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Max Parisi

IN MEDIO ORIENTE OBAMA HA PERSO TUTTO: GLI ALLEATI NON SI FIDANO PIU' E LA RUSSIA DI PUTIN E' IL NUOVO FARO DELL'EGITTO.

martedì 12 novembre 2013
Gerusalemme - Una delle cose più strane che caratterizzano il nostro tempo è il modo in cui viene affrontato dai media mondiali ciò che accade in medioriente: si passa da un tifo di tipo calcistico, chiaramente sproporzionato per una delle parti in causa, al cerchiobottismo tipico di chi cerca di essere amico di tutti  e alla fine non è amico di nessuno.
Tutto questo è sbagliato perché nella migliore delle ipotesi più che informazione si crea disinformazione, mentre nella peggiore si dà voce a dei veri e propri canali di propaganda che come fine ultimo non hanno la notizia in quanto tale ma la veicolazione dell’opinione pubblica, cosa che avviene riportando le notizie in maniera travisata o, come siamo stati purtroppo spesso testimoni, attraverso la creazione di sana pianta di fatti mai avvenuti ma rimbalzati e riproposti dai media con una forza tale che alla fine sono diventate verità acquisite.
Soltanto gli storici del futuro potranno forse capire quanto sia schizofrenico il modo in cui i grandi leader internazionali hanno affrontato in passato, e stanno affrontando attualmente, il nodo mediorientale che è l’ombelico dei problemi del mondo e che alla fine, probabilmente, deciderà il futuro dell'umanità intera.
Detto in questo modo può sembrare che si stia esagerando, ma in medio oriente si combatte da molto tempo e le guerre che si sono succedute nel corso dei decenni, al contrario di quello che si vuol far credere, non hanno come radice poche decine di kilometri quadrati di territorio nella Cisgiordania contesa, perché se veramente di questo si fosse trattato una soluzione sarebbe già stata raggiunta.
Il conflitto e le tensioni hanno come fonte principi etici, morali e religiosi mischiati con l’odio verso il credo degli altri e condite con il possesso e la politica di sfruttamento delle più importanti fonti di energia esistenti oggi al mondo. Il solo pensiero può far raggelare i polsi, ma è inutile girarci intorno, è su questa miscela esplosiva che si reggono gli equilibri. I colloqui di pace Israelo - Palestinesi, i colloqui di Ginevra sul nucleare iraniano, le cosiddette ‘primavere’ arabe, il cambio dei regimi in diverse nazioni nordafricane e mediorientali, il ‘Tip Tap’ della Turchia di Erdogan che sta ballando da alcuni anni in attesa di decidere se rimanere in occidente oppure diventare, Iran permettendo, la nuova guida del mondo musulmano, il malessere interno ed esterno che si registra in Arabia Saudita, la ferma presa di posizione israeliana sulla questione del nucleare iraniano e altre problematiche più o meno grandi legate alla regione vengono sempre prese, riportate e commentate a compartimenti stagni come se fossero completamente slegate fra loro e questo impedisce al lettore, più o meno distratto, di comprendere fino in fondo la portata degli eventi.
Per farci un'idea della situazione attuale, come ci siamo arrivati e verso dove stiamo andando, dobbiamo ritornare al famoso discorso che l’allora neo presidente USA Barak Hussein Obama fece il 4 giugno 2009 al Cairo, discorso durante il quale dava il via a una nuova politica di approccio fra gli Stati Uniti e il mondo arabo nella ricerca di una via che portasse alla democrazia in posti, popoli e culture che nulla hanno a che fare con essa, anzi la odiano. Obama probabilmente non aveva idea che le sue parole stessero aprendo un ‘vaso di Pandora’ che fermentava da troppo tempo e che è esploso con una violenza tale che a Washington nessuno aveva previsto.
Da quel giorno in poi abbiamo visto cadere in un tragico domino diversi regimi e anche se in un primo tempo si poteva essere felici del fatto che alcuni popoli si erano riappropriati del loro destino quello che ne è venuto dopo, la salita al potere della fratellanza musulmana con il conseguente riconoscimento della Shaaria come legge, è stato un triste risveglio da un sogno di libertà durato troppo poco. Indubbiamente la situazione in Tunisia dopo la caduta di Ben Alì e in Libia dopo l'uccisione di Gheddafi si è notevolmente aggravata e quelle poche libertà che esistevano sono andate perdute forse per sempre.
Stessa cosa in Egitto dopo la caduta di Mubarak con la conseguente salita al potere di Morsi che ha fatto di tutto per far diventare il paese faro della fratellanza musulmana. Morsi nei primi mesi del suo mandato ha detto all'Occidente ciò che l'Occidente voleva sentirsi dire mentre dietro le quinte ha lavorato per portare a termine il programma di islamizzazione totale al punto che l'esercito egiziano, quando non ha più potuto sopportare ciò che stava accadendo, è intervenuto per impedire il totale stravolgimento della costituzione.
A Washington oltre a non capire o a non voler capire quello che stava accadendo, nessuno aveva pensato a un piano di riserva e nel giro di meno di due mandati l'attuale amministrazione statunitense è riuscita a perdere l'amicizia e la fiducia dei più importanti alleati della regione e, di fatto, oltre ad aver perso la sua influenza sta ora consegnando l’Egitto nelle mani di Putin.
Il Ministro degli Esteri russo, infatti, è atteso al Cairo la prossima settimana per discutere sulle forniture militari che la Russia fornirà all’Egitto nei prossimi anni in modo da sostituire le attuali dotazioni a stelle e strisce che verranno rottamate in più fasi. A meno di stravolgimenti dell'ultimo minuto la Russia riprenderà la sua influenza anche sulla Libia e rafforzerà quella sulla Siria dopo che il presidente dittatore Assad avrà definitivamente annientato le forze ribelli.
Chi dovrà fare i conti con questa nuova situazione e trarne le dovute conseguenze saranno, oltre a Israele che è in attesa di capire come finirà la trattativa per il nucleare iraniano e che piega prenderanno i colloqui di pace con i palestinesi, il traballante Re Abd Allah II di Giordania, gli Stati del Golfo e la sempre più nervosa Arabia Saudita che teme l’Iran Sciita nucleare più dello stesso Stato Ebraico, al punto che diverse voci danno ormai per certo che Riad abbia da una parte acquistato due ordigni nucleari dal Pakistan, e dall'altra allacciato, con tramite di Parigi, un canale di comunicazione con Gerusalemme in modo da non dover affrontare da sola delle emergenze di carattere militare.
Tutti ormai hanno capito il pressapochismo con il quale Obama tratta gli alleati storici, e il suo zigzagare da una proposta a una minaccia lo ha messo completamente all’angolo relegando una delle più importanti nazioni al mondo al ruolo di comprimario.
Scritto da Michael Sfaradi - Gerusalemme  - Inizia con questo articolo la collaborazione di un noto giornalista israeliano con ilNord.it 

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