regione intera, con conseguenze che andrebbero a toccare pesantemente il resto del mondo.

Le due settimane sono passate e le delegazioni si sono nuovamente riunite a Ginevra con un nuovo clima di ostentato ottimismo soprattutto dopo la telefonata fra il Primo Ministro inglese Cameron e il Presidente iraniano Hassan Rohani.

La telefonata da qualcuno è considerata storica, infatti  è la prima volta da oltre dieci anni che un premier britannico chiama il presidente dell'Iran, mentre da molti è considerata ‘suggerita’ visto che fino a pochi minuti prima il telefono del numero 10 di Downinig Street era collegato con quello dello ‘studio ovale’.

Cameron, durante la conversazione,  ha sottolineato il suo favore sui passi intrapresi da quando Rohani ha assunto la presidenza, quali siano questi passi non è dato sapere visto che a parte il sorriso nulla è cambiato nella politica iraniana, e a proposito del programma nucleare entrambi i leader hanno concordato che progressi significativi sono stati fatti nei recenti negoziati di Ginevra e che è importante cogliere l'opportunità rappresentata dal nuovo round di colloqui... come dire sbrighiamoci prima che qualcun altro oltre ai francesi ricominci a ragionare. 

In ogni modo, e a scanso di equivoci, anche la seconda tornata di colloqui è stata accompagnata da una nuova minaccia, così come era stato nella scorsa occasione.

L'ayatollah Ali Khamenei, infatti, in un discorso trasmesso in diretta dalla tv di stato davanti a cinquantamila miliziani della forza Basij ha dichiarato: “Israele è destinato a scomparire, le fondamenta del regime sionista sono state notevolmente indebolite ed è destinato a scomparire. Nessun fenomeno imposto con la forza può durare".

Queste sono le premesse, e chi non vuole capire o è stupido o è in malafede. Una cosa è certa, l'Iran nucleare non lo vuole nessuno, soprattutto in Medioriente dove la precaria stabilità politica fa vivere costantemente con il dito sul grilletto.

È troppo facile prevedere il peggio nel caso in cui, nonostante gli sforzi di Israele e Arabia Saudita, le sanzioni venissero annullate, o, ancora peggio, se fosse accettato quello che in troppi credono ormai inevitabile; e cioè l'Iran potenza atomica.

Difficile è capire se nelle più importanti cancellerie mondiali abbiano deciso di fermare la rincorsa al nucleare militare oppure se si siano già rassegnati a un nuovo clima di ‘guerra fredda’ in una regione dove, tra l’altro, non è possibile nemmeno costruire una ‘Cortina di Ferro’.

Michael Sfaradi - Gerusalemme.

 

 

 


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