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LA TRAPPOLA DELLA LIQUIDITA' E' SCATTATA IN EUROPA: NEGLI ANNI VENTI DEL SECOLO SCORSO PORTO' ALL'ASCESA DI HITLER

giovedì 14 novembre 2013

Quando assistiamo ad alta disoccupazione, bassi investimenti e tassi d’interesse della banca centrale tendenti a zero, siamo in presenza della cosiddetta “trappola della liquidità”, analizzata per la prima volta dal grande economista inglese John Maynard Keynes riguardo la grande depressione del 1929 ed al centro della sua monumentale opera “Teoria generale dell’occupazione, della moneta e dell’interesse”.

Vi ricorda qualcosa quanto scritto sopra? Esatto: la situazione attuale dell’Europa dopo l’ultimo ritocco al ribasso del tasso d’interesse della BCE ad opera del governatore Mario Draghi. I tassi d’interesse non sono mai stati così bassi, eppure la disoccupazione galoppa nella maggior parte dei paesi dell’Euro, in alcuni stiamo assistendo al crollo verticale delle richieste di finanziamento alle banche (settore mutui in Italia -60%) e per la prima volta si è affacciato lo spettro della deflazione, ovvero del calo generalizzato dei prezzi.

Qualcuno potrebbe ritenere la deflazione come manna dal cielo, in realtà è il segnale che il sistema economico si è totalmente incancrenito e che le aziende sono disposte a rinunciare ad una parte di guadagno pur di tentare di vendere i propri beni, ma in conseguenza di questo assisteremo a ristrutturazioni aziendali volte a ridurre la forza lavoro (se non vendo, cosa produco a fare?), con un ulteriore calo della domanda poiché chi è disoccupato difficilmente spende e chi il lavoro ce l’ha, cercherà di accantonare il più possibile per paura del futuro.

Com’è stato possibile arrivare ad un simile disastro? Probabilmente, se Keynes potesse tornare sulla terra per qualche tempo, prenderebbe a sonore bastonate gran parte dei “tecnici” che hanno governato le nazioni europee ed anche qualche politico come il cancelliere tedesco Angela Merkel, i quali, evidentemente, non devono aver letto la sua opera o, se l’hanno fatto, andrebbero rimandati all’università a frequentare il corso di Economia Politica. Dico questo perché sono stati compiuti gli stessi identici errori che fecero in primis le amministrazioni americane ed a seguire quelle europee allo scoppiare della grande crisi, ammaliati dalle teorie economiche del momento che predicavano la necessità del pareggio di bilancio a tutti i costi (vi ricorda qualcosa? Esatto, il mantra ripetuto dalle parti di Berlino ed imparato a memoria, ad esempio, dal nostro Monti), anziché cercare di arginare la crisi con politiche di tipo espansivo, l’aggravarono tagliando qualsiasi forma di sostegno.

Quando poi cercarono di porvi rimedio abbassando drasticamente il tasso d’interesse, il paziente era clinicamente morto, per cui l’economia non si riprese “spontaneamente” come i teorici ultra liberisti ritenevano dovesse accadere. Questo perché l’uomo è un animale razionale ma fino ad un certo punto, ovvero è dotato anche di emozioni, e dopo aver toccato il fondo della disperazione, nessuno aveva più il coraggio di investire e di consumare, nonostante, appunto, la banca centrale “regalasse” il denaro.

Per uscire dalla crisi, negli USA fu necessario il New Deal di Franklin Delano Roosvelt ovvero un cospicuo pacchetto di investimenti pubblici per stimolare la produzione, l’occupazione e, di rimando, la fiducia nella popolazione.

La crisi, partita negli USA si ripercosse naturalmente in Europa, che in breve vide crollare di oltre il 60% le esportazioni verso il nuovo continente, andando anch’essa in recessione.  Alcune nazioni riuscirono ad uscirne a prezzo di enormi sacrifici, mentre una, la Germania, si affidò ad un oscuro imbianchino di origini austriache che, dopo aver fallito miseramente un colpo di stato nel 1923, anziché finire nel dimenticatoio della storia, riuscì a cavalcare l’ondata di disperazione popolare ed a vincere le elezioni del 1933. A seguire,  una volta instaurata la dittatura del partito nazionalsocialista, oltre a ripudiare il pagamento dei debiti di guerra, improntò l’azione economica del governo ad un forte impulso all’ammodernamento del paese (un esempio su tutti, le autostrade) attraverso enormi lavori pubblici. Peccato che nel frattempo stesse gettando i semi per la più grande tragedia del ventesimo secolo.

L’ascesa di Hitler avrebbe potuto essere evitata? Probabilmente sì, se la crisi finanziaria del 1929 fosse stata gestita da entrambe le parti dell’Atlantico in modo diverso, puntando sulla spesa pubblica “produttiva” (come poi venne fatto) anziché venerare il moloch del pareggio di bilancio.

Oggi, in un paese come l’Italia, se si disponesse di sovranità monetaria, sarebbe possibile uscire dalla crisi, finanziando un serio programma di ammodernamento del paese, di cui tra l’altro ha disperatamente bisogno, a partire dalla rete dei trasporti, passando alla fibra ottica, giusto per citare due esempi. Questo significherebbe lavoro ed investimenti per anni a venire, come testimonia il modello giapponese degli ultimi due anni o quello più recente ungherese. Invece, stiamo vivendo la peggiore crisi dalla fine della seconda guerra mondiale e, quel che è peggio, si tratta di una crisi sistemica, che coinvolge diversi paesi, con gli animi sempre più esasperati e con un odio anti tedesco sempre più crescente.

Un terreno dove chi coltiva progetti di restrizione delle libertà come la commissione europea, o qualche uomo della provvidenza improvvisato, trovano facile terreno per imporsi. 

La BCE e la UE stanno scherzando veramente col fuoco, e, poiché essi sono i principali attori del progetto tendente a ridurre sempre più le libertà dei cittadini europei, dobbiamo sperare che i vari movimenti anti UE ed anti Euro riescano a coalizzarsi in vista delle imminenti elezioni europee e diano una poderosa spallata al mostro europeo che sta distruggendo un benessere conquistato a caro prezzo proprio a causa degli errori di chi consentì che un piccolo austriaco potesse prendere il potere in Germania.

Luca Campolongo

Resp. Marketing e sviluppo mercati

www.sosimprese.info

consulenza@sosimprese.info


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