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Max Parisi

L'80% DEGLI ITALIANI VEDE NERO (PER IL FUTURO) E IL RAPPORTO TRA CHI STA MEGLIO E CHI STA PEGGIO E' 1 CONTRO 40.

martedì 29 ottobre 2013

Milano - In due anni e' passata dal 18 al 26 la percentuale di chi e' direttamente colpito dalla crisi meconomica. Meno di un cittadino su 4 e' fiducioso sul futuro dell'Italia. Cresce il pessimismo tra i giovani. E crolla dal 70 al 29 per cento la fiducia degli italiani nel "mattone".

Nel 2013 le famiglie colpite direttamente dalla crisi, ossia nei percettori di reddito del nucleo familiare, sono il 30 per cento, con un incremento di 4 punti percentuali rispetto al 2012 (erano il 26%).

Sono inoltre il 26 per cento, percentuale uguale a quella del 2012, le famiglie che segnalano un serio peggioramento del proprio tenore di vita (erano il 21 per cento nel 2011 e il 18 per cento nel 2010), mentre quasi la meta' degli intervistati (il 47 per cento, erano il 46 nel 2012) dichiara di avere difficolta' a mantenere il proprio tenore di vita.

Un italiano su quattro (come nel 2012) pensa di poterlo mantenere con facilita' e solo il 2 per cento, cioe' 1 italiano su 50, dichiara di aver sperimentato un miglioramento del proprio tenore di vita nel corso degli ultimi dodici mesi: nel 2010 erano il 6 per cento, nel 2011 il 5 per cento, nel 2012 il 3 per cento.

A fronte di oltre 40 milioni di Italiani che registrano un peggioramento della propria situazione economica, circa 1 milione di Italiani sta meglio di prima.

Tra coloro che si sono trovati in maggiore difficolta' rispetto al passato quest'anno ci sono i lavoratori direttivi (dirigenti, manager, professionisti e imprenditori): il 24 per cento di essi ha subito un peggioramento (era il 20 per cento nel 2012).

Sempre molto difficile e' la situazione dei disoccupati e in peggioramento quella dei pensionati (ha sperimentato difficolta' o peggioramenti il 68% di loro, contro il 65% del 2012). Solo in pochi indirizzano il risparmio verso forme di previdenza complementare: vi e' iscritto solo il 24 per cento dei lavoratori ancora attivi, anche se ben il 79 per cento di loro pensa che la riforma delle pensioni abbia aumentato il bisogno di aderire a un fondo pensione.

Sul campione dell'intera popolazione italiana adulta la quota di Italiani che dichiarano di aver sottoscritto assicurazioni sulla vita/fondi pensione e' del 19 per cento ed e' costante rispetto al 2012 come quella dei possessori di certificati di deposito e obbligazioni (10 per cento); salgono lievemente i possessori di fondi comuni di investimento (12 per cento), crescono ancora i possessori di libretti risparmio (23 per cento), risultano in discesa i possessori di azioni (dall'8 al 7 per cento) e di titoli di Stato (dal 9 al 7per cento) dopo il ridimensionamento dei rendimenti.

Stabilmente elevata e' la preferenza degli Italiani per la liquidita': riguarda 2 italiani su 3; inoltre chi investe lo fa solo con una parte minore dei propri risparmi.

Se anziche' di investimenti effettuati si parla di investimento ideale, colpisce come continui il crollo della preferenza degli Italiani per il 'mattone'. Se nel 2006 la percentuale che vedeva nel mattone l'investimento ideale era il 70 per cento e nel 2010 il 54, nel 2011 e' scesa al 43, nel 2012 al 35 fino all'attuale 29 per cento: il dato di gran lunga piu' basso dal 2001.

La preferenza per gli immobili scende ovunque nella penisola, ma e' nel Sud e Isole che registra il calo piu' marcato, dal 37% al 28%. Aumenta il numero - raggiungendo il nuovo massimo storico del 34% - di coloro che reputano questo il momento di investire negli strumenti ritenuti piu' sicuri (risparmio postale, obbligazioni e titoli di Stato), soprattutto nel Nord Ovest.

L'indagine mostra che continua a crescere la fiducia sulle prospettive future dell'economia europea, con i fiduciosi attestati al 37 per cento e i pessimisti al 23 per cento, e nell'economia mondiale; mentre diminuisce quella nel Paese: meno di 1 italiano su 4 e' fiducioso sul futuro dell'Italia (24 per cento), 1 su 2 e' sfiduciato (47 per cento), il 24 ritiene che la situazione rimarra' inalterata, il 5% non sa cosa pensare. Gli sfiduciati sopravanzano quindi di 23 punti percentuali i fiduciosi; lo scorso anno, invece, la distanza era minima (5 punti percentuali).

(DIRE)


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