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Max Parisi

ITALIA FINITA IN UN DEDALO SENZA USCITA: DEFLAZIONE + DEBITO ALTISSIMO + PIL SOTTO ZERO + DISOCCUPAZIONE = DEFAULT

martedì 12 novembre 2013

MIlano - La BCE ha stupito tutti con l’atto di coraggio: ha abbassato a 0,25% il suo tasso, praticamente sfiorando la gratuità per le allocazioni di liquidità. Esultano i media, esulta Palle d’Acciaio: «Il taglio dei tassi è una grande notizia. Dimostra che la BCE ha a cuore le sorti della crescita e della competitività europea». 

Servirà? No. Mettetevi nei panni di banche italiane: credete che presteranno il denaro alle imprese a tassi più bassi? Qui non presta niente a nessuno. Le imprese sane non chiedono fidi, le imprese malate chiedono di indebitarsi per pagare stipendi e tasse, e ricevono un rifiuto. 

La questione è spiegata in chiari e semplici punti da Zero Hedge: 

1 – In recessione, poche imprese e famiglie chiedono prestiti, quindi il lavoro delle banche prestatrici tende ad essere un magro affare. 

2 – Per fare profitti dai prestiti, occorre un ragionevole ritorno. 

3 – Quando si applica la politica dello Zero Tasso d’Interessi (come sta puntando a fare la BCE), un ragionevole ritorno sui prestiti non c’è, a meno che le banche non rincarino di molto i costi dei prestiti. Il che rimanda al punto 1. 

Questi circoli viziosi sono tipici del fenomeno deflazione. E significa che , BCE o no, lo scivolamento verso la deflazione prosegue, in tutta Europa. Più tragicamente in Italia, peggio della Spagna (che, dotata di una migliore amministrazione pubblica, ha annunciato la cosiddetta «uscita dalla recessione»: una titanica crescita dello 0,1%). Perché in Italia l’indice dei prezzi continua a calare, – 0,3% il mese scorso; il rincaro dell’IVA di un altro 1%, che ha fatto rincarare i prezzi, fa sì che si possa negare la deflazione in corso: dopotutto, siamo a un tasso d’inflazione dello 0,7%. 

La Spagna è in deflazione: costo della vita, – 0,1%. La Francia s’è vista degradare il rating. In Germania si vanta ancora una «inflazione» dell’1,2%, ma ogni mese cala dello 0,2 – fra poco, sarà in deflazione conclamata anche il primo della classe. Naturalmente, si tirano fuori le scuse ufficiali: l’apprezzamento dell’euro sul dollaro (che ci stronca l‘export) fa costare meno l’energia, per questo i prezzi calano. Mario Draghi dichiara di non prevedere deflazione, ovviamente mente – è suo dovere istituzionale. La realtà è che la Commissione europea, ottimista, profetizza nel 2015 un aumento de costo del denaro dell’1,4%: si prega notare che la BCE ha come compito istituzionale mantenere un’inflazione del 2%. 

Che bello, i prezzi calano! Eh no. Come abbiamo più volte spiegato in passato, la deflazione è una tragedia, un circolo vizioso, una trappola da cui è difficile, forse impossibile uscire. Tanto per cominciare, nei Paesi molto indebitati, la deflazione ha come conseguenza il rincaro del costo del debito, per la elementare ragione che il tasso di crescita è inferiore al tasso d’interesse passivo che il Paese deve pagare. La Spagna, che deve pagare il 4% sul suo buono del Tesoro decennale, e ha crescita dello 0,1% (se esiste), ossia nulla, prevede un aumento del debito sul Pil del 100% nel 2015; dopo, sarà la valanga. L’Italia, che doveva diminuire il suo debito a forza di austerità, l’ha fatto salire al 133% (grazie, austerità) ; e sarà al 140% almeno l’anno prossimo. 

Il rincaro del peso del debito, esige dai governi nuove feroci misure di restrizione di bilancio: nuove tasse, patrimoniali spogliatrici, tagli ai salari. Palle d’Acciaio sicuramente lo farà. «Ce lo chiede l’Europa». Naturalmente, le nuove misure di stretta di cinghia aggravano la recessione-depressione, quindi ecco il circolo vizioso, o meglio l’avvitamento dell’aereo Italia (e Spagna, Portogallo, poi Francia ed Europa tutta) verso l’impatto al suolo. Per il Club Med, il circolo vizioso significa l’insolvenza finale, ma solo dopo che tutte le risorse della popolazione saranno succhiate e noi, saremo ridotti a pelle ed ossa. 

E così, finalmente, la Germania della Merkel ha raggiunto il risultato che ottenne, a forza di austerità, lo storico Cancelliere Bruning: la rovina, la crisi sociale e politica, il crollo della repubblica di Weimar e poi l’avvento di Hitler (1). L’ultimo evento essendo escluso stavolta, non c’è fine alla caduta. 

La deflazione che inizia è infatti la conseguenza della politica di «svalutazione interna» imposta dal Primo della classe, l’obbligo prioritario di ridurre il deficit pubblico e la domanda interna, il «fare i compiti a casa» e riguadagnare competitività per esportare di più, mentre si resta nell’euro. L’euro si apprezza? No problem, potete tagliare le paghe dei vostri operai e produttori-esportatori, così tornate competitivi e riuscite lo stesso ad esportare. E ci sono eroiche imprese italiane che ci riescono, solo per venire stroncate dalla Casta interna che le perseguita come evasori fiscali, le espropria, e le criminalizza. 

E poi la svalutazione interna (l’impoverimento dei lavoratori produttivi) aggrava ovviamente la recessione causa mancanza di potere d’acquisto, e la catena di licenziamenti che segue; e nello stesso tempo ha come effetto di rafforzare l’euro rispetto alle altre valute (effetto contrario ha l’inflazione, che indebolisce la moneta). Ciò, mentre le banche centrali di Stati Uniti, Giappone e Regno Unito, stampando a manetta, stanno facendo clamorose svalutazioni competitive di dollaro, yen e sterlina. Naturalmente si può discutere all’infinito sul male che fa stampare moneta: il fatto è che quando tutti gli altri stampano, facendo rincarare l’euro e dunque minando le nostre esportazioni, anche la BCE deve stampare. 

Ma non lo può fare. Le è vietato dagli statuti, e dalla Germania (che conta più delle norme). Sicché mentre la Federal Reserve e la Bank of England si buttano da mesi a comprare il debito pubblico americano ed inglese (comprano i buoni del Tesoro nazionali e li «pagano» con moneta che creano dal nulla), la BCE che fa? Aiuta le banche – come al solito – perché comprino loro i BOT e BTP italiano o i Bonos spagnoli. Tra l’altro, promettendo che sottoporrà a «test» le medesime banche, che la sua azione ha stra-riempito di buoni del Tesoro di Paesi in recessione: ovvio che i bilanci delle banche non siano buoni per sopportare un test. 

Gli storici del futuro si chineranno sul mistero di questa idiozia che si morde la coda. Ammesso che ci sarà un futuro. 

Però però… intanto, l’euro è un pochino calato sul dollaro. Adesso, Palle d’Acciaio presiederà il semestre di presidenza europeo e sicuramente sbatterà le medesime (d’acciaio) sul tavolo, farà paura alla Merkel minacciando di uscire dall’euro e di ristrutturare il debito sovrano, e la convincerà a non passare alla storia come cancelliere Bruening 2.0. – trascinando con sé fra gli applausi Hollande La Pera, e tutto il Club Med. Sicuramente farà così. 

Che cosa può impedirlo? Ah sì: che Berlusconi, per salvare se stesso con una mossa assurda, secondo la sua comprovata idiozia, faccia cadere il governo Letta proprio quando l’Italia dovrà coprire la presidenza europea. Ovviamente, c’è una cosa peggiore del governo Letta-Grandi Intese, ed è andare alla presidenza europea senza governo Letta, anzi senza governo alcuno. 

Essendo i primi nella stupidità, penso che finirà così. 

Scritto da Maurizio Blondet per  EffediEffe.

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