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Max Parisi

NOI DEL NORD SIAMO PIGNOLI: ABBIAMO LETTO IL PROGRAMMA DI TOSI E DELLA SUA FONDAZIONE. ARIA FRITTA (E VECCHIA, ANCHE)

sabato 12 ottobre 2013

Milano - Domenica 6 ottobre scorso, in quel di Mantova, si è tenuta la presentazione della fondazione “Ricostruiamo il paese” organizzata dal sindaco leghista di Verona Flavio Tosi, con la quale ha lanciato la sua candidatura spontanea alle primarie, se mai ci saranno, del centro destra.

Auspicando da sempre un profondo programma di riforme strutturali per il paese, abbiamo scaricato dal sito della fondazione (www.ricostruiamoilpaese.it) il programma di Tosi per l’Italia e ne abbiamo analizzato gli aspetti che riguardano la parte economica, poiché quello è il campo in cui noi operiamo ed abbiamo conoscenze.

Per facilitare l’analisi, abbiamo deciso di riportare tra virgolette il testo del programma e commentarlo poi sotto.

Iniziamo dunque l’analisi:

“E’ indispensabile, quindi, ridurre progressivamente il debito anche attraverso la riduzione della spesa pubblica. Occorre tagliare drasticamente gli sprechi dello Stato centrale, che deve recuperare risorse per abbattere il debito anche dismettendo totalmente o parzialmente le grandi Aziende di Stato e la partecipazione statale in società non strategiche (50 miliardi di euro), con operazioni di dismissione e valorizzazione, attraverso fondi immobiliari, del suo ingente patrimonio immobiliare oggi spesso mal utilizzato e causa di inutili costi ed utilizzando 50 miliardi delle nostre riserve auree.

Quanto alle Regioni, la loro spesa, diversamente da oggi, dovrebbe essere rapportata al numero di abitanti; in alcune Regioni come Sicilia, Calabria, Campania, Lazio, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, lo Stato spende complessivamente dai 30 ai 40 miliardi in più rispetto alle altre. Gli sprechi di risorse possono essere contenuti sia introducendo i costi standard ed il federalismo fiscale, sia intervenendo su alcuni servizi che possono essere ridimensionati con una regolarizzazione dei prezzi, con costi standard per tutte le Regioni.

Per il personale dipendente va individuata una modalità di mobilità nazionale che ne permetta lo spostamento, in caso di esubero, su tutto il territorio nazionale e che consenta così il blocco delle assunzioni da applicare anche alle Regioni a Stato speciale”

La prima cosa che balza all’occhio analizzando il programma di riduzione del debito pubblico è che…non ci sono cifre sui tagli alla spesa, ma solo richiami generici. Ora, poiché dal 2015 l’Italia si è impegnata a rispettare il cosiddetto Fiscal Compact che ci impone di ridurre il debito pubblico di 50 miliardi di euro l’anno per i prossimi 20 anni, sarebbe stato interessante avere queste cifre nel programma.

Infatti, di possibili entrate, tra privatizzazioni e svendite varie, sommandole tutte ed ipotizzando che il mercato sia disposto a pagare il prezzo previsto, si arriverebbe  a poco più di 100-150 miliardi, ovvero da due a tre anni di riduzione del debito previsto. E dopo?

Dopo la cura Tosi, l’Italia si troverebbe senza più ENI, ENEL, SNAM (considerate a livello internazionale dei gioiellini che fanno gola a molti), senza più patrimonio immobiliare e, dulcis in fundo, con metà delle riserve auree rispetto a prima. E nei successivi 17 anni di Fiscal Compact come verrebbero reperiti i soldi per l’abbattimento del debito? Non è dato sapere, se non con fumosi riferimenti a tagli delle spese pubbliche.

Per quello che riguarda i dipendenti pubblici, una generica mobilità territoriale, spiace dirlo, non è sufficiente a curare l’ipertrofico apparato statale: la Calabria da sola ha più guardie forestali di tutte quelle che servirebbero sull’intero territorio nazionale. Non esiste ufficio pubblico che non abbia personale in esubero, ergo una semplice mobilità non risolverebbe minimamete il problema e quindi non ci sarebbe alcuna riduzione della spesa pubblica. Il blocco delle assunzioni è assolutamente inutile in questa dinamica di spesa: sarebbe come voler curare un tumore con una danza sciamana. Un po’ di coraggio, quindi, non avrebbe fatto male a chi vuole innovare la politica italiana. In Inghilterra, ad esempio, ci sarà una serie di licenziamenti programmati a partire dal primo gennaio 2014 di dipendenti pubblici per contenere realmente e non a parole la spesa pubblica.

Interessante notare che il programma di privatizzazioni sia analogo a quello proposto dal premier Letta, che non brilla certo per risultati conseguiti.

Discorso a parte merita la riserva aurea: quella italiana è una delle più grandi al mondo e già Romano Prodi pensò di metterne in vendita una parte, ma fortunatamente venne stoppato.

Per quanto la cartamoneta non sia più convertibile in oro, la riserva aurea di un paese è da sempre considerata come l’ultima spiaggia e la garanzia di base  che una nazione onorerà i propri debiti: ridurla del 50% significherebbe indebolire la percezione di solidità ed affidabilità dello stato italiano, già gravemente minata, in presenza di quale contropartita? Di teorici, possibili tagli della spesa pubblica. Dubitiamo che alle agenzie di rating sarebbe sufficiente per non tagliare ulteriormente il giudizio sul nostro debito ed agli investitori per non chiedere un aumento del tasso d’interesse per acquistare il nostro debito (con conseguente aumento della spesa pubblica per interessi).

Siamo dell’avviso che un politico che abbia ambizioni di governare il paese abbia l’obbligo di enunciare nel suo programma in modo chiaro, dettagliato e con cifre alla mano le singole voci di intervento e di taglio della spesa pubblica, a maggior ragione se già ricopre ruoli di amministrazione e quindi con possibilità di “leggere” ed “interpretare” un bilancio pubblico.

Il rischio, attuando un simile programma, è di ritrovarsi tra tre o quattro anni senza più cartucce in canna per gestire il debito e la speculazione internazionale, cui nel frattempo avremo però venduto l’argenteria di famiglia.

Veniamo ora all’altro punto che ci interessa analizzare ed è quello del welfare:

“Quanto alla famiglia è necessario introdurre il quoziente familiare, sia per la tassazione nazionale, che per quella locale, in modo che le famiglie più numerose abbiano dei reali benefici, attraverso una redistribuzione del carico fiscale. Questo favorirà la crescita della popolazione e l’abbassamento della sua età media, consentendo la crescita economica, abbattendo i costi sociali e sanitari e fornendo un maggior sostegno contributivo al sistema pensionistico”

E qui già ci vediamo il premier Tosi inquadrato dalle telecamere premiare le famiglie numerose come si faceva ai tempi del Duce con l’unione fascista famiglie numerose.

Battute a parte, il concetto che sta alla base di questa parte del programma di Tosi, appare quanto meno discutibile e rimanda direttamente alla visione dei governi di centro sinistra a guida democristiana. Quelli, per intenderci, delle baby pensioni e del sistema pensionistico retributivo, che ha portato al collasso l’INPS e condannato ad un futuro di miseria le attuali generazioni di lavoratori.

Il concetto che sta ala base del programma tosiano sulle pensioni è, in soldoni, questo: facciamo pagare meno tasse a chi fa tanti figli, così questi lavoreranno e con i contributi che loro verseranno, pagheremo le pensioni di chi in pensione c’è già. Ovvero scarichiamo sulle future generazioni il problema di quelle attuali.

Al di là della discutibile visione su chi debba pagare le pensioni di chi, appare ancor più criticabile  l’idea che ne sta alla base, ovvero che l’Italia possa assorbire nuova mano d’opera. Con una disoccupazione a due cifre è quanto meno da libro dei sogni, soprattutto perché le evidenze statistiche dicono che perché venga assorbita forza lavoro è necessario che il PIL cresca ad un tasso superiore al 2% annuo. Calcolando che tutte le stime danno l’Italia con un tasso di crescita inferiore o intorno all’1% è di tutta evidenza che difficilmente si riuscirà a riassorbire  la forza lavoro cacciata dalla crisi partita nel 2008 ed acuitasi dalle scelte del governo Monti di cui era ministro il dottor Passera, particolarmente stimato da Tosi, figuriamoci  di assorbirne di nuova! Sarebbero necessari tassi di crescita a due cifre come quelli cinesi dei tempi migliori ed assolutamente irrealistici per il mondo occidentale.

In conclusione di questa analisi, che riguarda i punti economici del programma di Flavio Tosi, appare chiaro come le ricette, più che nuove, siano alquanto stantie e vecchie e che la visione che sta sotto di loro sia quella tipica del periodo del pentapartito DC-PSI-PLI-PRI-PSDI.

Da un politico giovane che vorrebbe candidarsi alla guida del paese ci saremo aspettati molto, molto di più. Esempi di successo cui ispirarsi, in giro per il mondo, ce n’erano più di uno, sia di qualche anno fa, sia di oggi, ma a quanto pare si è finiti per pescare nel solito ventre della balena bianca che ha fatto spiaggiare l’Italia.

Luca Campolongo


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