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Max Parisi

LA LETTERA / LA SECESSIONE E' SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI: QUELLA DI AZIENDE, PROFESSIONISTI, GIOVANI PREPARATI DALL'ITALIA

domenica 3 novembre 2013

La parola la conoscete: "secessione". Si, i leghisti ve ne hanno parlato tanto. Non l’hanno mai fatta, vero. Ma il loro intento iniziale, almeno quello dichiarato, era di NON PAGARE PIU’ UNA LIRA A ROMA, non contribuire piu’ ad un sistema che sprecava i soldi, ad un sistema che disprezzavano, che ritenevano alimentare parassitismo e fancazzismo.

Adesso chiediamoci: che cosa hanno ottenuto le MIGLIAIA di aziende italiane che si sono spostate oltreconfine? Hanno ottenuto di… di NON PAGARE PIU’ UNA LIRA A ROMA, non contribuire piu’ ad un sistema che sprecava i soldi, ad un sistema che disprezzavano, che ritenevano alimentare parassitismo e fancazzismo.

Che strana coincidenza, eh? Voi (forse) non lo avete capito, ma la secessione e’ in corso.

Solo a Chiasso si muovono dalle 10 alle 15 aziende italiane al giorno. Fanno da 3650 aziende a 5475 aziende/anno. Ma non c’e’ solo Chiasso. Di tutte le migliaia di aziende che hanno chiuso quest’anno, e che voi credete abbiano chiuso, una cospicua percentuale si e’ semplicemente spostata. Per le statistiche sono chiuse, ma in realta’ hanno riaperto altrove.

Dalle zone del nord , ove spostarsi verso “un poco piu’ a nord” e’ piu’ facile, e’ in gioco una vera e propria secessione. Stanno facendo (senza essere leghisti) quello che predicava la Lega: “mai piu’ una lira a Roma”. 

Lo stesso dicasi di chi emigra oggi, del professionista o della persona che ha degli skill ricercati. Mandi un CV via internet. Hai un primo colloquio telefonico. Anche un secondo. Prendi un aereo e vai a fare il colloquio personale. Arrivi, prendi un taxi e vai al colloquio. Ti aspettano.  Niente a che vedere con la debolezza del migrante.

Sei debole, si, ma non sei cosi’ debole. Hai scelto la nazione, hai gia’ parlato con qualcuno, se stai piu’ di un giorno andrai in albergo. Insomma, non e’ la stessa cosa. Manca ancora la situazione di totale debolezza, di nullita’, di totale scomparsa di qualsiasi importanza.

No, non siete come quelli di lampedusa. Anche perche’ questi vi CERCANO, come dipendenti. Paesi come la Germania ci stanno svecchiando la classe lavoratrice, coi nuovi arrivati.  E lo vedete quando li osservate.Se andate via dall’ Italia, conoscerete due tipi di italiano all’estero. Quelli che hanno fatto l’immigrazione, e quelli che hanno fatto la secessione.

Li riconoscete subito.

 In quelli che sono immigrati via con la valigia di cartone e sole speranze, notate la nostalgia. La preghiera. Un parrucchiere siciliano mi ha chiesto “ma anche voi dal nord non vedete speranza?”. Era venuto via in tempi diversi.  E lui come tanti hanno la speranza di tornare, che il paese si rialzi, che torni ad essere rispettato. Questi italiani li riconoscete anche sugli autobus, sui treni: appena si sentono parlare a vicenda, si alzano, “sei italiano anche tu?”. Reduci di una condizione per cui conoscere qualcuno in piu’ significava avere una porta cui bussare in caso di necessita’.  Si vedono regolarmente, formano club, bar, associazioni. Io lo chiamo ghetto, ma ne percepisco benissimo l’antica finalita’ difensiva.

Poi ci sono quelli che hanno fatto la secessione personale. Quelli cui non dispiace se arriva il conto da pagare. Anzi, sono quelli che pensano che e’ giusto cosi’, che le nazioni ove si e’ tollerato troppo devono pagare. Quelli che non vedono speranza, ma nel vedere affondare i peggiori leggono le regole di una meritocrazia, che come tale premiera’ i migliori. In Italia e’ mancata per tanti anni la punizione , pensano, e adesso e’ arrivata. Li vedete nei tram e sugli autobus, che si ALLONTANANO quando sentono parlare italiano.  Fuggono dagli altri italiani. Non vogliono avere nostalgia, anzi, vorrebbero dimenticare. Se esistesse un paesino locale senza italiani ci andrebbero a vivere. Gente che non sopportava piu’ un modo di fare, un modo di essere.

Vedete la distinzione tra i due gruppi quando si parla di politica. Se parlate con chi ha fatto secessione, trovate sempre uno che dice “ehi, non voglio che neanche una lira delle mie tasse vada a quei ciarlatani”. Quelli che sono immigrati, e hanno passato la vita a spedire i soldi a casa, non vi capiscono. Come non capiscono come mai io me ne sia andato pur avendo un lavoro ed una casa in Italia.  Cosi’ come non capiscono come mai se ne siano andati quelli che avevano un’azienda e sono venuti qui. C’e’ stata una cena di imprenditori italiani che hanno mosso le aziende a Düsseldorf, e c’era una hall piena. Migliaia. Gli immigrati non li capiscono: come, avevate un’azienda e siete venuti qui? 

Perche’ non costa poco spostare un’azienda, e peraltro occorre chiudere i debiti, seno’ a spostarsi le banche ti saltano addosso come giaguari. 

Quelli che hanno fatto la loro secessione personale, che hanno divorziato da un modo di fare, da un modo di essere, a queste riunioni di expat NON-CI-VANNO.  Parlano poco con altri italiani. E non vogliono che una sola lira delle loro tasse vada a Roma: potessero, voterebbero la Merkel non una, ma dieci volte.

Questo e’ il punto: quando si parla di expat si parla sempre e solo degli immigrati. Del resto, difficilmente chi ha fatto secessione si lasciera’ intervistare dalla tv, o rilasciera’ qualche dichiarazione ad un giornale. Allora, forse dovreste iniziare a fare una distinzione: forse chi e’ immigrato via si sentira’ immedesimato nei disperati di Lampedusa. Forse si riconoscera’. Chi ha lasciato l’ Italia ed e’ arrivato con due stracci ed una valigia di cartone magari si sentira’ simile a loro nell’iniziale debolezza, e nell’assoluta mancanza di un punto di appoggio. 

Potete aspettarvi che coloro che sono emigrati via si immedesimino nell’immigrato di Lampedusa.  Non potete aspettarvelo da chi ha fatto la sua secessione personale.

Tratto dalla lettera di Uriel Fanelli a Rischio Calcolato


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