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Max Parisi

ALL'ITALIA SERVE UNA SIGNORA THATCHER. ADESSO!

martedì 29 ottobre 2013

Milano - L’uscita dell’Italia dal G8, ovvero dal gruppo degli 8 paesi più industrializzati al mondo ed il contemporaneo studio della London School of Economics che prevede un rapido declino dell’Italia verso la povertà e la de-industrializzazione, non rappresenta, purtroppo, una sorpresa e non è nemmeno frutto di scelte dell’ultima ora.

Le disastrose politiche economiche messe in atto dal governo Monti, che probabilmente passerà alla storia come il peggior governo repubblicano a dispetto di tutti i peana intonati dalla stampa compiacente (i numeri sono numeri e parlano di una recessione gravissima), hanno solo accelerato il declino del paese. Un declino che ha radici profonde nelle politiche dei governi democristiani degli anni 50 e 60, che hanno dilapidato a causa della loro miopia strategica il vantaggio competitivo che l’inventiva e la voglia di riscatto dell’imprenditoria italiana dai disastri del secondo conflitto mondiale, avevano creato.

Una politica democristiana succube degli interessi di un’unica azienda, la Fiat di Valletta, fece sì che non venissero sviluppate infrastrutture ferroviarie per non privare la Fiat del mercato dei camion per il trasporto su gomma, creando diseconomie e costi di trasporto per le aziende ben più alti rispetto a quello su rotaia messo in atto da altre nazioni.

La stessa ricerca informatica venne stroncata per compiacere Valletta: tre anni dopo l’improvvisa morte di Adriano Olivetti, la divisione elettronica dell’azienda che portava il suo nome venne ceduta alla General Electric, su input dello stesso Valletta (che aveva più volte definito l’industria elettronica come un “neo da estirpare”) e di Enrico Cuccia che riteneva fondamentale preservare Fiat e sviluppare la chimica nazionale (il disastro Montedison sarebbe arrivato decenni dopo, annientando anche quel settore), privando così l’Italia di un potente motore di ricerca ed innovazione, basti pensare all’Elea 9000.

Del pari, il sistema bancario politicizzato, concedeva credito ai soliti noti e manteneva sottocapitalizzato il resto del sistema imprenditoriale italiano che doveva arrangiarsi in qualche modo.

Questa visione strategica miope dei governi di centro sinistra si è via via acuita sempre più in un becero provincialismo che non faceva decollare l’industria nazionale. Basti pensare che la tassazione sui beni di lusso e lo sguardo torvo del pensiero cattocomunista portò al collasso una casa automobilistica come Lancia che per decenni venne guardata con ammirazione dai costruttori delle auto di prestigio di tutto il mondo. Lancia che venne acquistata per la cifra simbolica di 1 lira dalla Fiat e che proseguì la sua parabola discendente (fatta eccezione per i modelli Delta e Thema creati all’epoca della gestione Ghidella) fino ai giorni nostri, dove è divenuto un semplice marchio apposto su modelli Chrysler e destinato a sparire nel nulla.

L’Italia del consociativismo DC-PC ha perso tutti i treni possibili dello sviluppo competitivo con precisione svizzera, e con l’avvento della moneta unica, tutti i limiti del nostro tessuto economico, bloccato da un sistema burocratico degno più del medio evo che dell’epoca di internet è definitivamente collassato sotto i colpi di una pressione fiscale da record mondiale (un record che nessun paese, ovviamente, ci invidia).

L’uscita dal G8, il record del debito pubblico, l’ennesima manovra finanziaria fatta di tasse senza alcun taglio serio alla spesa pubblica improduttiva è solo l’ultimo di una lunga serie di capitoli nefasti scritti dalla classe politica italiana.

Le aziende da sole non sono più in grado di affrontare il mercato, anche perché la maggior parte non riesce a stare al passo con l’innovazione: basti pensare che pochissime usano gli strumenti di geolocalizzazione ed i social network per farsi pubblicità, puntando ancora su strumenti promozionali vecchi e non più seguiti dalla nuove generazioni.

Occorre un rapido cambio di passo se vogliamo evitare che il declino diventi irreversibile. Quello che spiace è nemmeno i quarantenni che si sono affacciati alla ribalta della politica, Renzi e Tosi, paiono in grado di dare questa scossa: basta leggere i loro programmi elettorali per comprendere come manchi loro qualsiasi visione strategica a 10-15 anni e come le loro ricette siano le medesime applicate negli ultimi 40 anni, solo con qualche parola abbellita.

L’Italia ha bisogno di politici di calibro e spessore come fu Margaret Thatcher, non di onesti amministratori di condominio. Il tempo stringe sempre di più.

Della Lady di ferro ricordiamo questa frase: «Sono stata eletta con un intento evidente: cambiare il Regno Unito da una società dipendente in una società autosufficiente, da una nazione “dammi-qualcosa” a una nazione “fallo-da-te”. In una Gran Bretagna “alzati-e-fallo” anziché in una “siediti-e-aspetta”». (8 febbraio 1984)

Luca Campolongo

Resp. Marketing e sviluppo mercati

www.sosimprese.info

consulenza@sosimprese.info


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