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Max Parisi

RICERCA DA INCUBO: META' DEGLI ITALIANI VORREBBE ABBANDONARE IL PAESE - ADESSO - E IL 2% HA PENSATO DI SUICIDARSI

lunedì 7 ottobre 2013

Milano - Siamo abituati a vedere accompagnare i fatti politici e di attualità da indicatori economici sintetici. Al di là di valutazioni tecniche su quali debbano essere gli indicatori, misurati come, e comparati a cosa, vorremmo, da sociologi, aggiungere degli elementi per capire come le persone vivono questo periodo storico, ed in particolare quello attuale ricordando quelle che sono le leve del cambiamento sociale. 

Alcuni paragonano la situazione Italiana a quella del Giappone di alcuni anni fa (popolazione anziana, crisi economica, istituzioni in difficoltà, bassi tassi di interesse). Ma forse c’è qualcosa di profondamente diverso. Lo insegna la storia. Vediamo.

Visto il perdurare e l’acuirsi diffuso di grandi difficoltà economiche, preoccupazioni sul futuro ed un senso sempre più diffuso di rabbia, incertezza e paura, quasi la metà degli italiani ancora sul territorio nazionale, raggiunti dalla nostra ricerca, è su posizioni di rinuncia (vorrebbe soprattutto andarsene all’estero), il 2% ha pensato di suicidarsi. 

Non è certo un bel segnale, è un abbandonare la nave perché si pensa di non poter fare gran che, perché c’è poca fiducia verso il sistema nel complesso. Emigrare, così come molti che vediamo arrivare sulle nostre coste. Exit, direbbe Hirschman. 

Un terzo circa ha un atteggiamento proattivo: considera di agire su se stesso (formandosi e preparandosi a nuovi lavori) o associandosi in attività di impresa. Per il 16% bisogna cambiare le istituzioni impegnandosi in politica. Tutti questi sono i guerrieri, quelli che cercano la positività e l’energia dentro sé e con le persone intorno a se. Quelli che innovano e producono, che non demordono. Sono i centrocampisti ed attaccanti d’Italia. Sono quelli che costruiscono le reti per l’eccellenza nazionale, oppure arano l’Italia come un grande campo alla ricerca di semi da far germogliare.

"Solo" un quinto degli italiani propende per una azione aggressiva, in primis verso le tasse dello Stato (da non pagare) o verso forme di protesta anche fisica. Il 6% dichiara di aver pensato di rubare per necessità. Non è detto che vengano agite davvero, ma il livello è talmente colmo che è difficile dire quanto poco basti a scatenarle.

I fatti più recenti hanno impattato sulla percezione gattopardesca che nulla possa davvero cambiare, e quindi la rinuncia, la disaffezione, la voglia di lasciare tutto alle spalle si rafforzano considerevolmente. E’ bello essere rappresentanti di un paese in queste condizioni? Di certo è una sfida forte per chiunque lo voglia essere, rimanere, o diventare.

Che fare? I tempi dei processi sociali, anche nell’era dei social e dell’ict , sono tempi medio lunghi, soprattutto quando la percezione si radica nella socializzazione delle persone. Sono i più giovani a volersene andare, "persuasi" da un imprinting sull’Italia costruito negli anni della adolescenza e giovinezza. Non sarà una legge o un modesto mutamento in un parametro economico a rimotivarli, servirà piuttosto costruire un nuovo contesto, in profondità. 

Non è più il tempo dei piccoli progetti, delle micro riforme. L’orizzonte d’azione è socio-culturale: nuove parole, metafore, spazi di pensabilità per permettere di "avere un grande sogno". 

Uscire dagli spazi angusti della competizione al ribasso dei costi per offrire manufatti come opere d’arte, affascinanti ed emozionanti. Le risorse economiche arriveranno, disponibili per sostenere significativi progetti. Come generare tale cambiamento consensualmente? Rendere disponibili più strumenti cognitivi per progettare imprese ed istituzioni migliori. Le parole tradizionali sono usurate. La prima ricchezza delle Nazioni è la conoscenza che permette di fare e progettare (fatti non fummo per viver come bruti…). Da li bisogna ripartire. Poco è uscito dalle torri del sapere della complessità che ha rivoluzionato la matematica, la fisica, la biologia, la filosofia, la sociologia, l’economia negli ultimi decenni. 

Aprire tali fonti è l’opportunità di provare a riprodurre, con consapevolezza, quella metodologia straordinaria che gli italiani hanno sperimentato in tempi antichi, nel Rinascimento. Quando una nuova visione della scienza, ricca di nuove parole, ha aperto le menti, e le persone hanno generato socialmente nuove forme e soluzioni (tecniche ed organizzative) unite alle disponibilità economiche, all’energia delle emozioni e dei desideri ed hanno rigenerato economia, quindi società. 

Aprire le fonti della conoscenza e far scorrere quell’acqua viva, diffusamente. Così tanto è stato investito in ricerca ed università: o inutilmente o per qualcosa, ora. Del resto a breve avremo l’occasione di esporre al mondo ologrammi di futuro, affinché tutti vengano a vedere. Una opportunità da cogliere con grande ambizione, il tempo giusto per attivare questo processo. Da ora ad allora. E così forse, di nuovo, dall’Italia, arriverà l’Aurora. (WSI)

Ricerca eseguita da Istituto: Lorien Consulting – Public Affairs

link: http://www.lorienconsulting.it/it/library/Gli-italiani-reagiscono-alla-crisi%3F.xhtml 


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