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Max Parisi

SCUOLE (DELL'OBBLIGO) PRETENDONO CONTRIBUTI ''VOLONTARI'' DAI GENITORI DEGLI STUDENTI ISCRITTI FACENDO VERI RICATTI.

giovedì 31 ottobre 2013

La formazione delle nuove generazioni, attraverso l’istituto scolastico primario e secondario dovrebbe essere elemento strategico per ogni stato che voglia mantenere un tasso di competitività a livello internazionale. Perciò uno stato che non punta sulla formazione dei suoi “figli” è uno stato destinato a scomparire dallo scenario geo politico ed economico.

Non a caso i paesi emergenti come Brasile, India e Cina stanno investendo pesantemente nel sistema scolastico, puntando sulla preparazione degli insegnanti, dei materiali a supporto, pretendendo in cambio impegno da parte degli studenti misurato attraverso strumenti meritocratici che poi determinano anche il percorso di studi completo.

In Italia, al contrario, lo stato centrale e di rimando regioni e province negli ultimi anni hanno provveduto a continui tagli ai finanziamenti al “sistema scuola”, senza in realtà incidere sugli effettivi sprechi (come i corsi di laurea con più docenti che iscritti…) privando così il paese di un comparto strategico.

La riprova di come il sistema scolastico sia al collasso è dato dalla mal pratica dei cosiddetti “contributi volontari” che le scuole propongono ai genitori degli allievi per sostenere i diversi istituti. La definizione non dovrebbe lasciar adito a dubbi: volontario significa che dipende dalla volontà del singolo, quindi i contributi possono essere o meno elargiti, a seconda del desiderio e, aggiungiamo noi, della capacità di reddito delle famiglie.

In realtà il termine “volontario” dovrebbe essere sostituito da “obbligatorio” e questo in palese violazione della legge, nonché della grammatica. Errore quanto meno ironico in questo particolare caso.

Perché diciamo questo? Perché molto spesso i genitori che per svariati motivi hanno ritenuto di non voler o poter dare tale contributo alle scuole frequentate dai figli, si vedono recapitare a casa lettere dal tenore che spesso lascia interdetti. In alcuni casi, documentati, si fa riferimento addirittura al fatto che qualora il “contributo volontario” non venisse versato, la scuola potrebbe non pagare l’assicurazione di responsabilità civile allo studente. La cosa è alquanto singolare, poiché la polizza di R.C. ha un costo medio di circa 5-8 euro a studente (abbiamo interpellato alcune agenzie di primarie compagnie di assicurazione) mentre il famigerato contributo può raggiungere anche i 40-50 euro. E gli altri euro dove vanno? Dovrebbero servire per l’attività scolastica degli studenti, ma allora non si capisce perché poi venga fornita anche una lista di beni quali saponette, rotoli di carta igienica, ecc da portare a scuola per garantirne il funzionamento e vengano contributi per qualsiasi altra attività quali cartelloni, gite, ecc.

Appare del tutto evidente come il sistema scolastico italiano stia andando verso il corto circuito ed i singoli istituti scolastici stiano cercando di porre rimedio alle manchevolezze dello stato centrale con metodi piuttosto “fantasiosi” e quanto meno discutibili. Questo, tuttavia, si traduce in un ulteriore aumento della pressione fiscale a carico delle famiglie, al di là di quanto dichiarato dal governo dove, a fronte di aumenti in busta paga di circa 10 euro netti al mese, ha riservato agli italiani la solita sventagliata di aumenti di tasse.

Il problema di fondo è che un sistema del genere non può produrre formazione di qualità e questo significa condannare le generazioni future ad un paese non competitivo e quindi a divenire colonia produttiva a basso costo per nazioni che, al contrario, hanno posto come elemento centrale delle loro strategie di sviluppo proprio il sistema scolastico, fin dalla più tenera età.

Diviene quindi sempre più urgente dare una radicale svolta alla politica del paese, che non può certo passare per la riproposizione di vecchie e stantie soluzioni, ma con il coraggio di riappropriarsi della sovranità, prima di tutto monetaria, come fatto dall’Ungheria che, grazie a questo, può oggi permettersi di tagliare i costi delle bollette per servizi ai suoi cittadini e di aumentare anche le pensioni.  Uno scenario da fantascienza per uno stato governato da politicanti di piccolo cabotaggio troppo impegnati a compiacere i poteri forti finanziari anziché il popolo, come quello italiano.

Luca Campolongo

Resp. Marketing e sviluppo nuovi mercati

www.sosimprese.info

 

consulenza@sosimprese.info


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