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BASTA CHIACCHIERE: ECCO COSA SI PUO' SUBITO FARE PER FAR RINASCERE L'ITALIA (SE USCIRA' DALL'EURO) CREANDO TANTO LAVORO

martedì 19 novembre 2013

Milano - L’Italia, come la maggior parte dei paesi europei, è entrata ufficialmente in deflazione, il che significa una situazione patologica dell’economia, che nemmeno i bassissimi tassi d’interesse praticati dalla BCE sono in grado di curare.

In questo articolo ci limiteremo ad analizzare come l’Italia potrebbe brillantemente uscire dalla spirale disoccupazione-calo del pil-nuova disoccupazione se potesse disporre della sovranità monetaria, ovvero se la banca centrale potesse acquistare debito pubblico stampando in cambio carta moneta, come sta facendo ad esempio l’Ungheria.

L’accusa mossa dai monetaristi all’acquisto di debito pubblico da parte della banca centrale consiste nel fatto che questo farebbe aumentare l’inflazione in quanto troppa moneta nelle tasche dei cittadini porterebbe ad un aumento della propensione al consumo e quindi dell’inflazione.

Questo è vero in condizioni normali, ma non quando siamo in presenza della trappola della liquidità, come ben analizzato da Keynes, ed oggi, purtroppo, lo siamo. Inoltre l’Italia ha un altro fattore che contribuirebbe a non far aumentare l’inflazione: l’altissima disoccupazione unita ad drammatico ritardo di sviluppo infrastrutturale.

In virtù di questi fattori, se l’Italia potesse avere la sovranità monetaria, sarebbe in grado di avviare una serie di investimenti pubblici atti a stimolare occupazione e crescita, senza creare eccessi inflattivi.

Si provi a pensare alla spinta al settore delle costruzioni se lo stato finanziasse la ristrutturazione e messa a norma di tutti gli edifici scolastici che oggi non lo sono, oppure ad in robusto piano di potenziamento della rete ferroviaria per poter abbattere il costo di trasporto delle merci e decongestionare la rete viaria. Il nostro paese è uno degli ultimi in Europa e non solo per trasporto su rotaia, decisamente più economico e meno inquinante di quello su gomma.

Non parliamo, poi, se si decidesse di investire sul piano della produzione energetica, puntando alla costruzione di centrali ad alta efficienza, sia a gas che nucleari, in cui le nostre aziende sono leader a livello mondiale (le costruiamo all'estero e non in Italia!). Il nucleare è un tema scottante: non piace alla gente, ma ha senso andare ad acquistare all’estero ed a caro prezzo energia elettrica prodotta da centrali nucleari che le altre nazioni ci hanno piazzato a ridosso dei nostri confini (e in caso di incidente, dubitiamo che la radioattività si fermi alla dogana)?

Un altro versante su cui di potrebbe (e dovrebbe) investire è quello delle infrastrutture telematiche: l'adozione diffusa della banda larga consentirebbe di snellire un'infinità di processi burocratici e decisionali, oltre che velocizzare l'operatività e quindi la competitività delle aziende private.

Senza contare che, attraverso un attento piano di sviluppo della ricerca scientifica, sarebbe possibile bloccare l'emorragia di cervelli verso le altre nazioni, divenendo nuovamente punta di diamante nell'innovazione (si pensi al calcolatore elettronico ELEA o alle materie plastiche negli anni 50).

Si tratta solo di alcuni esempi, e molti altri se ne potrebbero fare, che potrebbero far crescere la ricchezza interna (PIL) a tassi tra il 4 ed il 6% annuo, consentendo di riassorbire la disoccupazione creata dalle scellerate manovre finanziarie di Monti e del suo successore Letta e di abbatterla progressivamente al livello considerato fisiologico del 5-6%.

L'aumento del reddito disponibile legato all'occupazione sarebbe tale da portare l'inflazione entro livelli comunque accettabili, ovvero prossimi al 2%, soprattutto imponendo il divieto di pagamento con finanziamenti rateali per tutti i beni non durevoli (tv, telefoni, viaggi, ecc.). In questo modo si tornerebbe ad un'economia decisamente più sana, dove i consumi non sono ipoteche sul futuro.

Difficile da attuare? Con l'attuale classe dirigente, che mediamente non ha mai lavorato un solo giorno in vita sua, sì. Per questo motivo torniamo a proporre con forza che i ceti produttivi facciano sentire forte la loro voce attraverso la costituzione di stati generali che diano una chiara linea strategica a questo paese. Il Fiscal Compact incombe e se non ci sganceremo prima dalla mortale morsa della casta bancaria internazionale e da una commissione europea che appare sempre più simile al PolitBuro dell'Unione Sovietica dei tempi passati, sarà troppo tardi, ed una pesante, pesantissima, cortina di ferro cadrà sulle teste degli italiani.

Luca Campolongo

Resp. Marketing e sviluppo mercati

www.sosimprese.info

consulenza@sosimprese.info


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