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Max Parisi

GIULIANO FERRARA RIFA' LA ''PETTINATURA'' A D'ALEMA & SINISTRI SOCI (ARTICOLO IMPERDIBILE)

venerdì 25 ottobre 2013

Milano - Come li vogliamo chiamare? Faccendieri, uomini di mano, facilitatori, mediatori, lobbisti segreti? A ciascuno il suo. Non esistono a memoria d'uomo politici che se ne siano mai privati. Non importa quanto dediti al bene pubblico, quanto onesti o disonesti, questi politici.

Mai al mondo l'uomo di stato, il rivoluzionario o il conservatore o il riformista, mai al mondo e in tutto il mondo, è privo di queste protesi umane spesso decisive per la sua opera e per il risvolto incognito della medesima. Nell'ultimo quarto di secolo, quanto alla politica italiana, si conoscono le avventure di tre sole serie o teorie di collaboratori speciali del politico: quelli di Bettino Craxi, di Giulio Andreotti e di Silvio Berlusconi. Non è strano?

E' apparentemente curioso che solo queste categorie di operosi uomini di mano siano finite regolarmente sotto processo, che abbiano trascinato l'ambiente in cui lavoravano e i committenti in guai giudiziari seri, che siano stati indotti a resistere a tranche abbondanti di galera, opportunamente condotti al "colloquio investigativo" dai pm, costretti (ma forse è parola forte) a rendersi utili alla iniziativa penale nella forma della delazione postuma, del racconto orrorifico di grandi crimini, e ora con De Gregorio anche al coinvolgimento del segretario di stato vaticano, con annesse lettere al Papa e pentimenti e richieste di udienza a Romano Prodi.

Non è il teatrino della politica, è la commedia dell'arte della giustizia intermittente. Anche il vecchio Partito comunista e Massimo D'Alema sono stati sfiorati. Ma Primo Greganti diventò un eroe morale, e ne aveva la stoffa, per aver taciuto e taciuto e ancora taciuto, e per essersene fottuto della galera.

Quanto al giro dalemiano, magari per il rotto della cuffia, quelli che erano considerati i suoi uomini di mano ce l'hanno fatta: chi dirige grandi appalti autostradali da tecnico qualificato e imprenditore, chi è a Londra e fa il finanziere alla City, chi si fece editore e poi consulente bipartisan, chi è rispettabilissimo parlamentare, chi qui e chi là.

Dovunque ma non alla sbarra come un Lavitola, come un De Gregorio, come il più celebre e oggi di nuovo gloria letteraria, il sommo Luigi Bisignani. (Dimenticavo Sandro Pertini e la storiaccia di Savona: fu un socialista celebre a ricordare che anche il santo del partito aveva fatto politica, prima di invocare lo svuotamento degli arsenali e il riempimento dei granai da presidente della Repubblica). Dev'esserci qualcosa che non quadra.

Il processo De Gregorio è fragile, lo sanno tutti. Non è vietato passare dall'altra parte per ottenere la presidenza di una commissione parlamentare, come capitò a De Gregorio eletto con Di Pietro. Poi, quale sia la parte di Di Pietro non l'ha mai capito bene nessuno. Passare dall'altra parte è anche espressione un po' moralistica, in questo caso. Non è reato ricevere finanziamenti per l'organizzazione di un movimento elettorale fiancheggiatore, in regime di coalizioni maggioritarie come quelle consentite dalla legge elettorale e dalla legge bestiale sul voto degli italiani all'estero.

Quanto al pentimento in ragione di una corruzione personale, la corruzione attribuita dal delatore nelle mani del gendarme ha qualcosa di vischioso, vorrete ammetterlo. Invece no. Siamo allo psicodramma del governo Prodi assassinato a colpi di milioni dall'uomo nero. Ma possibile che non si ricordi l'iniziativa del pm di Santa Maria Capua Vetere, che arrestò o mise al confino l'intera famiglia del ministro della Giustizia Clemente Mastella inducendolo a una posizione dimissionaria e irosa all'origine della quale tutto il governo Prodi franò?

La verità politica è che i faccendieri, se vogliamo chiamarli così, diventano importanti quando si possono spremere per lo scopo politico di incastrare i loro mandanti, non quando rendono i loro ambigui ma necessari servizi in tutti i campi. E diventano un trionfo di male, cause celebri e soggetti criminali esposti alla generale riprovazione, solo quelli che si agitano, più o meno malamente, dalle parti dei nemici del circo mediatico-giudiziario, appunto i Craxi o gli Andreotti o i Berlusconi. Chi volesse smentire queste piccole verità, prego.

Giuliano Ferrara - direttore del Foglio. 


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